Aree naturali protette

I cetacei del Tirreno meridionale

mare-2 E’ partito il monitoraggio di cetacei lungo i circa 700 chilometri della rotta dell’autostrada del mare da Catania a Civitavecchia. Ricercatori dell’associazione Ketos e dell’Università di Catania stanno esplorando una delle regioni marine meno conosciute in Italia. Scopo principale della campagna di monitoraggio è di incrementare le conoscenze delle popolazioni di cetacei del mari dell’Italia meridionale. Molte specie di cetacei che vivono nei nostri mari sono protette da leggi nazionali o accordi internazionali. Queste normative richiedono informazioni e programmi di monitoraggio anche al fine di attivare azioni specifiche di tutela e conservazione.
Il gruppo di ricerca entra così nel network Italiano di monitoraggio coordinato dall’Ispra. Dal 2007, infatti, il dipartimento Difesa della natura ha attivato un network con una rete di enti per realizzare un progetto di monitoraggio dei cetacei in simultanea e su larga scala che copre a oggi i mari che vanno dal Tirreno al Mar Ligure occidentale. I diversi gruppi di ricerca, che sono responsabili per una o più tratte, sono: Università di Genova e Fondazione Cima per la Savona-Bastia e Nizza-Calvi; Università di Pisa per la Livorno-Bastia; -Cariciv, Università La Sapienza di Roma per la Civitavecchia-Golfo Aranci. La rete in Italia è destinata ad ampliarsi e parteciperà al network europeo condividendo metodologia e dati raccolti.

Goletta dei laghi 2010

goletta dei laghi Per il quinto anno la Goletta dei Laghi viaggia all’insegna della salvaguardia dei laghi italiani e per promuovere i valori della sostenibilità ambientale. La Goletta 2010 ne tocca otto tra i più grandi e vissuti e coinvolge circa duecento comuni per difendere un patrimonio spesso minacciato da inquinamento e da tante forme di illegalità. Più di cento campionamenti alla ricerca di inquinamento, scarichi abusivi, sistemi di depurazione insufficienti. Un viaggio per informare e denunciare abusivismo edilizio, captazioni eccessive, impoverimento della flora e fauna autoctone, per parlare di qualità ed economia sostenibile, per promuovere politiche di salvaguardia delle coste e della biodiversità.
“Ogni tappa –annuncia – sarà inoltre un’importante occasione per ribadire un deciso no al nucleare, per sostenere e promuovere i buoni esempi di gestione delle coste e il turismo sostenibile”.

Sos parchi/2

albergo diffuso Queste sono le richieste delle associazioni:

1. Chiediamo che il taglio del 50% non vada a interessare i parchi e le altre aree protette altrimenti non ci saranno nemmeno i fondi per pagare gli stipendi e le attività di conservazione delle specie e degli habitat e che venga data soprattutto alla Aree Marine, maggiore certezza rispetto ai trasferimenti
2. Chiediamo con forza che i limiti imposti alle pubbliche amministrazioni, i tagli generalizzati ai Ministeri, le riduzioni dei personale, non si applichino agli Enti Parco, che già hanno contribuito negli anni con pesantissimi tagli, o che almeno si applichino solo alle risorse finanziarie trasferite dallo Stato, altrimenti verrebbe meno qualunque stimolo anche all’autofinanziamento di questi piccoli enti che gestiscono i gioielli naturali del Paese.
3. Chiediamo che nell’ Anno internazionale della biodiversità, ogni attività scientifica per la tutela di fauna, flora e habitat resti esclusa dal “blocco” degli studi e delle consulenze, poiché non è possibile attivare alcuna ricerca scientifica seria senza uno studio, né attivare partnership internazionali di spessore senza missioni all’estero, oppure limitare ogni attività formativa all’esclusiva della Scuola Superiore per la Pubblica Amministrazione. Non solo, ma è fondamentale che vi siano assegnate ai Parchi risorse mirate a indagini e monitoraggio della biodiversità, per evitare che la Strategia Nazionale rimanga senza attuazione. Notiamo la differenza tra un Paese europeo e l’altro. Mentre la “ricca” Germania taglia le spese militari per far fronte alla crisi, la “non ricca” Italia taglia i soldi ai Parchi.

