Clima
Scritto Mercoledì 10 Marzo 2010 da Fabio Lepre
Venezia è sommersa dall’acqua alta! Attivisti della Greenpeace – informa la stessa associazione – sono entrati a Piazza San Marco su tre gommoni e hanno aperto lo striscione “Nucleare = falsa soluzione. Più efficienza e rinnovabili”. Secondo l’ultimo rapporto dell’Onu presentato lo scorso novembre a Marrakech, nei prossimi sessant’anni Venezia rischia di finire sott’acqua a causa dei cambiamenti climatici. “Il nucleare – dicono – è una strada sbagliata e pericolosa, che non salverà il clima. Bisogna investire subito in rinnovabili ed efficienza. I piani nucleari del governo prevedono la creazione di almeno quattro centrali nucleari che costeranno all’Italia, soltanto per la costruzione, ognuna tra i 5 e i 6 miliardi di euro e che non saranno attive prima di dieci anni. Se l’Italia punterà sul nucleare non potrà rispettare gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2020 e sprecherà le risorse che avrebbe potuto investire in tecnologie pulite ed efficienza, vere soluzioni immediatamente disponibili”.
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Tag:acqua alta venezia, blitz greenpeace, centrali nucleari, greenpeace
Scritto Martedì 9 Febbraio 2010 da Fabio Lepre
“Riaprire al nucleare è una scelta sbagliata. E’ inutile per rientrare negli obiettivi stabiliti dall’Europa al 2020 per contrastare i cambiamenti climatici. Non risolve i problemi energetici del Paese. E’ una tecnologia antiquata e insicura. E’ enormemente costoso e per farlo si metteranno le mani in tasca agli italiani. In nessuna parte del mondo è stato finora risolto il problema dello smaltimento delle scorie”. E’ quanto dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente, che aggiunge: “Queste non sono opinioni, ma dati reali e proprio per questo cresce il numero dei contrari, che diventano stragrande maggioranza quando si chiede se vogliono una centrale nucleare nella propria provincia”.
“Ciò non vuol dire – prosegue il numero uno di Legambiente – che dobbiamo sottovalutare il rischio del ritorno al nucleare. Al contrario, esistono forti lobby (di pochi) che, per speculare oggi, intendono lasciare alle future generazioni i loro debiti e i loro problemi. Dobbiamo usare la massima intelligenza e le più larghe alleanze possibili per vincere”.
Quattro sono, secondo l’associazione ambientalista, i passaggi. “Innanzitutto – ricorda – pende di fronte alla Corte Costituzionale un giudizio di costituzionalità della legge di avvio della politica nucleare, presentato da 11 Regioni e sollecitato nel settembre scorso dalle nostre associazioni. L’udienza è stata calendarizzata per giugno di quest’anno. Sempre a giugno dovrà essere varato il piano nazionale per rientrare negli obiettivi europei al 2020, e lì si dovranno garantire investimenti prioritari alle rinnovabili, senza possibilità di distrazioni verso altre fonti. Nei prossimi mesi saranno rese pubbliche le localizzazioni delle eventuali centrali e ci attendiamo una legittima mobilitazione delle popolazioni e delle istituzioni locali, anche attraverso l’indizione di referendum regionali consultivi. Riteniamo, quindi, necessario costruire da subito un tavolo di lavoro che unisca i più ampi interessi contro il nucleare (dalle associazioni civili agli agricoltori, dal turismo alle imprese delle rinnovabili, dai pubblici amministratori al mondo scientifico) e costruisca nel Paese una forte maggioranza, contro una scelta, finora operata a colpi di mano e minacce militari. Riteniamo necessario definire una strategia, che declini una serie di azioni e di interventi, tra i quali rientra anche l’iniziativa referendaria, ma riteniamo che essa debba essere ben ponderata. Altrimenti, rischia seriamente di diventare un favore ai nuclearisti. Dobbiamo ricordarci che gli ultimi 24 referendum non hanno raggiunto il quorum”.
