Consumi

Quei campi Ogm in Friuli

grano “In questi giorni stiamo rischiando la prima estesa contaminazione da Ogm in Italia, a causa di una presunta semina di mais transgenico in un campo in Friuli, nel Comune di Fanna (Pn). Lo scorso 10 luglio il terreno sospetto è stato posto sotto sequestro, ma la procura di Pordenone, invece di intervenire d’urgenza, si è presa un mese di tempo per la verifica delle analisi e la stesura della perizia”. Sono le parole di Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm Greenpeace Italia, che aggiunge: “Aspettare agosto è assurdo! Le analisi molecolari per l’accertamento della presenza di Ogm sui campioni non richiedono più di tre giorni! Ormai quel mais è in fase avanzata di maturazione: ancora pochi giorni e queste piante produrranno il loro polline, che si disperderà in ambiente e darà il via a una contaminazione difficilmente arrestabile”.
“Non possiamo star fermi a guardare! Per questo – è l’appello – ti invitiamo a scrivere insieme a Greenpeace e a tutta la task force per un’Italia libera dagli Ogm al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nella sua funzione di garante delle norme e della loro applicazione, chiediamo al nostro presidente di intervenire con urgenza sulla procura di Pordenone per scongiurare ogni ipotesi di contaminazione da piante transgeniche”.

Enea: benino eolico e fotovoltaico

E' aperto il dibattito sull'energia eolica

E' aperto il dibattito sull'energia eolica

In crescita il fotovoltaico

In crescita il fotovoltaico

La crisi economica, le incertezze legate ai costi e all’approvvigionamento dell’energia, il crescente livello delle emissioni e il rischio di cambiamenti climatici, mettono in discussione la sostenibilità dell’attuale sistema economico-produttivo mondiale. E’ quanto si legge nel rapporto 2010 sulle fonti rinnovabili elaborato dall’Enea. Per affrontare tali problematiche – si ragiona – occorreranno in primo luogo la diffusione di tecnologie e di comportamenti per un uso razionale dell’energia, in particolare negli usi finali dell’energia ma, in una prospettiva di lungo termine, occorrerà accelerare l’impegno nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie, che consentano il ricorso pulito alle fonti fossili e il pieno utilizzo delle fonti rinnovabili.
La straordinaria diffusione delle tecnologie per le fonti rinnovabili a cui si è assistito nell’ultimo decennio a livello internazionale ha coinvolto, soprattutto negli ultimi due anni, anche l’Italia pur rimanendo ancora settori – soprattutto nelle rinnovabili termiche (solare e biomassa) – ampiamente sottoutilizzati. A questa diffusione non ha corrisposto però una adeguata crescita della capacità produttiva nazionale e si è determinato un aumento preoccupante della “dipendenza tecnologica” del nostro paese proprio in quei settori di cui viene da più parti auspicato uno sviluppo in funzione anti-crisi.
Cogliendo le indicazioni del legislatore che, con l’istituzione dell’agenzia, ha voluto sottolineare il ruolo dell’Enea nel campo dei “servizi avanzati nei settori dell’energia”, questo terzo rapporto sulle fonti rinnovabili, nel fornire una visione d’insieme sullo stato dell’arte e sulle dinamiche in atto a livello nazionale e internazionale, testimonia soprattutto l’impegno dell’Enea a supporto del decisore pubblico sul piano delle politiche energetiche e ambientali e, sul piano delle tecnologie, a sostegno di quei processi di qualificazione e di innovazione tecnologica necessari alle imprese per conseguire uno sviluppo competitivo e sostenibile.

Acqua pubblica: quasi un milione e mezzo di firme

acqua Ieri mattina sono state consegnate presso la Corte di Cassazione 1.401.432 di firme, raccolte per ciascuno dei tre quesiti referendari sull’acqua pubblica. La raccolta firme per la ripubblicizzazione dell’acqua, partita tre mesi fa ha visto impegnati su tutto il territorio italiano migliaia di volontari che hanno organizzato banchetti, manifestazioni, dibattiti sull’acqua bene comune dell’umanità.
Per il presidente di Solidarietà e cooperazione Cipsi, Guido Barbera, una delle 8 persone scelte tra i promotori del referendum per la consegna delle firme in Cassazione, “questo dato consegna il referendum per l’acqua pubblica alla storia di questo paese: in tre mesi abbiamo raccolto il maggior numero di firme rispetto a tutte le altre esperienze referendarie italiane. Con il migliore dei presupposti possibili comincia da qui l’avventura, un lungo percorso che ha come prossima tappa 25.000.000 di votanti nel 2011. Per alcuni sono solo numeri, per noi sono la storia del nostro futuro!”.

