Cemento

I dieci nemici del mare italiano

mare-2 Fa nomi e cognomi e ne declina i connotati. punta l’indice contro i “nemici del mare italiano” nell’annuale rapporto Mare monstrum. Eccoli:
1. Le trivellazioni off shore di petrolio. “Grazie alle semplificazioni della normativa approvate dal Governo e a un prezzo del barile a livelli sempre più elevati – spiega – è ripartita la corsa all’oro nero, che ha portato molte società energetiche ad avanzare richieste e in alcuni casi a ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39mila kmq dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”.
2. Il ritorno del nucleare. “Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con il quale vorrebbe produrre il 25% dell’energia elettrica. Nel febbraio 2009 ha firmato con il governo francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia EPR da 1.600 MW (a cui se ne dovranno aggiungere almeno altri 4 per arrivare al 25% di elettricità dal’atomo), mentre nel febbraio 2010 ha approvato il decreto ministeriale sui criteri localizzativi”.
3. Gli scarichi civili non depurati. “Il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui”.
4. La pesca illegale e le spadare. “Le spadare sono un tipo di rete pelagica utilizzata per la cattura del pesce spada il cui uso, vietato dall’Assemblea generale delle Nazioni e dall’Unione europea, è tutt’oggi frequente nel mar Mediterraneo”.
5. Il traffico delle petroliere. “Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno”.
6. Le navi dei veleni. “Fare luce sui misteriosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi avvenuti nel Mediterraneo è una delle battaglie storiche di ”.
7. L’inquinamento industriale. “Ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo”.
8. Il cemento legale e illegale. “Anche nel 2010 la Goletta Verde navigherà di fronte a una costa italiana sfregiata dal cemento selvaggio. Dall’abusivismo di decine di migliaia di villette per le vacanze, dei tanti attracchi privati e dei grandi alberghi a picco sul mare che tolgono alla fruizione pubblica spiagge, rocce e specchi di mare, mettendo a repentaglio la stessa stabilità della costa”.
9. Il carbone nelle centrali termoelettriche. “Nel 2008 con l’inaugurazione della centrale a carbone di Civitavecchia e l’autorizzazione dei nuovi gruppi di Fiumesanto in Sardegna e Vado Ligure e nel 2009 con il via libera alla riconversione a carbone dell’impianto di Porto Tolle, il nostro paese ha deciso di rilanciare con forza il combustibile in assoluto più dannoso per l’ambiente”.
10. L’erosione costiera. “In Italia su 4.863 km di spiagge, il 24% ha subito negli ultimi 50 anni il fenomeno dell’erosione con arretramenti della linea di costa medi superiori a 25 metri. Questi gli ultimi dati pubblicati nell’Annuario dei dati ambientali 2009 dell’Ispra, che certificano come il nostro Paese è tra quelli a più alto rischio di erosione in Europa”.

Ecomafia, qui si riciclano i soldi

ecomafia legambiente rifiuti La mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno così nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la società costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita più grossa è quella che vede al centro Cosa nostra, c’è anche l’interesse della ‘ndrangheta nei poli commerciali calabresi, così come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c’è il controllo della camorra sui supermercati della e quello sui negozi della capitale.
Anche l’agricoltura si conferma uno dei pilastri dell’economia criminale. Un giro d’affari di 50 miliardi di euro l’anno, poco meno di un terzo del fatturato illegale nel nostro paese. Un business che si traduce in 150 reati al giorno, un agricoltore su tre raggiunto dai tentacoli delle mafie, come denuncia la Cia, Confederazione italiana agricoltori, nel suo terzo rapporto sulla “Criminalità in agricoltura”. , Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia sono le regioni in cui il comparto dell’agro-crimine rende di più, anche se i tentacoli arrivano fino al Nord. I reati vanno dai furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, “pizzo”, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, a truffe nei confronti dell’Unione europea, caporalato, abusivismo edilizio e saccheggio del patrimonio boschivo.
5.154 infrazioni accertate per 2.933 persone denunciate, 52 arrestate e 2.836 sequestri effettuati nel settore delle zoomafie. Dai piccioni viaggiatori corrieri della droga ai combattimenti tra cani, dalle corse clandestine di cavalli al traffico di specie protette, fino alla passione dei boss per le fiere da esporre per vanità o per intimidire le vittime, anche questo settore aumenta il proprio business nel 2009. Numerosi i casi di commercio illegale di cuccioli di cane di razze pregiate provenienti dall’Est europeo come le corse di cavalli maltrattati, drogati e rovinati dalle gare notturne sulle strade deserte delle periferie del Sud Italia. Il mercato alimentato dagli acquisti via internet e dai lauti guadagni delle scommesse clandestine.

