Consumi

L’acqua del rubinetto? Buona e sostenibile

0340_cop imbro.indd Consumatori poco consapevoli, legislatori disattenti e tanta pubblicità. È la ricetta che ha fatto del mercato italiano delle acque minerali un business da tre miliardi di euro. È controllato da cinque grandi gruppi industriali, che vendono oltre la metà degli 11 miliardi di litri imbottigliati ogni anno in Italia.
Gli italiani sono i primi consumatori in Europa di acque minerali. Anche se il 96 per cento delle abitazioni sono servite dalla rete acquedottistica, acqua buona da bere.
” è il libro che spiega il perché: analizza il meccanismo delle pubblicità, invasive e onnipresenti, eppure spesso riconosciute come ingannevoli dall’Antitrust, specie quando raccontano l’attenzione all’ambiente dei grandi imbottigliatori; chiama in causa le Regioni, che ai grandi gruppi industriali non chiedono nemmeno un canone di concessione per l’acqua imbottigliata.
!” è, infine, il libro che spiega perché è opportuno abbandonare le bottiglie in Pet, dannose per l’ambiente, per tornare al rubinetto, spiegando i meccanismi di controllo della potabilità dell’acqua. Con venti pagine di schede dedicate alle principali marche di acque minerali in commercio nel nostro Paese.
L’autore è Luca Martinelli, giornalista professionista. Edizioni 2010, 72 pagine, 3 euro.

Arriva la patata Ogm

patate La Commissione europea ha autorizzato la coltivazione di un per la prima volta dal 1998. È la patata della , conosciuta con il nome di Amflora e contenente un gene che conferisce la resistenza ad alcuni antibiotici. La sua immissione in ambiente potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita. “Questa autorizzazione – spiega Greenpeace – viene sventolata in faccia alla scienza, all’opinione pubblica e alle leggi europee. È scioccante che da sei anni il presidente Barroso prova a seppellire le evidenze scientifiche sui dubbi per la sicurezza di questa patata ”. “L’Amflora – aggiunge – ha un maggior contenuto di amido ed è stata sviluppata per l’uso industriale, nell’alimentazione animale e come fertilizzante ma sono già disponibili sul mercato patate convenzionali (non-), con contenuti di amidi quasi identici e senza geni di resistenza agli antibiotici”.

Farmer market: per l’agricoltura, l’ambiente e i consumatori

farmer market Vendita diretta di frutta e ortaggi di qualità da parte degli imprenditori agricoli del territorio di produzione, con abbattimento dei costi di trasporto delle merci e conseguente diminuzione di traffico e inquinamento. Questi, in breve, gli elementi salienti che caratterizzano i “”, i mercati agricoli di vendita diretta, a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri dell’1 marzo 2010 del DdL recante “norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da e di qualità”. Il provvedimento – spiega Palazzo Chigi – impone un passo di qualità diverso e si aggiunge alle norme in materia di sicurezza alimentare, definendo principi importanti in materia di mercati agricoli riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori: non solo la modalità di vendita e la trasparenza dei prezzi, ma anche una maggiore verificabilità della qualità dei prodotti: dalla semina, produzione e lavorazione, alla vendita. Anche le attività delle pubbliche amministrazioni locali competenti saranno così impegnate nel processo di diffusione capillare di questi mercati agricoli di vendita diretta: per la promozione dello sviluppo locale, una migliore conoscenza delle caratteristiche dei processi di trasformazione, nonché delle tradizioni rurali e produttive e per un consumo di prodotti agricoli ottenuti nel rispetto dell’ambiente.

Terra Futura, dai quartieri la sfida al cambiamento globale

terra-futura , la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità, ribadisce la necessità di una svolta: nelle scelte di governo (locali, nazionali, internazionali), nel modo di pensare e di fare economia, di consumare, vivere sul Pianeta e tessere relazioni sociali. Una svolta che – anche alla luce del fallimento politico della XV Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici di Copenhagen – può partire dai territori, dal locale. Per questo la settima edizione di (Firenze, Fortezza da Basso, dal 28 al 30 maggio 2010) è dedicata al tema delle “Comunità sostenibili e responsabili”: ad esse è necessario guardare per scoprire quanti siano già i nuovi modelli e le esperienze di sviluppo sostenibile. Da qui può nascere un progetto di società capace di farci uscire davvero dalla crisi.
La comunità deve pensare e agire con la consapevolezza che si sono allargati i confini della propria responsabilità: quelli temporali (ossia verso le generazioni future), quelli spaziali (verso l’intero pianeta). C’è questo al centro di : presente e futuro si toccano, locale e globale sono inevitabilmente connessi. E se ogni azione nel locale ha ripercussioni nel globale, allora anche le soluzioni, la svolta possibile potrà partire da qui. E ancora, qui trova motivo e radici il ruolo fondamentale delle città, come luoghi di contraddizione e conflitti, simbolo e prodotto della globalizzazione (dal 2008 oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città, qui è prodotto l’80% delle di gas serra e la temperatura media è maggiore di un grado rispetto alla media nazionale, agli usi civile è imputabile il 40% dei consumi energetici, e ancora nelle aree urbane avviene circa il 60% degli spostamenti).

