Ecomafia

Per un Mediterraneo libero da veleni

nave-dei-veleni Nasce l’Osservatorio per dire basta ai fenomeni delle “” e delle “navi a perdere”. Con questa iniziativa associazioni e organizzazioni della società civile, dell’economia e della ricerca chiedono a governo, magistratura e parlamento un impegno concorde per smantellare la rete criminale. La carta fondante dell’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero da veleni” – spiega – è stata presentata nei giorni scorsi a Roma nella Sala Di Liegro del Palazzo della Provincia. Per l’associazione ambientalista sono intervenuti anche il direttore esecutivo, Giuseppe Onufrio, e il direttore delle Campagne, Alessandro Giannì.
L’Osservatorio – rendono noto – vuole muoversi interloquendo in primo luogo con le istituzioni nazionali ma anche, se necessario, sensibilizzando quelle europee e internazionali. Vuole fornire, con azioni mirate e documentate, sostegno all’azione di indagine e inquirente della magistratura. Vuole che sia garantito il massimo della trasparenza e delle informazioni sanitarie e ambientali ai cittadini.

Così frana l’Italia/2

foreste La tassazione ambientale ha raggiunto il minimo storico degli ultimi decenni. In rapporto al Pil, l’Italia mostra la massima riduzione della tassazione ambientale in tutta l’Unione europea nonostante l’intensità energetica sia rimasta pressoché invariata (a differenza degli altri paesi europei). L’entità della tassazione è composta per il 77% da tasse energetiche e in particolare dalle accise petrolifere, per il 22% da tasse automobilistiche e per l’1% da tributo di discarica e altre imposte, mentre non esistono imposte riferibili specificatamente al consumo di risorse ambientali.
In positivo, crescono, anche se di poco, le piste ciclabili protette e non protette nei capoluoghi di provincia (sono circa 2.840 km nel 2008 erano circa 2500 l’anno precedente); aumenta ancora la produzione agricola biologica, con 1.150.253 ettari di superficie biologica o in conversione (erano 1.148.162 nel 2006) e continuano a salire, come segnalato anche lo scorso anno, i sistemi di gestione ambientale: le certificazioni Iso 14001 infatti, passano dalle 12.057 del 2007 alle 12.922 del 2008, mentre le licenze rilasciate per prodotto Ecolabel sono il 31% del totale europeo. In tema di risorse naturali, risulta positivo lo stato di protezione delle aree di interesse ambientale con il 100% di territorio sensibile tutelato da Sic (siti di interesse comunitario).
Le performance regionali confermano il drammatico ampliamento del divario tra Nord e Sud del Paese, anche se in alcune politiche di settore aumentano le eccezioni virtuose. Il Pil pro capite (Italia: 26.184 euro) è sempre molto più alto nelle regioni del Nord, con la Valle d’Aosta in testa (33.683 euro), seguita dalla Lombardia (33.474), dal Trentino Alto Adige (32.515) e dall’Emilia Romagna (32.165). Chiude la classifica la Campania con 16.864 euro, preceduta dalla Calabria con 17.004, dalla Sicilia (17.429) e dalla Puglia (17.513 euro).
Le maggiori percentuali della Povertà relativa (rapporto tra numero di famiglie con spesa media per consumi pari o al di sotto della soglia di povertà di 999 euro mensili e il numero totale delle famiglie residenti), si registrano in Basilicata e Sicilia (28,8%), Campania (25,3%) e Calabria (25%). Le percentuali minori in Emilia Romagna (3,9%), Lombardia (4,4%), Veneto (4,5%).
La percentuale (rispetto alla popolazione residente) di presenza straniera è più alta in Emilia Romagna (9,72%), Umbria (9,61%), Veneto (9,30%), Lombardia (9,29%), mentre è più bassa in Sardegna (1,77%), Puglia (1,81%), Basilicata (1,95%).
Il tasso di motorizzazione (mezzi per abitante) è massimo in Valle d’Aosta con 1.093 auto e 110 motocicli ogni mille abitanti, seguita dal Lazio (674 auto e 114 motocicli ogni 1000 abitanti) e dall’Umbria (666 auto e 92 motocicli). Il tasso minore è in Trentino Alto Adige (540 auto e 82 motocicli) e Puglia (543 e 65). La mortalità stradale più elevata si registra in Friuli Venezia Giulia (89,4 morti nel 2008 per milione di abitanti), nel Lazio (87,6) e in Puglia (86,5) mentre la minore in Liguria (53,9), Campania (56,6) e Basilicata (59,3).
In tema di rifiuti, la vola in Trentino Alto Adige (53,4%), Veneto (51,4%), Piemonte (44,8%) e Lombardia (44,5) e langue spaventosamente al Sud: in particolare in Molise (4,8%), Sicilia 86,1%), Basilicata (8,1%), Puglia (8,9) e Calabria (9,1%).
L’illegalità ambientale poi, continua a caratterizzare pesantemente le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), mentre le percentuali minori di infrazioni si registrano in Valle d’Aosta, Molise, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, pur registrando una sempre più seria penetrazione nelle regioni del Nord.
Le famiglie che possiedono un accesso a internet si trovano più numerose nel Lazio e in Lombardia, meno diffuse in Puglia e Sicilia.
In tema di turismo, le maggiori presenze in termini assoluti dal 2000 al 2007 si registrano in Veneto (61.529.573 nel 2007), Trentino Alto Adige (41.996.391) e Toscana (41.690.528), le minori in Molise (654 nel 2007) e Basilicata (1.856.789). L’attività di agriturismo si concentra sempre in Toscana (27%) e nella provincia di Bolzano (11%), mentre i numeri più bassi sono in Molise, Valle d’Aosta e in provincia di Trento.