Ecomafia, tre reati ogni ora

ecomafia legambiente Aumentano gli arresti (+43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737).
Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, e un leggero calo nel , crescono i reati contro la fauna e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero. Stabile l’immenso giro d’affari, anche quest’anno, nonostante l’inasprirsi della crisi economica, pari a 20,5 miliardi di euro. Questi, in sintesi, i numeri dell’attività svolta anche nel 2009 da tutte le forze dell’ordine e di Polizia giudiziaria impegnate nelle indagini contro i reati ambientali – Comando tutela ambiente e tutela patrimonio culturale dell’Arma dei Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, Guardia di finanza, Corpi forestali regionali, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia, Agenzia delle dogane, Capitanerie di porto e Polizia provinciale – raccolti ed elaborati nel dossier Ecomafia 2010 di (a cura dell’Osservatorio ambiente e legalità di , edito da Edizioni Ambiente 416 pagine , euro 24), presentato a Roma nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione, tra gli altri di Vittorio Cogliati Dezza e Sebastiano Venneri, rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale di , Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, Fabio Granata, vicepresidente commissione antimafia, Gaetano Pecorella, presidente commissione rifiuti, Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati e Enrico Fontana dell’Osservatorio ambiente e legalità di .
L’azione di contrasto messa in campo dalle forze dell’ordine – ha dichiarato Venneri – deve essere sostenuta concretamente dal Governo con la disposizioni di nuovi efficaci strumenti. Introducendo finalmente (entro la fine del 2010) i delitti contro l’ambiente nel codice penale e consentendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini, ma anche mettendo mano alle situazioni di pericolo più grave, quali le aree inquinate da bonificare e gli edifici e le opere pubbliche a rischio calcestruzzo depotenziato da monitorare e mettere subito in sicurezza”.
Nella classifica sull’illegalità ambientale del 2009, il Lazio sale al secondo posto (era al quinto nel 2008), soprattutto per i reati contro il patrimonio faunistico, mentre il suo territorio è sempre più esposto alle infiltrazioni dei clan, in particolare nel Sud pontino, con Latina che si attesta addirittura al terzo posto nella classifica provinciale del in Italia. Al primo posto stabile la con 4.874 infrazioni accertate (il 17% sul totale nazionale). Al terzo posto la Calabria, con 2.898 infrazioni seguita dalla Puglia con 2.674 infrazioni. Scende di due posizioni la Sicilia, al quinto posto con 2.520 infrazioni accertate, mentre la Liguria si conferma come lo scorso anno, quale prima regione del Nord Italia con il maggior numero di reati: 1.231.
Con oltre 20,5 miliardi di euro di fatturato, l’ecomafia si conferma come una holding solida e potente. Eppure, la stima del fatturato globale dell’ecomafia risente quest’anno della mancata pubblicazione del dato sui rifiuti speciali nel Rapporto rifiuti 2010 dell’Ispra. Circostanza che ci impedisce di valutare economicamente la mole di rifiuti industriali spariti nel nulla e che, con ogni probabilità, sono finiti nel giro illegale dei trafficanti di monnezza, trasformandosi in moneta sonante. Grazie all’abusivismo edilizio, la somma in nero accumulata, si conferma in 2 miliardi. Un dato che rispecchia un andamento sostanzialmente stabile del fenomeno che, se letto alla luce della grave crisi economica in atto e del conseguente calo di costruzioni legali, dimostra tutta la sua gravità. Idem per il racket degli animali che, stando alla stima della Lega antivivisezione (Lav), si conferma di tre miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina. Gli investimenti a rischio in opere pubbliche e gestione dei rifiuti urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa anche nel 2009 superano i 7 miliardi e mezzo di euro. Manca all’appello il dato relativo ai furti e sui traffici di opere d’arte e reperti archeologici, il cui mercato continua a sfuggire a una precisa quantificazione monetaria, ma che genera una cifra d’affari che, per volume è seconda solo al traffico internazionale di stupefacenti.
Il business dell’ecomafia minaccia gravemente il futuro del Paese sottraendo risorse preziose all’economia legale e condannandolo all’arretratezza – ha affermato Cogliati Dezza –. Anche il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nella recente relazione all’assemblea nazionale di Bankitalia, ha sottolineato la stretta connessione tra la densità della criminalità organizzata e il livello di sviluppo, ribadendo la necessità di combattere la corruzione per rilanciare il Mezzogiorno. Ma l’illegalità non sottrae solo gettito fiscale. Influisce sulla sicurezza e i diritti dei lavoratori, falsa il mercato e la competizione, impedendo un reale sviluppo economico e sociale del territorio a totale beneficio delle cosche criminali”.

