CO2

Così frana l’Italia/1

Abitazioni crollate

Abitazioni crollate

“Vogliamo riempire di contenuti concreti la prossima campagna elettorale. Altro che schieramenti e posizionamenti, le Regioni hanno responsabilità enormi per disegnare la qualità dello sviluppo nei territori per uscire dalla crisi”. Questo l’assunto di che, in , l’annuale rapporto sullo stato di salute del Paese, quest’anno ha voluto aggiungere ai tradizionali indicatori anche una significativa analisi delle sfide ambientali che le Regioni devono affrontare per promuovere uno sviluppo più moderno e pulito, avviando sul serio la Green economy, creando nuovi occupati in settori strategici, modernizzando il Paese puntando sulla qualità e la vivibilità concreta.
Alla conferenza stampa di presentazione del rapporto, questa mattina a Roma, hanno preso parte Duccio Bianchi dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di , curatori del rapporto, insieme a Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di , Edo Ronchi, presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Maurizio Gubbiotti, coordinatore segreteria nazionale di .
Il quadro numerico nazionale mostra un Paese bloccato, con gravi problemi in tema di mobilità, legalità, rifiuti, con sprazzi di eccellenze e buone pratiche sparse che, pur aprendo la strada a momenti di ottimismo non riescono a fare sistema e a caratterizzare lo sforzo unitario della comunità.
Nello specifico, appare decisamente negativa la performance italiana relativa alle climalteranti. Con 550 milioni di tonnellate di , l’Italia è il terzo paese europeo per (era quinto nel 1990 e quarto nel 2000). Rispetto al 1990 – anno di riferimento per l’obiettivo di riduzione del 6,5% entro il 2010 del Protocollo di Kyoto – la crescita delle lorde italiane è stata del 7,1%, soprattutto a causa dell’aumento dei consumi per trasporti (+24%), della produzione di energia elettrica (+14%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+5%). Le nette, considerando i cambiamenti d’uso del suolo e l’incremento della superficie forestale, sono cresciute del 5%. Tutto ciò, mentre a livello europeo si registra una riduzione del 4,3% (Eu a 15) delle rispetto al 1990, con Germania, Regno Unito e Francia che hanno già superato gli obiettivi del Protocollo di Kyoto, seguiti dall’Olanda che li sta raggiungendo.
Tra i settori più critici, va segnalato ancora quello della mobilità. L’Italia è il paese con la più elevata quantità pro capite di mobilità motorizzata. Nel trasporto terrestre i mezzi privati coprono circa l’82% della domanda. Si registra poi una crescita sostenuta del trasporto su moto e ciclomotori. Le merci continuano a viaggiare prevalentemente su strada (il 71,9% nel 2008), poco in nave (18,3%) e pochissimo su ferrovia (9,8%). Il tasso di motorizzazione è ovviamente altissimo, con 598 auto ogni 1000 abitanti (+91% dal 1980).

Abitare intelligente

ambiente A Casambiente 2010 torna “Efficienza Energetica – l’abitare intelligente”, la quarta edizione della mostra riservata all’ e alle nuove tecnologie per la casa. “Nei due padiglioni dedicati – spiegano i promotori – i visitatori possono trovare impianti fotovoltaici e geotermici, addolcitori d’acqua, termocamini, fuell cell per la domotica, pavimentazione in legno biocompatibile, generatori eolici ed altre concrete soluzioni per poter vivere la casa in armonia con l’ambiente”.
E’ possibile vivere in modo ecosostenibile? Esistono delle tipologie di abitazioni completamente ad impatto zero? “I visitatori – rispondono – possono trovare, in parte, risposta a queste domande visitando uno dei primi esempi di casa passiva, una tipologia di casa che non è più dedicata ad un pubblico esclusivo ma è costruita per la vendita allo stesso costo dell’edilizia tradizionale. Le case passive assicurano il benessere termico senza l’utilizzo di un impianto di riscaldamento convenzionale, vale a dire alimentato a metano e con l’utilizzo di caldaia e termosifoni. Si tratta di CasAzero, un progetto che annulla le emissioni di Co2 in atmosfera senza pregiudicare gli elevati standard di comfort abitativo”.
Le visite guidate al villaggio CasAzero a Bettola di Pozzo d’Adda (MI) sono il 6-7 e 13-14 marzo 2010.

Topolino a impatto zero

topolino E’ un ecologico. Ieri è uscito un numero speciale a impatto zero. Attenzione alla stampa, meticolosa scelta della carta, trasporti selezionati per ridurre le e tanta cura nei materiali utilizzati per la realizzazione di questo pezzo da collezione. Tutta l’ prodotta (oltre 76mila chili) sarà bilanciata con la creazione di oltre ventimila metri quadrati di nuove foreste nel Parco del Ticino e in Madagascar. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il mensile LifeGate. All’interno del numero speciale saranno presenti storie di ecologia che vedranno protagonista il topo più famoso della Disney e ci sarà spazio per le tante lettere scritte dai più piccoli sul tema della salvaguardia e della tutela dell’ambiente. (foto by disney.it)