Traffico di rifiuti in Lombardia, preoccupa la situazione

rifiuti-plastica “Per non vedere vanificato l’ottimo lavoro investigativo compiuto dalle forze dell’ordine sul traffico di nelle zone di Varese, Milano e Monza è bene che vengano accantonate proposte come quelle del processo breve, di limitazione delle intercettazioni e di alienazione dei beni confiscati alla mafia”. Questo il commento di all’operazione condotta dal Comando Tutela Ambiente dei Carabinieri, in alcune province della regione. Nessuna sorpresa inoltre da parte dell’associazione ambientalista sul presunto coinvolgimento dei colletti bianchi e personaggi legati a organizzazioni criminali di tipo mafioso. Desta comunque preoccupazione in la continua conferma della presenza mafiosa nelle attività economiche illegali del settore ambientale e il livello di penetrazione nell’economia lombarda, con il riciclaggio di denaro sporco in settori che vanno dalle opere d’arte all’acquisto di immobili pignorati agli stessi esponenti criminali.
“Se da un lato è molto positiva l’istituzione, annunciata dal Governo nei giorni scorsi, del Comitato per la sorveglianza delle grandi opere Expo e del Gruppo interforze centrale per l’Expo – dichiara Sergio Cannavò, vicepresidente – dall’altro mancano ancora gli indispensabili strumenti di contrasto, come i delitti contro l’ nel codice penale, e ci preoccupano alcune delle riforme annunciate: senza le intercettazioni inchieste di questo tipo non sarebbero possibili, con il processo breve si rischia di non riuscire ad assicurare alla giustizia i responsabili, con l’alienabilità dei beni confiscati alla mafia si lancia un pericolosissimo segnale di abbassamento della guardia. Rilanciamo con forza la proposta di un Osservatorio regionale e Legalità, per monitorare i fenomeni di attività ambientale che continuano a coinvolgere la anche in previsione dell’evento Expo”.

Quel traffico di rifiuti tossici in Sardegna

carabinieri-discarica “Quanto emerso è solo un ennesimo caso di quella che ormai è divenuta una delle tecniche più in voga nel circuito illegale dei ”. Lo afferma Vincenzo Tiana, presidente di , in merito al traffico di pericolosi scoperta nel Cagliaritano in seguito alle indagini compiute dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. “I ormai non vengono più smaltiti solamente nelle discariche abusive – continua Tiana – ma occultati in maniera ancora più subdola e pericolosa, passando in maniera disinvolta dal loro utilizzo nel sottofondo stradale allo spargimento sui terreni agricoli, fino alla miscelazione con il cemento per la realizzazione di opere civili”.
Secondo il Rapporto Ecomafia di in solo nel 2009 le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine riguardanti il traffico illegale dei sarebbero state complessivamente 188, seguite da 223 denunce e 67 sequestri. “E’ necessario pertanto – conclude Tiana – che gli enti di controllo e le forze dell’ordine si attivino per monitorare in maniera ancora più incisiva i flussi di industriali per evitare il perpetuarsi di pratiche che fruttano milioni di euro ai trafficanti di veleni e minacciano seriamente la salute dei cittadini”.

Un satellitare contro le ecomafie

rifiuti-bis Si chiama e permette di controllare tutte le discariche a livello nazionale. E da lì, tutto il percorso dei rifiuti speciali. Metro dopo metro, dalla produzione allo smaltimento passando per il trasporto. E’ il sistema, messo a punto dal ministero dell’Ambiente, con cui si dichiara guerra alle ecomafie. Occhi (elettronici) puntati sulle 147 milioni di tonnellate di spazzatura prodotte ogni anno e collegati, via Gps, al Comando dei carabinieri per la Tutela dell’ambiente. Il sistema dovrebbe essere operativo a partire dal prossimo 15 giugno e si stima che 600mila aziende operanti nella filiera dei rifiuti potrebbero aderire. “Siamo primi in Europa a realizzare questo sistema – ha affermato , ministro dell’Ambiente – e voglio sottolineare che dopo averlo presentato a Bruxelles ha destato interesse sia da parte della Commissione europea sia dei singoli stati membri, questa tecnologia sarebbe infatti molto efficace se venisse adottata anche a livello comunitario. Vedremo”.