Sos parchi

foreste Questa la lettera scritta dalle associazioni ambientaliste in riferimento all’annunciato taglio del cinquanta per cento dei bilanci dei parchi nazionali da parte del Governo. Hanno aderito: Wwf, , Unione per i parchi e la natura d’Italia, Marevivo, Cts, Aidap (Associazione italiana direttori e funzionari aree protette), 394 (Associazione nazionale dipendenti aree protette), Aigap (Associazione italiana guardaparco), Istituto Pangea onlus, Lipu, Italia nostra, Fai.

“Le Associazioni ambientaliste denunciano il dimezzamento dei fondi per i parchi previsto dalla Legge Finanziaria.
Oggi lo Stato spende per i Parchi Nazionali l’esatto equivalente di un caffè all’anno per ciascun italiano, ma nonostante tutto la Finanziaria colpirà, e duramente, anche le aree protette. Per parchi nazionali e riserve statali è previsto infatti un taglio del 50% degli stanziamenti per il 2011. Un grave colpo anche alla Strategia Nazionale per la Biodiversità.
Il Popolo dei Parchi non rimane indifferente davanti alla crisi economica e ai sacrifici necessari a superarla, ma la medicina, il rimedio, non deve essere uguale per tutti altrimenti il rischio è quello di cancellare le aree protette, che pur essendo in forte sofferenza, riescono ancora a garantire un efficace presidio a tutela della natura sul territorio. Secondo le associazioni firmatarie, sia ambientaliste che di rappresentanza del mondo delle aree protette i già limitatissimi finanziamenti per i parchi non possono essere ulteriormente ridotti, pena la morte certa di un paziente in molti casi agonizzante.
Le aree marine protette sono senza certezza di finanziamento da molti anni, e ad oggi sembrano essere scomparsi i fondi ad esse destinati, mentre i parchi nazionali hanno uno stanziamento di bilancio estremamente esiguo. Immaginiamo che, come già avvenuto per i beni culturali, il taglio sia avvenuto all’insaputa del Ministro. L’auspicio è che si tratti di un errore materiale, che il Ministro Prestigiacomo provvederà a recuperare, ma anche in questo caso resta l’ulteriore taglio del 10% lineare su tutte le spese, previsto per tutti i Ministeri, senza alcuna valutazione degli effetti e senza alcun sforzo di operare su realtà diverse con metro specifico (tutti uguali, i grandi e di piccoli, realtà molto diversificate).
Dal punto di vista finanziario i Parchi sono già al limite e il taglio del 10%, che si somma agli analoghi ripetutamente fatti negli scorsi anni, porta gli Enti Parco sotto il livello della sopravvivenza e soprattutto colpisce anche gli Enti che negli anni hanno adottato misure di risparmio. L’eventuale taglio del 50% poi non consentirebbe neanche di ottemperare agli obblighi contrattuali in essere con il personale, per le sedi, per la sorveglianza, per la gestione dei mezzi. Insomma tutte le realtà economiche che ruotano intorno alle aree protette, le cooperative per l’educazione ambientale, per il turismo, per tutti gli altri servizi connessi alla conservazione della natura, nonché i posti di lavoro presso gli enti, subirebbero un gravissimo collasso. Pensiamo ad esempio alle decine di Parchi Naturali Regionali già ora con personale di sorveglianza insufficiente o addirittura completamente assente e ai riflessi sulle funzioni di tutela che il blocco delle assunzioni comporterebbe.
Ma quello che appare più grave è che mentre da una parte si sbandiera la necessità di far meglio funzionare l’Amministrazione pubblica, dall’altra si colpisce indifferenziatamente, proibendo la realizzazione di attività strategiche per la promozione del territorio. Non si capisce, infatti, come i parchi possano aiutare territori depressi o marginali a trovare una strada autonoma per lo sviluppo sostenibile, se non si possono organizzare iniziative, convegni, fare pubblicazioni o incontrare la gente nei paese fuori dall’orario di ufficio.
Noi crediamo, invece, nel ruolo propulsivo delle aree protette, della gente dei parchi, crediamo anche che nella pubblica amministrazione ci sia tantissima gente che lavora ed opera per il bene comune, per uno stipendio che spesso non è in grado di garantire la stessa sopravvivenza di una famiglia. In questi quasi 20 anni dall’entrata in vigore della legge 394/91 i parchi sono stati forti attrattori di risorse comunitarie e anche private verso territori dimenticati e sono, guarda caso, tra le poche realtà italiane dove il countdown 2010 per l’arresto della perdita di biodiversità non è fallito”.

