Clima

Lotta al petrolio sporco

marea nera Da ieri mattina all’alba, quattro attivisti di Greenpeace stanno bloccando la piattaforma petrolifera Stena Don, situata nelle gelide acque al largo della Groenlandia. Gli attivisti sono riusciti a scalare la piattaforma e si dichiarano “ben equipaggiati” per rimanere appesi diversi giorni.
“Le grandi compagnie petrolifere – tuona Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di Greenpeace Italia – devono restare fuori dall’Artico. Piattaforme come questa, impegnate in esplorazioni petrolifere, potrebbero far scattare la scintilla della corsa all’oro nero nell’Artico, mettendo a rischio questo fragile ecosistema e il clima globale. Se riusciremo a bloccare la Stena Don anche per pochi giorni sarà difficile per la compagnia britannica Cairn Energy terminare le attività di esplorazione entro quest’anno. Un tempo che speriamo sia sufficiente a ottenere una moratoria mondiale per l’estrazione di idrocarburi in alto mare”.
“Le nostre azioni contro il petrolio sporco – annuncia – non si fermano qui”.

Tavolo italiano su bio e cambiamenti climatici

statue-pechino-01 Il Comitato Clima di Icea promuove la costituzione del “Tavolo italiano su agricoltura biologica e ”.
Gli operatori del biologico, le organizzazioni ambientaliste e dei consumatori, gli enti di ricerca pubblici e privati interessati a partecipare alle attività del tavolo possono inviare la propria adesione usando il modulo on line su www.icea.info.
L’istituzione del Tavolo – coordinato da Lorenzo Ciccarese, membro della Cnc Icea e ricercatore Ispra – e la conferenza stampa di lancio dell’iniziativa si terranno a Bologna l’8 settembre.
“I – spiegano dall’Icea – rappresentano oggi la più importante emergenza ambientale da affrontare; il settore agricolo sarà tra i più colpiti, con i piccoli agricoltori, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che rappresentano il gruppo più vulnerabile. Questo scenario mette l’agricoltura di fronte a una sfida che si presenta con forme inedite, innanzi tutto perché impone di essere affrontata, non lasciando spazio alla discussione sul farlo o meno. Poi esprime un carattere di urgenza, che ci impegna verso le generazioni future a mettere in atto fin da subito quelle azioni che possono consentire di stabilizzare l’aumento della temperatura entro livelli non catastrofici”.

I dieci nemici del mare italiano

mare-2 Fa nomi e cognomi e ne declina i connotati. punta l’indice contro i “nemici del mare italiano” nell’annuale rapporto Mare monstrum. Eccoli:
1. Le trivellazioni off shore di petrolio. “Grazie alle semplificazioni della normativa approvate dal Governo e a un prezzo del barile a livelli sempre più elevati – spiega – è ripartita la corsa all’oro nero, che ha portato molte società energetiche ad avanzare richieste e in alcuni casi a ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39mila kmq dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”.
2. Il ritorno del nucleare. “Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con il quale vorrebbe produrre il 25% dell’energia elettrica. Nel febbraio 2009 ha firmato con il governo francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia EPR da 1.600 MW (a cui se ne dovranno aggiungere almeno altri 4 per arrivare al 25% di elettricità dal’atomo), mentre nel febbraio 2010 ha approvato il decreto ministeriale sui criteri localizzativi”.
3. Gli scarichi civili non depurati. “Il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui”.
4. La pesca illegale e le spadare. “Le spadare sono un tipo di rete pelagica utilizzata per la cattura del pesce spada il cui uso, vietato dall’Assemblea generale delle Nazioni e dall’Unione europea, è tutt’oggi frequente nel mar Mediterraneo”.
5. Il traffico delle petroliere. “Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno”.
6. Le navi dei veleni. “Fare luce sui misteriosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi avvenuti nel Mediterraneo è una delle battaglie storiche di ”.
7. L’inquinamento industriale. “Ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo”.
8. Il cemento legale e illegale. “Anche nel 2010 la Goletta Verde navigherà di fronte a una costa italiana sfregiata dal cemento selvaggio. Dall’abusivismo di decine di migliaia di villette per le vacanze, dei tanti attracchi privati e dei grandi alberghi a picco sul mare che tolgono alla fruizione pubblica spiagge, rocce e specchi di mare, mettendo a repentaglio la stessa stabilità della costa”.
9. Il carbone nelle centrali termoelettriche. “Nel 2008 con l’inaugurazione della centrale a carbone di Civitavecchia e l’autorizzazione dei nuovi gruppi di Fiumesanto in Sardegna e Vado Ligure e nel 2009 con il via libera alla riconversione a carbone dell’impianto di Porto Tolle, il nostro paese ha deciso di rilanciare con forza il combustibile in assoluto più dannoso per l’ambiente”.
10. L’erosione costiera. “In Italia su 4.863 km di spiagge, il 24% ha subito negli ultimi 50 anni il fenomeno dell’erosione con arretramenti della linea di costa medi superiori a 25 metri. Questi gli ultimi dati pubblicati nell’Annuario dei dati ambientali 2009 dell’Ispra, che certificano come il nostro Paese è tra quelli a più alto rischio di erosione in Europa”.