“Per questi motivi – conclude – chiediamo ai promotori del quesito referendario di fermare, al momento, la loro iniziativa e di condividere con le altre forze una strategia comune di contrasto alle assurde politiche nucleari, nonché di avvio di reali politiche di contrasto al problema dei cambiamenti climatici. Oggi serve una larga coalizione di associazioni e movimenti, una convinta e vincente azione che assicuri il più ampio coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali, facendo riemergere il forte movimento di opinione, trasversale agli schieramenti politici, già presente nel nostro Paese. Perché solo uniti si vince”.
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Tag:elezioni regionali, legambiente, Nucleare, Vittorio Cogliati Dezza
Scritto Mercoledì 13 Gennaio 2010 da Fabio Lepre
Si tratta di una serie di iniziative, denunce e proposte con cui combattere l’emergenza smog nelle città. Le organizza Legambiente. Ecco il dettaglio.
16 gennaio “Vetrine antismog”. “Approfittiamo dei saldi – spiega l’associazione ambientalista – il 50% lo vogliamo solo sui vestiti e non sull’aria che respiriamo! Ci accordiamo con i negozi delle principali vie dello shopping per far indossare ai manichini in vetrina le nostre maschere anti smog: la protesta vuole stimolare i comuni ad investire in misure anti traffico”.
6 febbraio “Mal’aria industriale”. “Iniziative e presidi nei principali siti industriali del nostro Paese per chiedere l’adeguamento degli impianti obsoleti e inquinanti ai parametri europei. Presenteremo – annunciano – un dossier con la mappatura dei siti che rappresentano un’autentica minaccia per la salute dell’ambiente”.
Febbraio “Trofeo tartaruga”. “Gara a cronometro tra diversi mezzi di locomozione – è già inserito nel programma – bici, auto, trasporto pubblico. Naturalmente vince chi arriva prima al traguardo riuscendo a sfuggire nel minor tempo possibile al traffico cittadino”.
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Tag:legambiente, Mal'Aria 2010, smog
Scritto Venerdì 25 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
Parlano di occasione persa a Copenaghen. Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, e Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, “il vertice si chiude con un accordo che delude le speranze del mondo”. Ma, mettono in guardia, “i cambiamenti climatici non si fermano”.
Secondo i due vertici dell’associazione ambientalista “la più importante, partecipata, disorganizzata conferenza delle Nazioni Unite non è riuscita a dare al Mondo la risposta che si aspettava per fermare i cambiamenti climatici. Dopo due settimane di discussione con l’intervento di 120 tra capi di Stato e di Governo, la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa. E solo nelle ultime ore si è scongiurata una rottura completa delle trattative che avrebbe riportato la discussione indietro di vent’anni. L’accordo uscito dal vertice non è la risposta che serve alla crisi climatica: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale”.
“Eppure – proseguono congiuntamente – mai il mondo era stato così vicino a un accordo internazionale che avrebbe permesso di superare il Protocollo di Kyoto nel fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi per tutti i Paesi e nel sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri sia nel breve che nel medio periodo. Tutte queste decisioni sono rinviate, si spera al prossimo vertice di Bonn a giugno con la speranza di affrontare e risolvere finalmente i punti più delicati. Nel frattempo però il cambiamento climatico non si ferma, anzi obbliga a lavorare con ancora maggiore impegno per arrivare finalmente a un accordo vincolante che spinga le soluzioni capaci di dare risposte per i cittadini delle diverse parti del Pianeta”.
“Ma la Conferenza di Copenaghen – concludono – sarà ricordata anche per altri due motivi. Il primo è il salto di scala delle questioni ambientali. Attraverso la chiave del clima sono state come mai nella storia al centro dell’agenda politica internazionale, con un dibattito che ha visto tutti i Governi presentarsi alla Conferenza con obiettivi e politiche nazionali per la riduzione delle emissioni. Il secondo è la straordinaria partecipazione della società civile internazionale alla Conferenza: oltre 35mila persone che hanno raggiunto la Capitale danese, una variegata partecipazione di organizzazioni ambientaliste e sociali dalle più diverse parti del Mondo che ha promosso centinaia di appuntamenti e iniziative, e che però sono stati tenuti proprio negli ultimi e più decisivi giorni fuori dal vertice”.