Ecomafie, le colpe delle aziende

ecomafia al collasso entro i prossimi due anni, la necessità di un maggior tasso di trasparenza nel settore rifiuti, controlli carenti e bonifiche inesistenti. Su questi temi si è soffermato il 26 novembre il presidente della di Confindustria , di fronte alla Commissione Bicamerale ecomafie”. E’ quanto ricorda Maurizio Bolognetti, esponente della direzione nazionale radicali Italiani. “Lo scenario disegnato dal rappresentante di Confindustria – aggiunge – è stato apocalittico. Sulla necessità di introdurre un maggior tasso di trasparenza nel settore dei rifiuti, il presidente ci trova assolutamente d’accordo. La trasparenza, però, dovrebbe partire proprio dalle aziende. Forse il presidente non si è accorto che per poter conoscere i codici Cer delle sostanze utilizzate da aziende che trattano rifiuti o sostanze pericolose occorre inventarsi investigatori, la trasparenza è pari a zero. Questo per non dire che anche la possibilità di poter acquisire con facilità i cosiddetti Mud (Modello Unico di dichiarazione ambientale), depositati dalle aziende presso le Camere di Commercio, non è impresa facile. Di certo non li troviamo disponibili on-line. La migliore forma di controllo è il controllo diffuso, il controllo che può essere effettuato da tutti i cittadini. Ma, ahimé, non è così. Più controlli e meno regole, dice il rappresentante di Confindustria; non siamo d’accordo, o meglio siamo d’accordo a metà. Quello che serve nel settore rifiuti è più controlli e rispetto delle regole”.
“Sentire il presidente della Commissione ambiente di Confindustria affermare che poco o nulla si è fatto per procedere alla bonifica dei Siti di interesse nazionale – prosegue – è stato solo la conferma di quanto abbiamo visto in Basilicata. Certo, verrebbe da chiedersi come siano stati utilizzati i fondi stanziati. Noi abbiamo l’impressione che non pochi denari siano stati utilizzati per scopi non coincidenti con le attività di bonifica. I soli siti di bonifica di interesse nazionale occuperebbero il tre per cento del territorio italiano”.
“Anche in materia ambientale – conclude Bolognetti – c’è molto da fare per favorire la conoscenza e la trasparenza. Il controllo e la facilità di accesso a dati e informazioni di qualsiasi natura, a iniziare dai materiali trattati dalle aziende, dovrebbero essere consentiti a tutti i cittadini; ma questa forse resterà una chimera, nonostante le sbandierate operazioni a favore della trasparenza”.

Fra due anni soffocati dai rifiuti?

rifiuti-bis Entro due anni le discariche italiane saranno al collasso. I rifiuti saranno così tanti che invaderanno definitivamente strade e centri abitati. A prospettare questo scenario apocalittico è stato il presidente della di , , sentito oggi nel corso di un’audizione in Commissione ecomafie. “Abbiamo un deficit infrastrutturale – sono le sue parole – e la questione è tanto più urgente se si ipotizza che allo stesso tasso di conferimento in discarica, senza nuove autorizzazioni o ampliamenti, la capacità residua è di poco superiore a due anni”. Una previsione, a dire il vero, non propria nuova. Già un paio d’anni fa, (l’Associazione di imprese servizi ambientali) mise in guardia cittadini e amministrazioni pubbliche sull’insufficiente capacità delle discariche a contenere tutta la spazzatura prodotta in Italia. Ma due indizi non fanno ancora una prova.

Ambiente, scuola ed ecomafia

Ambiente, ed ecomafia: un triangolo sempre più stretto. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, lo ha ricordato nel corso di un’audizione alla Camera. “Vogliamo che l’educazione ambientale, dal prossimo anno, diventi materia ad hoc”. Dalla prevenzione alla repressione: il ministro siciliano ha ricordato la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la Direzione distrettuale antimafia alla presenza del procuratore Piero Grasso. Il nodo centrale è il collegamento fra le istituzioni e un più efficace scambio di informazione. E avverte volontari e sodalizi: “Il rapporto ecomafie, pur rimanendo lodevolissimo il lavoro delle associazioni, è un tema delicatissimo e deve essere un atto del governo e delle istituzioni preposte”.

Nave dei veleni, caso chiuso?

Per il Governo se non è stata una perdita di tempo, poco ci è mancato: là sotto, nei fondali del mare di fronte a Cetraro, non esistono . Per la Regione Calabria c’è bisogno di fare ancora chiarezza: le dichiarazioni del pentito della ‘ndrangheta, Francesco Fonti, saranno anche false, ma il mistero resta. Il , invece, sembra non avere dubbi: la Mare Oceano, spedita dal Governo, non avrebbe effettuato le ricerche nel punto esatto. Sono tre miglia e mezzo (oltre sei chilometri) la distanza che – secondo l’associazione ambientalista – separa la verità ufficiale dalla verità vera. Da qui la richiesta di una perizia pubblica tra il video girato dalla nave del Governo e quello della nave della Regione Calabria. Per “fugare ogni dubbio”.

Camorra e rifiuti, boss in manette

Arrestato Pasquale Di Giovanni, cinquantunenne, inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi. L’operazione rappresenta un vero e proprio traguardo investigativo in quanto è la prima volta che viene acclarata giudiziariamente la gestione diretta da parte della camorra di società operanti nel settore dei rifiuti per mezzo delle quali si riciclavano capitali del clan in quel settore.