Ogm, 6 su 27 dicono sì

federlegno-02 Sono sei su 27 i Paesi europei dove si coltivano Organismi geneticamente modificati. Lo dice la facendo anche nomi e cognomi. Nella Repubblica Ceca, secondo l’analisi dell’associazione dei coltivatori diretti, sono stati 6.480 con un calo rispetto al 2008 del 23 per cento, in Romania 3.245 ettari (-47 per cento), in Slovacchia 875 ettari (-55 per cento), in Portogallo 5.093 ettari (+ 5 per cento), in Spagna 76.057 ettari (-4 per cento) e in Polonia tremila ettari per un totale di 94.750 ettari coltivati con in Europa. “Il modello produttivo – spiega , presidente – cui è orientato l’impiego è il grande nemico della tipicità e della biodiversità e il grande alleato dell’omologazione, che è il vero nemico dell’agroalimentare italiano e per questo siamo contrari”.

Così frana l’Italia/5

alluvione Questi gli ultimi 4 temi proposti da Legambiente


In Italia ci sono circa 6mila attive e oltre 10mila abbandonate. Sono pari a circa 142milioni di metri cubi i materiali estratti ogni anno tra inerti, sabbia, ghiaia. Puglia, Lombardia e Lazio da sole raggiungono il 50% del totale estratto. La normativa nazionale al riguardo risale al 1927, e in larga parte delle Regioni la situazione è del tutto inadeguata per un attività che ha un fortissimo impatto sull’ambiente e il paesaggio. Pochissime regioni escludono le aree ambientalmente sensibili dall’attività e in metà addirittura mancano (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) o sono incompleti i Piani delle attività estrattive, con sommo gaudio delle organizzazioni criminali dedite all’ecomafia. A fronte degli esorbitanti guadagni realizzati da chi cava, i canoni di concessione sono drammaticamente irrisori. Il totale nazionale per regioni non arriva nemmeno a 53 milioni di euro rispetto al miliardo e 735 milioni di euro l’anno ricavato dai cavatori.
La sfida consiste nel completare il quadro delle regole e aumentare il controllo, adeguando i canoni di concessione ai modelli europei: con canoni di concessione pari a quelli inglesi (20% del prezzo di vendita), per esempio, si avrebbero nuove entrate per 570milioni di euro ogni anno. E puntare al recupero degli inerti attraverso la creazione di filiere virtuose gestite dalla stesse imprese edili.

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Così frana l’Italia/2

foreste La tassazione ambientale ha raggiunto il minimo storico degli ultimi decenni. In rapporto al Pil, l’Italia mostra la massima riduzione della tassazione ambientale in tutta l’Unione europea nonostante l’intensità energetica sia rimasta pressoché invariata (a differenza degli altri paesi europei). L’entità della tassazione è composta per il 77% da tasse energetiche e in particolare dalle accise petrolifere, per il 22% da tasse automobilistiche e per l’1% da tributo di discarica e altre imposte, mentre non esistono imposte riferibili specificatamente al consumo di risorse ambientali.
In positivo, crescono, anche se di poco, le protette e non protette nei capoluoghi di provincia (sono circa 2.840 km nel 2008 erano circa 2500 l’anno precedente); aumenta ancora la produzione agricola biologica, con 1.150.253 ettari di superficie biologica o in conversione (erano 1.148.162 nel 2006) e continuano a salire, come segnalato anche lo scorso anno, i sistemi di gestione ambientale: le certificazioni Iso 14001 infatti, passano dalle 12.057 del 2007 alle 12.922 del 2008, mentre le licenze rilasciate per prodotto Ecolabel sono il 31% del totale europeo. In tema di risorse naturali, risulta positivo lo stato di protezione delle aree di interesse ambientale con il 100% di territorio sensibile tutelato da Sic (siti di interesse comunitario).
Le performance regionali confermano il drammatico ampliamento del divario tra Nord e Sud del Paese, anche se in alcune politiche di settore aumentano le eccezioni virtuose. Il Pil pro capite (Italia: 26.184 euro) è sempre molto più alto nelle regioni del Nord, con la Valle d’Aosta in testa (33.683 euro), seguita dalla Lombardia (33.474), dal Trentino Alto Adige (32.515) e dall’Emilia Romagna (32.165). Chiude la classifica la Campania con 16.864 euro, preceduta dalla Calabria con 17.004, dalla Sicilia (17.429) e dalla Puglia (17.513 euro).
Le maggiori percentuali della Povertà relativa (rapporto tra numero di famiglie con spesa media per consumi pari o al di sotto della soglia di povertà di 999 euro mensili e il numero totale delle famiglie residenti), si registrano in Basilicata e Sicilia (28,8%), Campania (25,3%) e Calabria (25%). Le percentuali minori in Emilia Romagna (3,9%), Lombardia (4,4%), Veneto (4,5%).
La percentuale (rispetto alla popolazione residente) di presenza straniera è più alta in Emilia Romagna (9,72%), Umbria (9,61%), Veneto (9,30%), Lombardia (9,29%), mentre è più bassa in Sardegna (1,77%), Puglia (1,81%), Basilicata (1,95%).
Il tasso di motorizzazione (mezzi per abitante) è massimo in Valle d’Aosta con 1.093 auto e 110 motocicli ogni mille abitanti, seguita dal Lazio (674 auto e 114 motocicli ogni 1000 abitanti) e dall’Umbria (666 auto e 92 motocicli). Il tasso minore è in Trentino Alto Adige (540 auto e 82 motocicli) e Puglia (543 e 65). La mortalità stradale più elevata si registra in Friuli Venezia Giulia (89,4 morti nel 2008 per milione di abitanti), nel Lazio (87,6) e in Puglia (86,5) mentre la minore in Liguria (53,9), Campania (56,6) e Basilicata (59,3).
In tema di rifiuti, la raccolta differenziata vola in Trentino Alto Adige (53,4%), Veneto (51,4%), Piemonte (44,8%) e Lombardia (44,5) e langue spaventosamente al Sud: in particolare in Molise (4,8%), Sicilia 86,1%), Basilicata (8,1%), Puglia (8,9) e Calabria (9,1%).
L’illegalità ambientale poi, continua a caratterizzare pesantemente le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), mentre le percentuali minori di infrazioni si registrano in Valle d’Aosta, Molise, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, pur registrando una sempre più seria penetrazione nelle regioni del Nord.
Le famiglie che possiedono un accesso a internet si trovano più numerose nel Lazio e in Lombardia, meno diffuse in Puglia e Sicilia.
In tema di turismo, le maggiori presenze in termini assoluti dal 2000 al 2007 si registrano in Veneto (61.529.573 nel 2007), Trentino Alto Adige (41.996.391) e Toscana (41.690.528), le minori in Molise (654 nel 2007) e Basilicata (1.856.789). L’attività di agriturismo si concentra sempre in Toscana (27%) e nella provincia di Bolzano (11%), mentre i numeri più bassi sono in Molise, Valle d’Aosta e in provincia di Trento.