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Tag:Clima, CO2, Emissioni, legambiente, protocollo di kyoto, vertice Onu di Copenaghen
Scritto Lunedì 21 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
“Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenaghen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all’ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica”. Lo dice Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International.
“Ma la realtà – fa notare – è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenaghen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito. Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l’obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi. La città di Copenaghen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un accordo debole, pieno di lacune abbastanza grandi da farci passare attraverso tutto l’Air Force One”.
“Ma non è finita. I cittadini di tutto il mondo – prosegue Naidoo – chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e continuano a chiederlo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazioni di un mondo sempre più caldo: ma è solo diventato molto più difficile. La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello politico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento”.
“Come insulto finale – è la sua conclusione – abbiamo appena saputo che i tre attivisti di Greenpeace entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader stanno abbandonando la scena”. (foto by whiteband.org)
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Tag:Clima, greenpeace, Kumi Naidoo, vertice di copenaghen
Scritto Lunedì 21 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale) di cui fanno parte 45 associazioni, in riferimento alle conclusioni del vertice sul clima di Copenaghen ha reagito con durezza: “È una catastrofe! Un grande passo indietro rispetto al protocollo di Kyoto. Sono spariti gli impegni vincolanti. Prevalgono gli egoismi nazionali. Abbiamo perso un’occasione per affrontare i problemi che portano ai cambiamenti climatici, modificando l’attuale modello di sviluppo. I dati scientifici non possono cambiare. Se dopo tanti anni si arriva solo a questo, significa che la politica ha fallito! Che non siamo più in grado di fare politica! Credevamo di avere a che fare con dei capi di Stato, leader politici, ma ci rendiamo conto siamo invece in mano a dei semplici manager di interessi. Ci rimangono solo due possibilità: o si cambia la politica o si cambiano i politici. Quando nel 2050 forse cominceranno a capire che bisogna cambiare sarà troppo tardi!”.
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Tag:cipsi, Clima, Emissioni, vertice Onu di Copenaghen
Scritto Venerdì 18 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
Restano poche ore prima della chiusura del vertice sul clima di Copenaghen. C’è attesa per sapere se verrà raggiunto un accordo sui tagli alle emissioni di gas serra inquinanti. Guido Barbera, presidente di Solidarietà e cooperazione Cipsi – Coordinamento di cui fanno parte 45 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale – rinnova l’appello alla responsabilità dei capi di Stato, dei governanti, delle delegazioni presenti al vertice affinché sappiano guardare alla vita e alle persone, non a interessi economici e di potere. “Auspichiamo – afferma Barbera – che si giunga a un trattato con obblighi di tagliare l’emissione di gas serra inquinanti e che vengano assunti impegni concreti e verificabili di anno in anno da parte di tutti i paesi del mondo. Non è possibile che ha pagare il pesante scotto del riscaldamento terrestre e dello sfruttamento delle risorse naturali siano solo i paesi più poveri del nostro pianeta. Tutti debbono assumersi le proprie responsabilità con impegni precisi. Non c’è più tempo per le promesse”.
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Tag:cipsi, vertice Onu di Copenaghen
Scritto Giovedì 17 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
Le organizzazioni riunite nella campagna internazionale Don’t Nuke the climate hanno consegnato a Copenaghen, ai delegati dei governi cinquantamila firme e una cartolina gigante per chiedere che il nucleare venga escluso dall’accordo sul clima che sarà sottoscritto al termine del vertice. L’appello delle on è stato sottoscritto anche da eminenti figure del mondo ambientalista, nonché da due ex ministri dell’Ambiente francesi, Ovest Crochet e Corinna Lepade e dal deputato europeo Mosè Boves, leader del movimento no globali.
“L’accordo che dovrà uscire dal vertice di Copenaghen – ha dichiarato Edoardo Banchini, responsabile energia e clima di Ambiente – per vincere la crisi climatica deve puntare sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e sull’innovazione. Questo vale soprattutto per un paese come l’Italia che non ha nessun interesse a seguire la strada sciagurata del vecchio nucleare”.
