Ecosistema
Scritto Giovedì 4 Marzo 2010 da Fabio Lepre
Terra Futura è un evento “green” perché segue un percorso di sostenibilità, ogni anno ricco di soluzioni ecocompatibili. Rispondono a questa logica le azioni e le scelte effettuate, a partire dalla selezione dei fornitori (carta certificata FSC, ristorazione equosolidale e biologica, stoviglie biodegradabili, gadget ecocompatibili, raccolta differenziata, mezzi i trasporto sostenibili, azzeramento delle emissioni di CO2, ecc.). La manifestazione vuole coinvolgere sempre più anche espositori e visitatori, offendo loro indicazioni e suggerimenti per mettere in atto percorsi di sostenibilità.
Le 13 sezioni espositive:
Abitare Naturale: edilizia sostenibile, prodotti e tecnologie costruttive a basso impatto ambientale.
Azioni Globali&Welfare: intercultura, pace, diritti umani, volontariato, sussidiarietà, welfare partecipativo,campagne di sensibilizzazione, finanza etica e cooperazione internazionale.
Bio Cibo&Cose: agricoltura biologica e biodinamica, prodotti ecologici e tessile naturale.
Comunicare la Sostenibilità: media, editoria e comunicazione.
Eco-Idea-Mobility: mobilità sostenibile.
Equo Commercio: commercio equo e solidale.
Itinerari Educativi per la Sostenibilità: educazione, orientamento, formazione e ricerca.
NuovEnergie: energie rinnovabili, risparmio energetico ed ecoefficienza.
Reti del buon governo: reti associative pubbliche e istituzioni.
Salute+Benessere: prevenzione e medicine non convenzionali.
Terra dei Piccoli: progetti, prodotti e servizi per bambini e genitori.
Turismo Eco&Responsabile: viaggi e vacanze sostenibili.
TutelAmbiente: tutela dell’ambiente e della biodiversità, riciclo e riuso.
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Tag:Abitare Naturale, Equo Commercio, green economy, terra futura, Turismo responsabile
Scritto Sabato 27 Febbraio 2010 da Fabio Lepre
Il fiume Lambro è inquinato ma non ci sono rischi per gli alimenti a tavola. Lo assicura Coldiretti secondo cui “con il periodo invernale sono ridotte al minimo le coltivazioni presenti nei campi che peraltro non necessitano in questo momento di irrigazioni per le intense precipitazioni che si sono verificati nei giorni scorsi”. Pochi giorni fa, nel fiume Lambro sono stati sversati ingenti quantità di veleni a causa della fuoriuscita di derivati petroliferi dai depositi di una ex raffineria.
“Le poche coltivazioni in campo – sottolinea la Coldiretti – non necessitano in questo momento di attingere acqua dai fiumi inquinati grazie all’inverno piovoso, con un aumento del 43 per cento delle precipitazioni cumulate in Italia nel gennaio 2010, sulla base dei dati della statistica mensile Ucea relativi alla media geografica degli scarti dal clima (1971-2000) della precipitazione cumulata in percentuale. La situazione meteorologica risulta favorevole poiché le forti e persistenti piogge di questi giorni consentiranno un più veloce deflusso delle acque verso il mare evitando la sedimentazione dei residui inquinanti nel suolo e soprattutto la percolazione nelle falde più profonde”.
“Le circostanze favorevoli nulla tolgono però – continua la Coldiretti – alla gravità di un episodio che mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, naturalistico ed ambientale che arriva fino al fiume Po. L’episodio legato all’inquinamento del Lambro solleva delicati problemi per quanto riguarda la perturbazione degli equilibri ambientali e idrografici dell’area padana, dove si coltiva e alleva un terzo del Made in Italy alimentare”.
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Tag:cibi avvelenati, lambro inquinato
Scritto Giovedì 25 Febbraio 2010 da Fabio Lepre
Questi gli ultimi 4 temi proposti da Legambiente
Cave
In Italia ci sono circa 6mila cave attive e oltre 10mila abbandonate. Sono pari a circa 142milioni di metri cubi i materiali estratti ogni anno tra inerti, sabbia, ghiaia. Puglia, Lombardia e Lazio da sole raggiungono il 50% del totale estratto. La normativa nazionale al riguardo risale al 1927, e in larga parte delle Regioni la situazione è del tutto inadeguata per un attività che ha un fortissimo impatto sull’ambiente e il paesaggio. Pochissime regioni escludono le aree ambientalmente sensibili dall’attività e in metà addirittura mancano (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) o sono incompleti i Piani delle attività estrattive, con sommo gaudio delle organizzazioni criminali dedite all’ecomafia. A fronte degli esorbitanti guadagni realizzati da chi cava, i canoni di concessione sono drammaticamente irrisori. Il totale nazionale per regioni non arriva nemmeno a 53 milioni di euro rispetto al miliardo e 735 milioni di euro l’anno ricavato dai cavatori.