Vertice di Copenaghen, “che delusione”

smog Parlano di occasione persa a Copenaghen. Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, e Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, “il vertice si chiude con un accordo che delude le speranze del mondo”. Ma, mettono in guardia, “i cambiamenti climatici non si fermano”.
Secondo i due vertici dell’associazione ambientalista “la più importante, partecipata, disorganizzata conferenza delle Nazioni Unite non è riuscita a dare al Mondo la risposta che si aspettava per fermare i cambiamenti climatici. Dopo due settimane di discussione con l’intervento di 120 tra capi di Stato e di Governo, la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa. E solo nelle ultime ore si è scongiurata una rottura completa delle trattative che avrebbe riportato la discussione indietro di vent’anni. L’accordo uscito dal vertice non è la risposta che serve alla crisi climatica: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale”.
“Eppure – proseguono congiuntamente – mai il mondo era stato così vicino a un accordo internazionale che avrebbe permesso di superare il Protocollo di Kyoto nel fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi per tutti i Paesi e nel sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri sia nel breve che nel medio periodo. Tutte queste decisioni sono rinviate, si spera al prossimo vertice di Bonn a giugno con la speranza di affrontare e risolvere finalmente i punti più delicati. Nel frattempo però il cambiamento climatico non si ferma, anzi obbliga a lavorare con ancora maggiore impegno per arrivare finalmente a un accordo vincolante che spinga le soluzioni capaci di dare risposte per i cittadini delle diverse parti del Pianeta”.
“Ma la Conferenza di Copenaghen – concludono – sarà ricordata anche per altri due motivi. Il primo è il salto di scala delle questioni ambientali. Attraverso la chiave del sono state come mai nella storia al centro dell’agenda politica internazionale, con un dibattito che ha visto tutti i Governi presentarsi alla Conferenza con obiettivi e politiche nazionali per la riduzione delle emissioni. Il secondo è la straordinaria partecipazione della società civile internazionale alla Conferenza: oltre 35mila persone che hanno raggiunto la Capitale danese, una variegata partecipazione di organizzazioni ambientaliste e sociali dalle più diverse parti del Mondo che ha promosso centinaia di appuntamenti e iniziative, e che però sono stati tenuti proprio negli ultimi e più decisivi giorni fuori dal vertice”.

“Crimini a Copenaghen. E non è finita”

Kumi Naidoo “Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenaghen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all’ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica”. Lo dice Kumi Naidoo, direttore esecutivo di International.
“Ma la realtà – fa notare – è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenaghen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito. Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l’obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi. La città di Copenaghen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un accordo debole, pieno di lacune abbastanza grandi da farci passare attraverso tutto l’Air Force One”.
“Ma non è finita. I cittadini di tutto il mondo – prosegue Naidoo – chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e continuano a chiederlo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazioni di un mondo sempre più caldo: ma è solo diventato molto più difficile. La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello politico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento”.
“Come insulto finale – è la sua conclusione – abbiamo appena saputo che i tre attivisti di entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader stanno abbandonando la scena”. (foto by whiteband.org)

Clima, Copenaghen e nucleare

no nuke Le organizzazioni riunite nella campagna internazionale hanno consegnato a Copenaghen, ai delegati dei governi cinquantamila firme e una cartolina gigante per chiedere che il nucleare venga escluso dall’accordo sul che sarà sottoscritto al termine del vertice. L’appello delle on è stato sottoscritto anche da eminenti figure del mondo ambientalista, nonché da due ex ministri dell’Ambiente francesi, Ovest Crochet e Corinna Lepade e dal deputato europeo Mosè Boves, leader del movimento no globali.
“L’accordo che dovrà uscire dal vertice di Copenaghen – ha dichiarato Edoardo Banchini, responsabile energia e di Ambiente – per vincere la crisi climatica deve puntare sulle , sull’efficienza energetica e sull’innovazione. Questo vale soprattutto per un paese come l’Italia che non ha nessun interesse a seguire la strada sciagurata del vecchio nucleare”.
Parlando a nome della campagna, Charlotte Milione della rete francese Sortir du nucléaire ha dichiarato: “Siamo qui per consegnare le firme che abbiamo raccolto negli ultimi due mesi per sollecitare un accordo sul libero dal nucleare. In pochissimo tempo, 350 organizzazioni provenienti da quaranta paesi hanno raccolto cinquantamila firme di cittadini di oltre cento nazionalità diverse. Questo dimostra che migliaia di persone in tutto il mondo vogliono un accordo sul equo, che escluda l’energia nucleare, costosa, sporca e pericolosa”.