Parchi nazionali a rischio chiusura?

bioparco Allarme di Wwf e Fai: il taglio del cinquanta per cento dei bilanci dei parchi mette gli enti di gestione delle aree protette nell’impossibilità di operare e a rischio chiusura.
“Con i parchi – spiegano – si vogliono cancellare servizi essenziali a difesa della natura, dal camoscio d’Abruzzo, all’orso marsicano e l’orso bruno alpino, dalla lontra al gipeto per citarne solo alcuni”. E ancora, ricordano come “i parchi garantiscano servizi antibracconaggio e antincendio, vigilanza contro i reati ambientali, per la tutela effettiva dei più importanti valori naturalistici racchiusa in circa dieci per cento del nostro territorio più prezioso (circa venti per cento se si considerano anche le aree tutelate dall’Europa), nonché un’importante esperienza di educazione e formazione ambientale”.
Le due associazioni ricordano che alla cifra di 50 milioni si è arrivati dopo “significative riduzioni” operate nel corso del tempo. E va considerato che il bilancio 2009 è stato poi successivamente “decurtato di circa 2,5 milioni di euro (fondi stornati per il terremoto in Abruzzo)” e che il bilancio 2010 prevede una ripartizione similare a quella del 2009 pur “non essendo a oggi ancora approvato”.

Protette le Bocche di Bonifacio

bocche-di-bonifacio Divieto di transito per le navi che trasportano carichi pericolosi nelle Bocche di Bonifacio. E’ l’accordo stipulato dai ministeri dell’Ambiente italiano e francese. “È una vittoria per il mare e per la nostra campagna!”, esclamano da .
La cerimonia per la firma è avvenuta nel porto di Palau, alla presenza di autorità locali e rappresentanti dell’associazione ambientalista. Proprio in questa zona di mare quasi un anno fa, infatti, sulla Rainbow Warrior con i sindaci della sponda sarda e corsa, aveva lanciato un appello ai ministri per proteggere questo tratto di mare.
Purtroppo, la storia insegna che non sempre la firma di un accordo è sufficiente. L’accordo firmato da Francia e Italia nel 1999 per la creazione del “Pelagos”, all’interno del quale si trovano le Bocche di Bonifacio, è famoso – ricorda sempre – per non aver portato a nessuna reale protezione dell’area.

I dieci nemici del mare italiano

mare-2 Fa nomi e cognomi e ne declina i connotati. punta l’indice contro i “nemici del mare italiano” nell’annuale rapporto Mare monstrum. Eccoli:
1. Le trivellazioni off shore di petrolio. “Grazie alle semplificazioni della normativa approvate dal Governo e a un prezzo del barile a livelli sempre più elevati – spiega – è ripartita la corsa all’oro nero, che ha portato molte società energetiche ad avanzare richieste e in alcuni casi a ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39mila kmq dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”.
2. Il ritorno del nucleare. “Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con il quale vorrebbe produrre il 25% dell’energia elettrica. Nel febbraio 2009 ha firmato con il governo francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia EPR da 1.600 MW (a cui se ne dovranno aggiungere almeno altri 4 per arrivare al 25% di elettricità dal’atomo), mentre nel febbraio 2010 ha approvato il decreto ministeriale sui criteri localizzativi”.
3. Gli scarichi civili non depurati. “Il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui”.
4. La pesca illegale e le spadare. “Le spadare sono un tipo di rete pelagica utilizzata per la cattura del pesce spada il cui uso, vietato dall’Assemblea generale delle Nazioni e dall’Unione europea, è tutt’oggi frequente nel mar Mediterraneo”.
5. Il traffico delle petroliere. “Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno”.
6. Le navi dei veleni. “Fare luce sui misteriosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi avvenuti nel Mediterraneo è una delle battaglie storiche di ”.
7. L’inquinamento industriale. “Ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo”.
8. Il cemento legale e illegale. “Anche nel 2010 la Goletta Verde navigherà di fronte a una costa italiana sfregiata dal cemento selvaggio. Dall’abusivismo di decine di migliaia di villette per le vacanze, dei tanti attracchi privati e dei grandi alberghi a picco sul mare che tolgono alla fruizione pubblica spiagge, rocce e specchi di mare, mettendo a repentaglio la stessa stabilità della costa”.
9. Il carbone nelle centrali termoelettriche. “Nel 2008 con l’inaugurazione della centrale a carbone di Civitavecchia e l’autorizzazione dei nuovi gruppi di Fiumesanto in Sardegna e Vado Ligure e nel 2009 con il via libera alla riconversione a carbone dell’impianto di Porto Tolle, il nostro paese ha deciso di rilanciare con forza il combustibile in assoluto più dannoso per l’ambiente”.
10. L’erosione costiera. “In Italia su 4.863 km di spiagge, il 24% ha subito negli ultimi 50 anni il fenomeno dell’erosione con arretramenti della linea di costa medi superiori a 25 metri. Questi gli ultimi dati pubblicati nell’Annuario dei dati ambientali 2009 dell’Ispra, che certificano come il nostro Paese è tra quelli a più alto rischio di erosione in Europa”.