La Giornata mondiale della Terra, Greenpeace preoccupata

Kumi Naidoo Ieri è stata celebrata la Giornata mondiale della Terra. “Il nostro pianeta – spiega – , direttore esecutivo Greenpeace International – sta affrontando la più grossa sfida di tutti i tempi. Le nostre foreste primarie vengono abbattute e i nostri oceani vengono saccheggiati in modo sconsiderato e inquinati a un ritmo mozzafiato. La caccia alle balene, l’inquinamento di sostanze tossiche, il carbone sporco, la pericolosa energia nucleare e le coltivazioni geneticamente modificate minacciano la qualità e anche la sostenibilità della vita dell’intero pianeta. Si profilano cambiamenti climatici catastrofici perché i governi e le aziende spendono tempo e risorse nella speranza di aumentare i profitti, ma senza affrontare i cambiamenti necessari per ridurre le emissioni di carbonio”.

Sette tutto verde

magazine 7 Un intero numero dedicato al vivere verde. E’ quanto propone questa settimana Sette, il magazine del diretto da Giuseppe Di Piazza. “Quanto aiuto – si legge sulla copertina – possiamo dare al pianeta? Tanto, se ci comportiamo nei modi giusti. Scopriamo quali, in 164 pagine dedicate al bene più grande: il nostro futuro”. All’interno del numero speciale sono presenti, tra l’altro, articoli su auto e moto, stili di vita, scienza e ghiacci, Europa pulita, moda. E poi c’è anche una intervista al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Cosa dice? “Abiterei accanto a una centrale”. Sulla copertina, infine, a farla da padrone è Eleonora Abbagnato, prima ballerina dell’Opera di Parigi.

Così frana l’Italia/5

alluvione Questi gli ultimi 4 temi proposti da

Cave
In Italia ci sono circa 6mila cave attive e oltre 10mila abbandonate. Sono pari a circa 142milioni di metri cubi i materiali estratti ogni anno tra inerti, sabbia, ghiaia. Puglia, Lombardia e Lazio da sole raggiungono il 50% del totale estratto. La normativa nazionale al riguardo risale al 1927, e in larga parte delle Regioni la situazione è del tutto inadeguata per un attività che ha un fortissimo impatto sull’ambiente e il paesaggio. Pochissime regioni escludono le aree ambientalmente sensibili dall’attività e in metà addirittura mancano (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, , Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) o sono incompleti i Piani delle attività estrattive, con sommo gaudio delle organizzazioni criminali dedite all’. A fronte degli esorbitanti guadagni realizzati da chi cava, i canoni di concessione sono drammaticamente irrisori. Il totale nazionale per regioni non arriva nemmeno a 53 milioni di euro rispetto al miliardo e 735 milioni di euro l’anno ricavato dai cavatori.
La sfida consiste nel completare il quadro delle regole e aumentare il controllo, adeguando i canoni di concessione ai modelli europei: con canoni di concessione pari a quelli inglesi (20% del prezzo di vendita), per esempio, si avrebbero nuove entrate per 570milioni di euro ogni anno. E puntare al recupero degli inerti attraverso la creazione di filiere virtuose gestite dalla stesse imprese edili.