La sfida consiste nel completare il quadro delle regole e aumentare il controllo, adeguando i canoni di concessione ai modelli europei: con canoni di concessione pari a quelli inglesi (20% del prezzo di vendita), per esempio, si avrebbero nuove entrate per 570milioni di euro ogni anno. E puntare al recupero degli inerti attraverso la creazione di filiere virtuose gestite dalla stesse imprese edili.
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Tag:Ambiente Italia 2010, aree protette, cave, consumo di suolo, dissesto idrogeologico, legambiente
Scritto Lunedì 21 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
“Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenaghen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all’ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica”. Lo dice Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International.
“Ma la realtà – fa notare – è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenaghen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito. Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l’obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi. La città di Copenaghen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un accordo debole, pieno di lacune abbastanza grandi da farci passare attraverso tutto l’Air Force One”.
“Ma non è finita. I cittadini di tutto il mondo – prosegue Naidoo – chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e continuano a chiederlo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazioni di un mondo sempre più caldo: ma è solo diventato molto più difficile. La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello politico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento”.
“Come insulto finale – è la sua conclusione – abbiamo appena saputo che i tre attivisti di Greenpeace entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader stanno abbandonando la scena”. (foto by whiteband.org)
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Tag:Clima, greenpeace, Kumi Naidoo, vertice di copenaghen
Scritto Giovedì 10 Dicembre 2009 da Fabio Lepre
Le brutte notizie. Forti ritardi nella prevenzione e ancora troppo cemento lungo i corsi d’acqua e in prossimità di versanti franosi e instabili: resta elevato il pericolo frane e alluvioni in Italia. Nel 79 per cento dei comuni coinvolti nell’indagine Ecosistema rischio 2009 sono presenti abitazioni in aree esposte a pericolo di frane e alluvioni, nel 28 per cento dei casi sono presenti in tali aree interi quartieri e nel 54 per cento fabbricati e insediamenti industriali.
Le buone notizie. L’82 per cento delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, e nel 54 per cento dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.
E’ la fotografia del pericolo frane e alluvioni scattata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con Ecosistema Rischio 2009.
I migliori. Entrambe al nord le maglie rosa assegnate ai comuni più meritori: Palazzolo sull’Oglio (BS) e Canischio (TO) che verranno premiati con la bandiera “Fiume sicuro” come riconoscimento del buon lavoro svolto.
I peggiori. Maglie nere, invece, assegnate ad Acquaro (VV), San Ferdinando (RC), Oppido Marina (RC) in Calabria; Altavilla Silentina (SA), Polla (SA), Quarto (NA) in Campania; e Vejano (VT) nel Lazio.
Tra i capoluoghi di provincia solo Cagliari e Perugia raggiungono la sufficienza. Il fanalino di coda è invece Palermo che, pur avendo strutture in aree a rischio, non ha avviato nessuna politica di gestione del territorio. (foto by regione.emilia-romagna.it)
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Tag:alluvioni, ecosistema a rischio 2009, frane, legambiente, protezione civile
Scritto Lunedì 16 Novembre 2009 da Fabio Lepre
Più piccoli di una zolletta di zucchero, ma più devastanti di un rogo a ferragosto. Sono le cosiddette specie invasive in grado di creare enormi scompensi all’ambiente e mettere in pericoli interi ecosistemi. Un esempio? Lo scarafaggio dei pini di montagna. E’ così distruttivo che in Canada hanno già gettato lo spugna. Più facile trovare una soluzione per utilizzare il legno danneggiato che continuare a combattere lo scarafaggio. Gli esperti Onu lanciano l’sos e sperano che a raccoglierlo siano i partecipanti alla prossima conferenza mondiale sul clima, in programma a Copenaghen. E’ da anni che il Wwf, fra gli altri, si occupa della questione. “Come specie siamo veramente bravi in questo compito – diceva facendo riferimento ai cinque maggiori autogol ambientali ovvero i peggiori disastri provocati dal genere umano ai quali porre rimedio – e in nessuna posto c’è chi meglio di noi prenda le specie da una parte del pianeta e le metta in un altro. Fantastico! Evidentemente, le prime volte che questo accadeva non ne eravamo consapevoli, ma poi abbiamo continuato a farlo. Fino a che l’invasione di specie aliene (o alloctone, insomma non native) è diventata la seconda causa per importanza alla base della perdita di biodiversità”. (foto by services.condenetint)
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Tag:Conferenza mondiale sul clima di Copenaghen, Ecosistema, Onu, scarafaggio dei pini di montagna, specie invasive, wwf
Scritto Mercoledì 11 Novembre 2009 da Fabio Lepre
Prima la crisi, poi la disoccupazione e quindi l’ambiente. E’ la graduatoria delle preoccupazioni degli italiani secondo una ricerca condotta da Gfk-Eurisko (commissionata da Upa e Assocomunicazione) e illustrata nel corso del corso del convegno “Gli Italiani, la green economy & communication” dallo stesso presidente Giuseppe Minoia. L’ambiente e il suo futuro fanno disturbano i pensieri più delle malattie, della sicurezza nelle città e dell’immigrazione. I più timorosi sono le persone comprese nella fascia di età fra i 30 e i 50 anni, mediamente più informati e con una cultura di base più elevata. I giovani, invece, sembrerebbero più disinteressati. Insomma, nella testa del 90% degli italiani di inizio secolo sono finiti anche i cambiamenti climatici, l’inquinamento dell’aria e il problema dello smaltimento rifiuti. Per il 61% di loro è un problema molto grave, per il 42% è abbastanza grave. Interessante rilevare come gli italiani dimostrino maggiore fiducia (quasi uno su due) nelle aziende sensibili all’ambiente, e siano disposti a pagare di più i loro prodotti.