Dieci anni di Guida Blu

guida blu Anche per l’estate 2010 sono le regioni bagnate dal mar Tirreno a rappresentare l’eccellenza dell’offerta turistica balneare della : il pregio naturalistico, si sposa in queste località con l’impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e, soprattutto, con tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio.
“Le località che segnaliamo ogni anno con la – spiegano e – sono quelle che hanno scommesso sulla qualità a trecento sessanta gradi e che coniugano l’offerta turistica con il rispetto dell’ambiente, trasformandolo in un punto di forza. All’acqua pulita e servizi efficienti aggiungono spesso progetti per una migliore gestione dei rifiuti e qualità dell’aria, valorizzano il paesaggio, i centri storici e le produzioni tipiche, curano l’offerta enogastronomica, adottano piani per una corretta pianificazione del territorio migliorando le condizioni di soggiorno per tutti i turisti”.

I cetacei del Tirreno centrale

balene2 Sono stati presentati i risultati di tre anni di ricerca e monitoraggio di balene e delfini realizzati dall’associazione lungo il tratto di mare tra Civitavecchia e Golfo Aranci, utilizzando traghetti di linea come punti di osservazione.
Durante la presentazione dei risultati delle ricerche, “I ”, i relatori hanno sottolineato come per le diverse specie di cetacei che vivono nei nostri mari, pur essendo tutte protette da leggi nazionali o accordi internazionali, si conosce ancora molto poco del loro habitat e delle loro migrazioni.
A tre anni dall’inizio del progetto è emerso il quadro della distribuzione delle specie di cetacei all’interno di un’area protetta specificatamente istituita per la protezione dei cetacei, il , e subito a sud del suo confine orientale.
In generale, la specie più avvistata è la Stenella, piccolo delfinide gregario di zona pelagica, mentre, il delfino costiero Tursiope è particolarmente concentrato nel lungo tratto di piattaforma continentale presente nel Tirreno settentrionale, all’altezza dell’arcipelago toscano e delle coste corse prospicienti Bastia.
Nel corso dell’incontro è stato anche presentato il questionario sulla percezione e sensibilità ambientale, nei confronti dell’ambiente marino, da parte dei passeggeri imbarcati su navi e traghetti.

In barca a vela tra balene e delfini

Buone notizie per gli amanti del mare

Buone notizie per gli amanti del mare

Anche quest’anno si parte con , il progetto di , Idea Calypso e Fondazione Exodus. Una settimana a bordo del veliero Bamboo tra delfini, snorkeling e biologia marina nel . Le prenotazioni sono aperte a tutti quelli che vogliono vivere il mare e contribuire a proteggerlo.
Questa iniziativa, fanno sapere i promotori, nasce per avvicinare le persone al mare e far conoscere il Santuario dei Catacei Pelagos, un’area marina protetta che si estende tra la Toscana, la Liguria e la Costa Azzurra, tutt’intorno alla Corsica e la punta Nord della Sardegna. Istituito nel 1999 per proteggere i cetacei che si radunano numerosi in queste acque, soprattutto d’estate, il Santuario non ha ricevuto negli anni alcun tipo di protezione.
“Partecipando a le persone potranno scoprire i meravigliosi abitanti del Santuario – afferma Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Italia – imparare a conoscerli e a capire come poterli proteggere”.
Sono previsti due periodi: dal 12 giugno al 31 luglio e dal 4 al 25 settembre. La base logistica del progetto è Portoferraio, Isola d’Elba, nel mezzo del . In una settimana verranno effettuate crociere con possibilità di pernottamento in alcuni dei più suggestivi ancoraggi dell’Isola d’Elba e dell’Arcipelago toscano. Le rotte nelle aree di mare circostanti saranno condizionate dalle condizioni meteo marine. Al termine della crociera verrà consegnato un attestato di partecipazione.