Futuro equo e sostenibile, sogno di pochi?

albergo diffuso La settima edizione di si è conclusa con una speranza: non è idealismo credere che possa esserci un modo diverso di abitare sulla Terra, di produrre e di consumare, di vivere nelle nostre città, di costruire le relazioni tra paesi e tra popoli. Un altro mondo possibile è già realtà in tante buone pratiche nate sui territori: laddove la politica farfuglia e le grandi imprese si “truccano di green” fingendo di essere sostenibili, dal basso si costruisce concretamente sostenibilità e un futuro più equo ed ecocompatibile.
A si è parlato di , biodiversità, e il ruolo dell’agricoltura, economia verde e green washing, responsabilità sociale d’impresa, coesione sociale, donne e , finanza pulita, azioni contro la povertà e l’esclusione, sfide del World Social Forum, accesso al credito, azionariato critico, armi e finanza, pianificazione sostenibile delle nostre città, legalità e lotta alle mafie, web e democrazia.

Ecomafia, qui si riciclano i soldi

ecomafia legambiente rifiuti La mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno così nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la società costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita più grossa è quella che vede al centro Cosa nostra, c’è anche l’interesse della ‘ndrangheta nei poli commerciali calabresi, così come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c’è il controllo della camorra sui supermercati della Campania e quello sui negozi della capitale.
Anche l’agricoltura si conferma uno dei pilastri dell’economia criminale. Un giro d’affari di 50 miliardi di euro l’anno, poco meno di un terzo del fatturato illegale nel nostro paese. Un business che si traduce in 150 reati al giorno, un agricoltore su tre raggiunto dai tentacoli delle mafie, come denuncia la Cia, Confederazione italiana agricoltori, nel suo terzo rapporto sulla “Criminalità in agricoltura”. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia sono le regioni in cui il comparto dell’agro-crimine rende di più, anche se i tentacoli arrivano fino al Nord. I reati vanno dai furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, “pizzo”, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, a truffe nei confronti dell’Unione europea, caporalato, e saccheggio del patrimonio boschivo.
5.154 infrazioni accertate per 2.933 persone denunciate, 52 arrestate e 2.836 sequestri effettuati nel settore delle zoomafie. Dai piccioni viaggiatori corrieri della droga ai combattimenti tra cani, dalle corse clandestine di cavalli al traffico di specie protette, fino alla passione dei boss per le fiere da esporre per vanità o per intimidire le vittime, anche questo settore aumenta il proprio business nel 2009. Numerosi i casi di commercio illegale di cuccioli di cane di razze pregiate provenienti dall’Est europeo come le corse di cavalli maltrattati, drogati e rovinati dalle gare notturne sulle strade deserte delle periferie del Sud Italia. Il mercato alimentato dagli acquisti via internet e dai lauti guadagni delle scommesse clandestine.

Ecoprofughi, emergenza italiana?

ocean Oggi anche l’Italia inizia a vedere i primi effetti del clima. “Il nostro paese – spiega ancora Giubbiotti – è interessato in modo sempre più importante da fenomeni quali la desertificazione e la salinizzazione delle acque dolci, dirette conseguenze di . Questi problemi, quindi, non sono più tanto lontani, poiché interessano il nostro meridione, le nostre isole e quindi il paese intero”. La nostra penisola ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale per desertificazione e innalzamento dei mari. Negli ultimi 20 anni, infatti, in Italia si è triplicato l’inaridimento del suolo e si stima che il 27% del territorio nazionale rischia di trasformarsi in deserto. Sono interessate soprattutto le regioni meridionali, dove l’avanzata del fenomeno rappresenta già da un decennio una vera e propria emergenza ambientale. La Puglia è la regione più esposta con il 60% della sua superficie, seguita da Basilicata (54%), Sicilia (47%) e Sardegna (31%). Ma sono a rischio anche le piccole isole.