Numeri e primati del biologico italiano

logo bio L’Italia mantiene il primato in Europa per numero di operatori certificati impegnati nella filiera dell’agricoltura biologica e resta leader europeo per ettari di superficie coltivati secondo il metodo biologico. E’ quanto emerge dal rapporto 2009 del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Alle regioni del sud spetta il primato per superfici agricole condotte secondo il metodo biologico (Sicilia, Puglia e Basilicata) e per numero di aziende agricole biologiche (Sicilia, Calabria e Puglia) mentre al nord sono concentrate la maggior parte delle imprese di trasformazione (con il primato dell’Emilia Romagna e della Lombardia). I principali orientamenti produttivi del biologico italiano (escluse le superfici a foraggi, prati e pascoli) riguardano, in ordine di importanza: i cereali, l’olivo, la frutta (compresa quella in guscio), la vite, gli agrumi e gli ortaggi. Il ministero dell’Agricoltura – fa sapere Palazzo Chigi – è da tempo impegnato nello sviluppo del settore, con l’obiettivo di favorire quanto più possibile l’accesso delle imprese agricole a un mercato in forte espansione e rispondere così alle richieste dei consumatori; ne sta quindi supportando la promozione, anche attraverso la semplificazione amministrativa, per ridurre gli adempimenti burocratici a carico delle aziende biologiche.

Mare nera, il tappo “funziona”

marea nera Non una sola goccia in più. La Bp assicura di aver chiuso (per ora) la falla nel pozzo petrolifero del Golfo del Messico. E sarebbe la prima volta dall’inizio, ad aprile, della fuoriuscita di greggio. Il vice presidente senior di Bp, Kent Wells, annuncia, gongolando, la notizia: “Sono veramente felice di vedere che il petrolio non fuoriesce più nel Golfo del Messico”.
Eppure la Guardia costiera degli Stati Uniti invita alla cautela. “Siamo incoraggiati da questi primi risultati del test – avverte l’ammiraglio Thad Allen, responsabile per la Casa Bianca dell’emergenza marea nera e capo della Guardia costiera – ma non è ancora finita”. E ancora, “continuiamo a raccogliere dati e ad analizzarli insieme alla squadra di scienziati federali per avere informazioni più dettagliate sulla capacità di tenuta del pozzo”.

Il valore delle rinnovabili

E' aperto il dibattito sull'energia eolica

E' aperto il dibattito sull'energia eolica

L’industria delle rinnovabili può creare otto milioni e mezzo di posti di lavoro entro il 2030 se i governi colgono l’opportunità di investire in un futuro più verde. Parola di Energy [R]evolution, uno studio dettagliato su come ridurre le emissioni di CO2 e garantire allo stesso tempo la crescita economica, sostituendo i combustibili fossili con efficienza energetica e rinnovabili.
Secondo lo studio entro il 2030 è possibile creare dodici milioni di posti di lavoro, di cui otto e mezzo soltanto nel settore delle fonti rinnovabili. Allo stato attuale, i posti di lavoro in energie rinnovabili sono soltanto 2,4 milioni a fronte di 8,7 del settore energetico a livello mondiale.
Attuando Energy [R]evolution, invece, si creerebbero 3,2 milioni di nuovi green jobs, il 33 per cento in più di quelli attuali, sempre nel settore dell’energia. Il mercato globale per le tecnologie rinnovabili, entro il 2030, passerà dagli attuali 100 miliardi di dollari l’anno, a più di 600 miliardi di dollari.

Al bando il legno illegale

federlegno-02 “Più di dieci anni fa, abbiamo lanciato la nostra campagna internazionale per il bando del legno illegale in Europa. Tanti dei nostri attivisti – anche in Italia – si sono messi in gioco per bloccare porti dove veniva scaricato il legno illegale, fermare in alto mare navi che trasportavano questo legno e documentare, con indagini sul campo, il fenomeno della deforestazione illegale in Amazzonia, Africa Centrale, Russia e Sud Est Asiatico”. Greenpeace non nasconde la sua felicità: “E’ un’importante vittoria: l’Europa chiude finalmente le porte al legno illegale con una nuova legge. Il Parlamento europeo ha votato, infatti, un Regolamento che metterà al bando il legno di origine illegale da uno dei mercati più importanti al mondo. Ora vigileremo per assicurare che la legge venga effettivamente applicata”.