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Abitare intelligente

ambiente A 2010 torna “Efficienza Energetica – l’abitare intelligente”, la quarta edizione della mostra riservata all’energie rinnovabili e alle nuove tecnologie per la casa. “Nei due padiglioni dedicati – spiegano i promotori – i visitatori possono trovare impianti fotovoltaici e geotermici, addolcitori d’acqua, termocamini, fuell cell per la domotica, pavimentazione in legno biocompatibile, generatori eolici ed altre concrete soluzioni per poter vivere la casa in armonia con l’ambiente”.
E’ possibile vivere in modo ecosostenibile? Esistono delle tipologie di abitazioni completamente ad impatto zero? “I visitatori – rispondono – possono trovare, in parte, risposta a queste domande visitando uno dei primi esempi di casa passiva, una tipologia di casa che non è più dedicata ad un pubblico esclusivo ma è costruita per la vendita allo stesso costo dell’edilizia tradizionale. Le case passive assicurano il benessere termico senza l’utilizzo di un impianto di riscaldamento convenzionale, vale a dire alimentato a metano e con l’utilizzo di caldaia e termosifoni. Si tratta di , un progetto che annulla le emissioni di Co2 in atmosfera senza pregiudicare gli elevati standard di comfort abitativo”.
Le visite guidate al villaggio a Bettola di Pozzo d’Adda (MI) sono il 6-7 e 13-14 marzo 2010.

Così si consuma il suolo

alluvione In Italia 100 ettari al giorno scompaiono sotto il peso del cemento, una superficie di territorio equivalente a 50 piazze del duomo di Milano. E’ questo il prodotto della trasformazione del suolo che negli ultimi decenni ha assunto una dinamica accelerata e non commisurata ai reali bisogni insediativi. Una stima approssimativa, data la mancanza di studi sistematici, ma che già oggi mette a rischio nel nostro Paese la qualità del paesaggio e i terreni, agricoli, alla base delle produzioni alimentari “Made in Italy”. Per far fronte a questa vera e propria emergenza, Legambiente e Inu, l’Istituto nazionale di urbanistica, hanno deciso di unire le forze e fondare un Centro di ricerca sui consumi di suolo (Crcs), un centro di competenza, elaborazione e divulgazione che, in continuità con l’esperienza maturata in seno all’Osservatorio nazionale sui consumi d suolo, persegue l’obiettivo di ridurre il e agire in sua tutela con attività di analisi e monitoraggio.

In Campania 16 case abusive al giorno

cemento I conti li ha fatti : in dieci anni in sono state realizzate circa 60mila le case abusive, una media di seimila all’anno, cinquecento al mese, 16 al giorno. Una vera e propria “cemento connection gestita da 64 clan, il cosiddetto “gotha del cemento”. Numeri e considerazioni diffusi da in seguito agli scontri di Ischia dove centinaia di persone sono scese in piazza protestando contro l’abbattimento di alcune abitazioni abusive.
L’associazione ambientalista ricorda che il 67 per cento dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa dal 1991 a oggi hanno tra le motivazioni di scioglimento proprio l’abusivismo edilizio.

Se l’Italia cade a pezzi

Tornano numeri e cartine. Regione per regione, tutto il territorio italiano è passato nuovamente al setaccio per denunciare rischi idrogeologici ovvero pericoli di morte e sciagure. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, è capitata martedì scorso, sull’isola di , in Campania, in seguito a una frana dal monte Epomeo che ha ucciso una ragazza di 15 anni e ha ferito 20 persone. Tutta l’Italia, in realtà, è a rischio. Per la Coldiretti, ad esempio, sette comuni su dieci dovrebbero dormire sonni poco tranquilli. Per la precisione “ci sono 5.581 comuni, il settanta per cento del totale – denuncia l’associazione dei coltivatori diretti – a rischio idrogeologico dei quali 1.700 sono a rischio frana e 1.285 a rischio di alluvione, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità”. E ancora, “i cambiamenti climatici che si manifestano con una modificazione della distribuzione delle piogge e l’aumento dell’intensità delle precipitazioni insieme alla sottrazione delle aree coltivate rappresenta un mix micidiale che fa aumentare la fragilità dei territori ed impone una più attenta politica della prevenzione”. E quindi, cosa fare? Prevenzione, ma solo dopo le tragedie.