Ecoprofughi, “è un dramma”

marea neraLa situazione è drammaticadice Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente –, ma il fatto che il numero degli sia in crescita deve essere un segnale d’allarme fortissimo. Infatti, dimostra che siamo troppo vicini al punto di rottura: le persone non potranno mai più tornare a vivere nei territori che sono state costrette ad abbandonare”.
A fronte di un’emergenza planetaria, come è possibile intervenire?
Da una parte bisogna arrivare al definitivo riconoscimento dello status giuridico di rifugiato ambientale. Ma ancora più importante è l’avvio di una politica di cooperazione internazionale molto più attenta a questi aspetti: non ci potrà essere un nuovo Protocollo di Kyoto dedicato all’abbattimento della senza che al suo interno sia previsto un capitolo dedicato alle azioni e alle risorse per mitigare le conseguenze dei mutamenti climatici”.
In fuga non da guerre né dalla fame, queste persone scappano dai che rendono le loro terre aride impedendone la coltivazione e che si manifestano con eventi meteorologici estremi, come alluvioni e uragani. Tra i paesi più esposti c’è il Bangladesh, nella cui capitale a fronte di 12 milioni di abitanti sono circa 400.000 le persone colpite da disastri meteorologici che vi si riversano ogni anno. Dal fenomeno non è esente il continente americano: la migrazione di un milione di persone all’anno dal Messico agli Stati Uniti secondo gli esperti è in parte causata dal declino ecologico di un paese che per il 60% versa in condizioni di degrado ambientale.

Ecoprofughi, numeri da brivido

sole Nel 2008 a fronte dei 4,6 i milioni di profughi in fuga da guerre e violenze, sono state 20 milioni le persone costrette a spostarsi temporaneamente o definitivamente in seguito a eventi meteorologici estremi. E il fenomeno che già nel 1990 riguardava 25 milioni di persone sembra destinato ancora ad aumentare. Solo tra il 2005 e il 2007 l’agenzia dell’Onu ha risposto a una media annua di 276 emergenze in 92 Paesi, oltre la metà delle quali causate da calamità, il 30% da conflitti e il 19% da emergenze sanitarie. E secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati e l’International organization for migration entro il 2050 si raggiungeranno, i 200/250 milioni di persone coinvolte (una ogni 45 nel mondo), con una media di sei milioni di uomini e donne costretti ogni anno a lasciare i propri territori.

Ecoprofughi, in fuga dal clima

smog Una nuova figura di esuli si è affacciata prepotentemente alla storia: i . Secondo le stime per il 2010 sono 50 milioni le persone che, nel mondo, abbandonano le proprie terre, non più in grado di garantire la sopravvivenza. Nel 1990 il loro numero era di 25 milioni ed entro il 2050 potrebbe superare i 200 milioni. Inoltre, attualmente ci sono almeno altri 192 milioni di persone che non vivono nella loro terra di nascita. Sono questi i dati del nuovo rapporto “” di . Una situazione preoccupante, destinata ad aggravarsi nei prossimi anni se non ci saranno misure idonee ad arginare questa fuga dalle proprie terre.

Legambiente accende l’estate

festambiente 01festambiente 02festambiente 03festambiente 04festambiente 05festambiente 06festambiente 07festambiente 08 Si rinnova l’appuntamento con la XXII edizione di , il Festival nazionale di dedicato all’ambiente e alla solidarietà, che aprirà i battenti dal 6 al 15 agosto 2010 a Rispescia, Grosseto. Dieci giorni di divertimento all’insegna dell’ecologia, delle buone pratiche e del mangiar sano alle porte del Parco della Maremma. Tante le novità dalla musica al cinema, dai dibattiti alle mostre, dalla vasta Città dei bambini alla ristorazione tradizionale e vegetariana, oltre a numerosi stand espositivi presso il Centro nazionale per lo “Il Girasole”.
Tema principale di questa XXII edizione sarà l’abbassamento delle emissioni di tramite le , il risparmio, l’efficienza energetica e tutte quelle buone pratiche per cercare di aiutare il pianeta nella vita di tutti i giorni: dal risparmio di acqua ed energia, all’acquisto di prodotti ed elettrodomestici a basso consumo che riducono anche le emissioni nell’ambiente, fino ai consigli su una sana alimentazione a filiera corta con i ristoranti e i punti ristoro, esclusivamente con prodotti biologici e tradizionali. Tutto questo sarà possibile grazie anche a speciali esempi e mostre allestite ogni giorno.
Nata come piccolo meeting in difesa dell’ambiente nel 1989, ha saputo conquistarsi negli anni uno spazio importante nel panorama nazionale e internazionale, diventando capofila di una rete di manifestazioni sparse per l’intera penisola e nel bacino del Mediterraneo.