Se il sacchetto di plastica va in pensione

sacchetto plastica Auchan e Wwf avviano una serie di iniziative rivolte alla difesa della biodiversità, a un anno dall’avvio del progetto di messa al bando del sacchetto di polietilene.
Da giugno 2009 infatti Auchan – informa – ha risparmiato all’ambiente 30 milioni di shopper grandi in polietilene e 180 milioni di sacchetti piccoli, per un totale di 1458 tonnellate di plastica, pari a una superficie di 45mila chilometri quadrati (circa due volte la superficie della Toscana). Al loro posto sono state proposte differenti alternative eco-attente, ma una in particolare è stata spinta con grande vigore: la “borsa milleusi”, da portare avanti e indietro e sostituita gratuitamente in caso di rottura; ne sono stati venduti fino a oggi un milione e 200mila esemplari.
Oggi Auchan e WWF propongono una special edition della borsa milleusi, realizzata con illustrazioni esclusive firmate da Fulco Pratesi, fondatore italiano del Wwf.
La borsa sarà in vendita da inizio settembre al prezzo di 2,50 euro, e l’intero margine sarà destinato al programma di adozione delle oasi Wwf: 52 ipermercati Auchan in tutta Italia adotteranno un’oasi Wwf del contesto territoriale di pertinenza (13 in tutto) e predisporranno un corner dove sarà possibile acquistare le borse esclusive e ricevere alcune informazioni sull’oasi adottata e sulle sue peculiarità.

I dieci nemici del mare italiano

mare-2 Fa nomi e cognomi e ne declina i connotati. Legambiente punta l’indice contro i “nemici del mare italiano” nell’annuale rapporto Mare monstrum. Eccoli:
1. Le trivellazioni off shore di petrolio. “Grazie alle semplificazioni della normativa approvate dal Governo e a un prezzo del barile a livelli sempre più elevati – spiega Legambiente – è ripartita la corsa all’oro nero, che ha portato molte società energetiche ad avanzare richieste e in alcuni casi a ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39mila kmq dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”.
2. Il ritorno del nucleare. “Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con il quale vorrebbe produrre il 25% dell’energia elettrica. Nel febbraio 2009 ha firmato con il governo francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia EPR da 1.600 MW (a cui se ne dovranno aggiungere almeno altri 4 per arrivare al 25% di elettricità dal’atomo), mentre nel febbraio 2010 ha approvato il decreto ministeriale sui criteri localizzativi”.
3. Gli scarichi civili non depurati. “Il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui”.
4. La pesca illegale e le spadare. “Le spadare sono un tipo di rete pelagica utilizzata per la cattura del pesce spada il cui uso, vietato dall’Assemblea generale delle Nazioni e dall’Unione europea, è tutt’oggi frequente nel mar Mediterraneo”.
5. Il traffico delle petroliere. “Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno”.
6. Le navi dei veleni. “Fare luce sui misteriosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi avvenuti nel Mediterraneo è una delle battaglie storiche di Legambiente”.
7. L’inquinamento industriale. “Ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo”.
8. Il cemento legale e illegale. “Anche nel 2010 la Goletta Verde navigherà di fronte a una costa italiana sfregiata dal cemento selvaggio. Dall’abusivismo di decine di migliaia di villette per le vacanze, dei tanti attracchi privati e dei grandi alberghi a picco sul mare che tolgono alla fruizione pubblica spiagge, rocce e specchi di mare, mettendo a repentaglio la stessa stabilità della costa”.
9. Il carbone nelle centrali termoelettriche. “Nel 2008 con l’inaugurazione della centrale a carbone di Civitavecchia e l’autorizzazione dei nuovi gruppi di Fiumesanto in Sardegna e Vado Ligure e nel 2009 con il via libera alla riconversione a carbone dell’impianto di Porto Tolle, il nostro paese ha deciso di rilanciare con forza il combustibile in assoluto più dannoso per l’ambiente”.
10. L’erosione costiera. “In Italia su 4.863 km di spiagge, il 24% ha subito negli ultimi 50 anni il fenomeno dell’erosione con arretramenti della linea di costa medi superiori a 25 metri. Questi gli ultimi dati pubblicati nell’Annuario dei dati ambientali 2009 dell’Ispra, che certificano come il nostro Paese è tra quelli a più alto rischio di erosione in Europa”.

Fonti energetiche rinnovabili, gli obiettivi per il 2020

E' aperto il dibattito sull'energia eolica

E' aperto il dibattito sull'energia eolica

Entro il 2020 l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili dovrà coprire il 17% dei consumi energetici nazionali, in linea con le indicazioni della direttiva europea: questo l’obiettivo che emerge dal Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili elaborato dal ministero dello Sviluppo economico. La direttiva dell’Unione stabilisce infatti un quadro comune per la promozione dell’energia da fonti rinnovabili e fissa obiettivi nazionali obbligatori; in base all’articolo 4, ogni Stato membro è tenuto a fissare i propri obiettivi adottando un piano di azione da trasmettere alla Commissione europea entro il 30 giugno 2010. Da tempo l’Italia ha posto lo sviluppo delle fonti rinnovabili tra le priorità della sua politica energetica, insieme alla promozione dell’efficienza energetica, avendo come obiettivi la promozione di filiere tecnologiche innovative, la riduzione dei costi dell’energia per cittadini e imprese, lo sviluppo sostenibile.