Sequestrate 23 tonnellate di pellet radioattivo

carabinieri-discarica Sono ventitré le tonnellate di pellet radioattivo sequestrate a Trieste. Tutto il materiale, di origine ucraina, proveniva dall’Ungheria. L’operazione è stata condotta dal Servizio Antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Trieste e dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Udine. Da un punto di vista tecnico, la merce sottoposta a sequestro presentava un’anomalia radiometrica corrispondente a circa 2,5 volte il fondo naturale. Più nel dettaglio, i risultati delle analisi dell’Arpa friulana hanno restituito un carico con valori di Cesio 137 vicini a 200 Becquerel al chilogrammo ovvero ampiamente oltre i limiti previsti dalla legge italiana. Il materiale era destinato a uso domestico.

La giornata dell’acquacoltura biologica italiana

acquacoltura L’acquacoltura biologica italiana protagonista al , con una giornata monotematica in programma giovedì 18 febbraio, organizzata dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali in collaborazione con , Istituto certificazione etica e ambientale.
L’acquacoltura può essere considerata come una delle attività di produzione alimentare a più alto tasso di crescita a livello mondiale. Viceversa, quasi ovunque, il superamento dei limiti sostenibili delle catture in mare ha reso stazionari i livelli di produzione della pesca. Secondo le ultime statistiche pubblicate dalla Fao (2007), la produzione mondiale della pesca, stimata pari a circa 90 milioni di tonnellate, è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni. La produzione dell’acquacoltura, stimata intorno a 65 milioni di tonnellate, non ha invece mai smesso di crescere, sin dai primi anni ’50, ed è ragionevole ipotizzare che raggiungerà i livelli di produzione della pesca nel prossimo decennio. (foto by nauticexpo.it)

“Sì alla pesca sostenibile del tonno”

tonno Mareblu, società operante nelle conserve ittiche, accoglie con favore l’iniziativa del Governo Italiano a sostegno della salvaguardia del tonno rosso nel Mediterraneo. “Il nostro gruppo – afferma Gianmarco Laviola, general manager di Mareblu – da sempre è sensibile alla salvaguardia degli ecosistemi marini e considera come una priorità l’attuazione e l’applicazione di sistemi di pesca sostenibili per il mantenimento delle riserve ittiche e la protezione di tutte le specie”
“Inoltre – sottolinea Laviola – gli scorsi 4, 5 e 6 febbraio Mareblu ha preso parte alla prima Conferenza internazionale sulla pesca sostenibile, Action today for sustainable tuna tomorrow, organizzata dalla fondazione scientifica Issf (International seafood sustainability foundation). Mareblu è uno dei fondatori di Issf con Wwf e altre aziende internazionali che hanno sottoscritto il loro impegno nella pesca sostenibile”. (foto by agricultura.it)