Ecosistema

Lotta al petrolio sporco

marea nera Da ieri mattina all’alba, quattro attivisti di Greenpeace stanno bloccando la piattaforma petrolifera Stena Don, situata nelle gelide acque al largo della Groenlandia. Gli attivisti sono riusciti a scalare la piattaforma e si dichiarano “ben equipaggiati” per rimanere appesi diversi giorni.
“Le grandi compagnie petrolifere – tuona Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di – devono restare fuori dall’Artico. Piattaforme come questa, impegnate in esplorazioni petrolifere, potrebbero far scattare la scintilla della corsa all’oro nero nell’Artico, mettendo a rischio questo fragile ecosistema e il clima globale. Se riusciremo a bloccare la Stena Don anche per pochi giorni sarà difficile per la compagnia britannica Cairn Energy terminare le attività di esplorazione entro quest’anno. Un tempo che speriamo sia sufficiente a ottenere una moratoria mondiale per l’estrazione di idrocarburi in alto mare”.
“Le nostre azioni contro il petrolio sporco – annuncia – non si fermano qui”.

Goletta dei laghi 2010, tutte le tappe

DSCN9041 Questo è il programma di Goletta dei laghi 2010, il viaggio tutto italiano del battello di Legambiente alla ricerca delle illegalità commesse contro l’ambiente:
3-7 luglio
Lazio, Laghi di Albano, Bolsena e Bracciano
8-12 luglio
Umbria, Lago Trasimeno
13-17 luglio
Lombardia, Lago di Como
18-23 luglio
Lombardia e Piemonte, Lago Maggiore
24-29 luglio
Lombardia, Lago D’Iseo
30 luglio – 4 agosto
Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige, Lago di Garda
“Aiutaci a monitorare lo stato dei nostri laghi – è l’appello di Legambiente –. Segnalaci scarichi sospetti, odori o colori fuori dal normale, illegalità lungo le coste. Manda una mail a scientifico@legambiente.it o un sms o mms a 346-0080726”.

Economia-ecologia

terra-futura Nell’era della crisi economica e finanziaria, la green economy si pone come opportunità di svolta. In questo quadro Terra Futura si pone come luogo in cui si crea, agevola e alimenta l’interconnessione tra economia e ecologia. Fin da suoi esordi, la rassegna ha anticipato questa tendenza, dando spazio alle buone pratiche delle tante imprese responsabili, a partire da quelle valorizzate dal Premio Toscana Ecoefficiente, promosso dalla Regione Toscana, che ha selezionato quest’anno ben 90 esperienze di ecoefficienza. A essere premiati i comportamenti che conciliano la tutela ambientale con l’innovazione produttiva, la competitività, l’efficienza economica e l’equità sociale.
Numerose inoltre le eccellenze che hanno partecipato alla terza edizione della Borsa delle imprese responsabili, registrando numeri importanti con oltre cento tra organizzazioni pubbliche, privati e non profit e ben 700 incontri one to one nell’ambito del “green&social business”, che hanno confermato il successo dell’iniziativa anche per l’edizione 2010.

I dieci nemici del mare italiano

mare-2 Fa nomi e cognomi e ne declina i connotati. Legambiente punta l’indice contro i “nemici del mare italiano” nell’annuale rapporto . Eccoli:
1. Le trivellazioni off shore di petrolio. “Grazie alle semplificazioni della normativa approvate dal Governo e a un prezzo del barile a livelli sempre più elevati – spiega Legambiente – è ripartita la corsa all’oro nero, che ha portato molte società energetiche ad avanzare richieste e in alcuni casi a ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39mila kmq dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”.
2. Il ritorno del nucleare. “Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con il quale vorrebbe produrre il 25% dell’energia elettrica. Nel febbraio 2009 ha firmato con il governo francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia EPR da 1.600 MW (a cui se ne dovranno aggiungere almeno altri 4 per arrivare al 25% di elettricità dal’atomo), mentre nel febbraio 2010 ha approvato il decreto ministeriale sui criteri localizzativi”.
3. Gli scarichi civili non depurati. “Il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui”.
4. La pesca illegale e le spadare. “Le spadare sono un tipo di rete pelagica utilizzata per la cattura del pesce spada il cui uso, vietato dall’Assemblea generale delle Nazioni e dall’Unione europea, è tutt’oggi frequente nel mar Mediterraneo”.
5. Il traffico delle petroliere. “Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno”.
6. Le navi dei veleni. “Fare luce sui misteriosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi avvenuti nel Mediterraneo è una delle battaglie storiche di Legambiente”.
7. L’inquinamento industriale. “Ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo”.
8. Il cemento legale e illegale. “Anche nel 2010 la Goletta Verde navigherà di fronte a una costa italiana sfregiata dal cemento selvaggio. Dall’abusivismo di decine di migliaia di villette per le vacanze, dei tanti attracchi privati e dei grandi alberghi a picco sul mare che tolgono alla fruizione pubblica spiagge, rocce e specchi di mare, mettendo a repentaglio la stessa stabilità della costa”.
9. Il carbone nelle centrali termoelettriche. “Nel 2008 con l’inaugurazione della centrale a carbone di Civitavecchia e l’autorizzazione dei nuovi gruppi di Fiumesanto in Sardegna e Vado Ligure e nel 2009 con il via libera alla riconversione a carbone dell’impianto di Porto Tolle, il nostro paese ha deciso di rilanciare con forza il combustibile in assoluto più dannoso per l’ambiente”.
10. L’erosione costiera. “In Italia su 4.863 km di spiagge, il 24% ha subito negli ultimi 50 anni il fenomeno dell’erosione con arretramenti della linea di costa medi superiori a 25 metri. Questi gli ultimi dati pubblicati nell’Annuario dei dati ambientali 2009 dell’, che certificano come il nostro Paese è tra quelli a più alto rischio di erosione in Europa”.