Parlando a nome della campagna, Charlotte Milione della rete francese Sortir du nucléaire ha dichiarato: “Siamo qui per consegnare le firme che abbiamo raccolto negli ultimi due mesi per sollecitare un accordo sul clima libero dal nucleare. In pochissimo tempo, 350 organizzazioni provenienti da quaranta paesi hanno raccolto cinquantamila firme di cittadini di oltre cento nazionalità diverse. Questo dimostra che migliaia di persone in tutto il mondo vogliono un accordo sul clima equo, che escluda l’energia nucleare, costosa, sporca e pericolosa”.
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Tag:Don’t Nuke the climate, legambiente, Nucleare, vertice Onu di Copenaghen
Scritto Mercoledì 16 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
L’agricoltura biologica si fa spazio alla conferenza Onu di Copenaghen sul cambiamento climatico, anche con il contributo di Icea, l’Istituto certificazione etica e ambientale, promotore di un Tavolo di incontri.
Due gli obiettivi: promuovere e sostenere il potenziale e la ricerca dell’agricoltura biologica per mitigare il cambiamento climatico. L’organismo conta attualmente otto membri: Icea, Ifoam – Federazione mondiale dei movimenti dell’agricoltura biologica; il Rodale Institute (Usa); Krav, attore chiave sul mercato biologico svedese; l’inglese Soil Association; Icrofs, centro internazionale di ricerca su agricoltura biologica (Danimarca); Fibl, istituto di ricerca sull’agricoltura biologica e Fao, agenzia Onu per cibo e alimentazione.
Per raggiungere questi scopi, i membri hanno sviluppato un piano di azione per il 2010 e 2011. La principale attività sarà lo sviluppo di una metodologia per il mercato delle emissioni di carbonio, che lavora in sinergia con i più generali obiettivi si sviluppo ed i benefici per i piccoli produttori del Sud del Mondo.
“L’agricoltura biologica – ha affermato Urs Niggli, direttore del Fibl, coordinatore di queste attività – ha una notevole potenzialità per la mitigazione del cambiamento climatico grazie all’alto capacità di sequestro di carbonio nel suolo e grazie alla riduzione di emissioni di gas-serra dovuta all’assenza di fertilizzanti sintetici e all’impiego di materiale organico. Inoltre, vanta grandi potenzialità in termini di strategia di adattamento al cambiamento climatico”.
Per Antonio Compagnoni, responsabile relazioni internazionali Icea “il Tavolo è un punto di partenza per inserire l’agricoltura bio nell’agenda delle negoziazioni relative ad un accordo successivo al Protocollo di Kyoto. E l’intera comunità bio è concorde nel rendere l’agricoltura biologica il sistema leader della agricoltura sostenibile”.
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Tag:agricoltura biologica, cambiamenti climatici, icea, vertice Onu di Copenaghen
Scritto Lunedì 14 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
“Effetto serra=Venezia sott’acqua”. E’ lo slogan scritto su grande striscione esposto sul Ponte di Rialto e in piazza San Marco nella città lagunare. In occasione del summit di Copenaghen, le piazze italiane si sono organizzate invocando urgenti misure per l’ambiente. Anche la Fiab (l’associazione ambientalista di solito sui pedali) si è unita alle altre associazioni della coalizione “In marcia per il clima” nel chiedere al Governo Italiano di adoperarsi per il risparmio energetico e per le fonti rinnovabili. Secondo Antonio Dalla Venezia, presidente nazionale della Fiab e veneziano di nascita, “il dramma del riscaldamento globale potrebbe essere particolarmente pesante. Occorre ripensare i nostri stili di vita, in particolare un sistema dei trasporti energivoro e inquinante. E qui anche la bicicletta può fare la sua parte. Quindi all’interno degli accordi globali per fermare i cambiamenti climatici, bisogna sostenere le politiche della mobilità ciclistica. Noi lo chiediamo a livello europeo, tramite l’European Cyclists’ Federation: occorrono adeguate misure per elevare entro il 2020 la media europea di spostamenti in bici al 15 per cento e per tutelare la sicurezza dei ciclisti sulle nostre strade”.
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Tag:100 piazze per il clima, cambiamenti climatici, fiab, venezia