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Tag:ambiente, cambiamenti climatici, Gfk-Eurisko, Giuseppe Minoia, green economy, inquinamento dell'aria, smaltimento rifiuti
Scritto Mercoledì 14 Ottobre 2009 da Fabio Lepre
Ridurre l’80% delle emissioni di Co2 provocate dagli incendi per deforestare l’Amazzonia. E’ questo il primo grande obiettivo che si pone il Brasile in vista del vertice sul cambiamento climatico di Cophenagen. Il piano anti-inquinamento brasiliano che sarà presentato al summit non è ancora stato definito formalmente ma – ha precisato il ministro dell’Ambiente Carlos Minc – punterà sia a ridurre le emissioni dovute agli incendi sia al taglio dell’inquinamento prodotto del traffico auto e della produzione industriale. Brasilia vuole però che tali obiettivi non siano un freno allo sviluppo economico del paese. Secondo il quotidiano O Globo, il Brasile è al quarto posto, su scala mondiale, nella classifica dei paesi più inquinanti, risultato dovuto per il 60% agli incendi provocati per disboscare immense aree dell’Amazzonia e trasformare tali terreni in pascoli o campi coltivabili per la soia e altri prodotti.
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Tag:amazzonia, CO2, Conferenza mondiale sul clima di Copenaghen, conferenza sul clima, deforestazione, Emissioni
Scritto Giovedì 8 Ottobre 2009 da Fabio Lepre
Nel corso di una conferenza stampa organizzata da Greenpeace a San Paolo, le aziende più importanti al mondo nel settore della produzione della carne e della pelle hanno unito le loro forze per mettere al bando l’acquisto di capi di bestiame provenienti da aree recentemente deforestate. JBS-Friboi, Bertin, Minerva e Marfrig -spiega l’associazione ambientalista – hanno risposto alla richiesta di Greenpeace per fermare la deforestazione in Amazzonia.
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Tag:amazzonia, deforestazione, greenpeace
Scritto Lunedì 31 Agosto 2009 da Nano Publishing
A Borgomanero, nella nuova area scuole,
dal 10 al 13 settembre, ecoLOGICA 2009
Dalle energie alternative ai cibi senza chimica, un viaggio
tra ambiente, benessere, biologico all’insegna della semplicità
Borgomanero, 7 luglio 2009. Uno stile di vita sostenibile. Nel 2008 il tema di ecoLOGICA ha riscosso senza dubbio il favore del pubblico: quasi 10.000 i visitatori. Forte del successo ottenuto dal nuovo corso della Fiera cittadina, inaugurato lo scorso settembre, Borgomanero (NO) ospita da giovedì 10 a domenica 13 settembre 2009, la seconda edizione della fiera verde.
Quattro giorni dedicati alla produzione eco-sostenibile, al risparmio energetico, ai materiali eco-compatibili e rinnovabili, al biologico, al benessere. ecoLOGICA 2009 è aperta dalle 18.00 alle 24.00 nei giorni di giovedì e venerdì e dalle 15.00 alle 24.00 sabato e domenica.
Star bene con se stessì, star bene con l’ambiente: è questo in estrema sintesi il tema guida del progetto lanciato lo scorso anno e realizzato dalla Pro-Loco di Borgomanero con il patrocinio e il contributo del Comune di Borgomanero, dell’Atl della Provincia di Novara, della Provincia di Novara e della Regione Piemonte e il determinato sostegno dell’assessore all’Ambiente di Borgomanero Roberto Nonnis.
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Tag:benessere, eco-sostenibilita, fiera verde, risparmio energetico