Così lo stadio del Chievo diventa una centrale solare

Un tetto fotovoltaico sullo di Verona. L’impianto sportivo del e della Hellas diventa così la più grande struttura d’Italia (e una delle principali sull’intero continente europeo) ad alimentarsi con energia alternativa. I numeri parlano chiaro: 13.300 pannelli solari fotovoltaici in grado di produrre quasi un megawatt di energia l’anno installati su una superficie complessiva di 17.939 metri quadrati, coperto il fabbisogno annuo di quattrocento famiglie, circa 550 tonnellate di anidride carbonica risparmiata alla cittadinanza. La spesa complessiva ammonta a circa quattro milioni di euro che sarà ammortizzata – assicura l’amministrazione comunale di Verona e la società Agsm – in vent’anni. (foto by panoramio.com)

Greenpeace sul Colosseo per Copenaghen

greenpeace colosseo Gli attivisti di sono saliti sul per chiedere un accordo storico a Copenaghen. Si tratta di otto climbers di cui due donne. Hanno aperto uno striscione di 300 metri quadrati con scritto “Copenaghen: accordo storico adesso, make history now!”. Cinquanta volontari stanno intanto componendo con i loro corpi una scritta umana ai piedi del , per chiedere impegni ambiziosi e vincolanti per la riduzione dei gas serra. La protesta pacifica avviene due giorni dopo l’apertura del vertice sui cambiamenti climatici di Copenaghen, e all’alba della consegna al presidente degli , Barack Obama, del Premio Nobel per la Pace, domani a Oslo.
“I cambiamenti climatici e la pace nel mondo sono due facce della stessa medaglia – afferma Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e di – Se i leader del mondo non agiranno adesso per ridurre i gas serra, il Pianeta andrà incontro a estinzioni di massa di specie animali e vegetali, migrazioni di massa e carestie, una bomba destabilizzante per la pace nel mondo. Il presidente Obama e gli altri leader hanno adesso l’opportunità di garantire a tutti noi un futuro sostenibile di pace, ed entrare così nella storia”.
“Copenaghen dovrà avere come risultato un accordo socialmente equo, ambizioso negli obiettivi e legalmente vincolante – aggiunge Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Italia – Qualsiasi accordo genericamente politico o che voglia dilazionare nel tempo un accordo serio è un modo per sprecare un’occasione storica: mai come oggi il mondo si è mobilitato per chiedere una sola cosa: agire per salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici più catastrofici”.
Domani a Bruxelles si aprirà, inoltre, un nuovo incontro dei Capi di Stato europei, che affronteranno la loro posizione sul , proprio in vista di Copenaghen. chiede all’Europa di innalzare il proprio obiettivo unilaterale di riduzione delle emissioni come indicato dalla scienza, portandolo dall’attuale venti per cento al quaranta per cento entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990.

Manifestazione 100 piazze per il clima

Il logo della manifestazione

Il logo della manifestazione

Si chiama “100 piazze per il ” e si traduce in dibattiti, spettacoli, manifestazioni ludico-sportive, proiezioni di film e documentari sull’ambiente, mostre tematiche e incontri gastronomici per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della lotta ai cambiamenti climatici. E’ l’iniziativa di cinquanta organizzazioni a pochi giorni dalla Conferenza mondiale sul di Copenaghen organizzata dall’Onu.
L’interlocutore è il Governo italiano. Cosa chiedono? Di “farsi promotore di un’iniziativa politica forte a Copenaghen che porti a un accordo mondiale equo, solidale e vincolante per la riduzione dei gas serra: le devono diminuire a livello globale almeno dell’ottanta per cento entro il 2050, affinché il riscaldamento del pianeta rimanga al di sotto dei due gradi; di adoperarsi per ridurre nel nostro Paese le di gas che danneggiano il della terra: le dei paesi sviluppati dovrebbero essere ridotte del quaranta per cento entro il 2020; di eliminare lo spreco di energia che serve per illuminare, riscaldare e rinfrescare le nostre case; migliorare l’efficienza energetica di industrie e trasporti; valorizzare il contributo dell’agricoltura; di far posto alle fonti energetiche rinnovabili, sicure e non inquinanti, che rappresentano anche un’occasione di sviluppo per il nostro sistema produttivo e di lavoro dignitoso per molti dei nostri giovani; di adoperarsi per introdurre l’obiettivo di fermare la deforestazione e le associate a livello globale entro il 2020 e nelle aree critiche entro il 2015”. Appuntamento al 12 dicembre.

Emissioni, anche la Cina ha un cuore

cina Obiettivo 45 per cento. E’ la quantità di di gas serra da ridurre entro il 2020. La rompe gli indugi e, alla vigilia del summit internazionale di Copenaghen, fissa limiti e buone intenzioni. L’annuncio è stato dato dall’agenzia Nuova spiegando che si tratta di “un’azione volontaria del governo cinese”. Si tratta di un passo avanti da non sottovalutare rispetto alle incertezze e al pessimismo di pochi giorni fa sul vertice danese. Anche perché è la prima volta che la (il paese più inquinante del mondo) si espone così tanto. La decisione – fa sapere il regime – è stata presa “dal governo sulla base delle sue condizioni nazionali ed è un contributo importante allo sforzo globale nell’affrontare il cambiamento climatico”. Gli Stati Uniti, l’altro grande paese che ha disatteso gli accordi di Kyoto, si è mostrata favorevole a incamminarsi sulla strada del ragionevole compromesso fra sviluppo industriale e salvaguardia dell’ambiente. A Copenaghen presenterà il suo piano.