Con l’acqua alla gola

acqua 2 Il 71 per cento della superficie del Pianeta è coperta dagli oceani. Pesca eccessiva, inquinamento da fonti marine e terrestri hanno provocato il crollo delle popolazioni marine ai livelli più bassi della storia. E’ quanto denuncia, ancora una volta, il Wwf, che – ricorda – “si batte da sempre per salvare questo fondamentale patrimonio dell’umanità”.
Secondo il Wwf “almeno il dieci per cento dei mari dovrebbe essere tutelato in modo efficace, mentre oggi meno dell’uno per cento degli oceani è protetto. Altra minaccia è costituita dall’inquinamento, sia da fonti terrestri (scarichi non depurati, industrie) che marine: su tutte l’inquinamento da petrolio”.
A livello europeo e italiano inoltre il Wwf è impegnato nelle attività di policy “per ottenere norme sulla pesca che tutelino anche gli stock ittici ormai al collasso. Il caso tonno rosso – ricorda l’associazione del Panda – è una testimonianza positiva dell’impegno Wwf”.

Danni per 20 miliardi di dollari

Il presidente degli Stati Uniti

Il presidente degli Stati Uniti

Basteranno venti miliardi di dollari per riparare il danno causato? Se lo chiedono le famiglie, i pescatori, gli allevatori di quell’area del Golfo del Messico ogni giorno più nera a causa della continua uscita di petrolio dal fondo del mare. Venti miliardi di dollari è la cifra con cui la , la società responsabile del buco sul fondale, rimpinguerà un fondo speciale gestito da una commissione indipendente. Basterà dunque per risarcire i danni (certi) presenti e quelli (incalcolabili) del futuro? Saranno sufficienti per rimettere a posto la catena alimentare inevitabilmente spezzata? Il presidente degli Stati Uniti, Barack , incassato questo primo parziale successo, è cauto: “Non sono il tetto massimo”.

Greenpeace, il bilancio sorride

onufrio greenpeace chiude in positivo il suo Bilancio 2009”. Lo annuncia, con soddisfazione, , direttore esecutivo di .
“È stato – ricorda – un anno di straordinario rafforzamento della nostra organizzazione. Grazie all’aumento dei donatori e al consolidamento finanziario, le nostre campagne sono diventate più forti. La , per esempio, è riuscita a rilanciare la moratoria in Amazzonia e a spingere il governo del Brasile a una posizione molto avanzata contro la deforestazione, una delle cause principali dei cambiamenti climatici in atto”.
“Sempre nel 2009 – fa ancora presente – siamo riusciti a coinvolgere molte Regioni, che hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale, nella battaglia per impedire la rinascita del nucleare in Italia, proposta dal Governo. Così come passi avanti sembrano in vista per la protezione delle Bocche di Bonifacio, nel Santuario dei Cetacei”.
“Non tutto è stato positivo, nel 2009, come purtroppo sta a testimoniare la – conclude Onufrio – dalla quale tutto il mondo si attendeva misure decisive per arrestare i cambiamenti climatici. Ma oggi, rispetto a un anno fa, Greenpeace è in condizioni migliori per affrontare nuove sfide, contrastare le minacce ambientali e trovare soluzioni positive sostenibili e incisive”.

Alla ricerca della fogna perduta

Castronuovo Sant’Andrea è un piccolo centro in Provincia di Potenza ubicato nella valle del Sinni. Castronuovo è parte del Parco nazionale del Pollino e come tanti, troppi comuni lucani in pochi anni ha subito un lento ma inesorabile spopolamento. Oggi a Castronuovo vivono poco più di 1.200 abitanti (sulla carta); l’anno scorso, a fronte di un nato si sono registrati 30 decessi. A è impossibile connettersi ad internet ad una velocità superiore ai 56 kb: la Telecom non vuole saperne di portare l’Adsl (Digital divide). Ci siamo recati a Castronuovo per proseguire la nostra inchiesta sui e politici della Basilicata. A abbiamo incontrato i combattivi soci del Comitato per l’emergenza democratica e abbiamo parlato con Pino Di Sario, con Alessandro Di Sario, con Paolo Pesce e con Andrea Porfidio, un enclave di rivoltosi, che vengono percepiti anche da alcuni cittadini come dei rompiscatole. Sono le parole di , membri della direzione nazionale dei .
“Con gli esponenti del Comitato – prosegue Bolognetti – abbiamo parlato di fogne e di depuratori, ma anche di dissesto idrogeologico. Prima di parlare della fogna di , gioverà sottolineare che nel dossier 2009 si può leggere di una Basilicata al quartultimo posto nella classifica delle regioni italiane per capacità di servizi di depurazione e fognatura. Solo il 74% del territorio regionale è coperto da una rete di depurazione e una parte di quel 74% vive sicuramente situazioni problematiche. Nel maggio del 2009 due distinte operazioni del Corpo forestale dello stato portano alla amara scoperta di un inquinamento in atto della diga di Montecotugno (Senise) e di alcuni corsi d’acqua. Fatta questa indispensabile premessa torniamo a e ai rivoltosi del Comitato per l’emergenza democratica. Il 19 giugno 2009, il Comitato indirizza un esposto al Noe, all’Arpab, alla Asl, all’Ente Parco nazionale del Pollino e al Comune di Sant’Andrea, per denunciare la presenza di scarichi fognari a cielo aperto. Nell’esposto tra l’altro scrivono: quel che più stupisce, inoltre, è che a detta dei cittadini questa situazione si trascina da tempo senza che, per quanto è dato sapere, le competenti autorità (ad esempio, l’Agenzia regionale per l’ambiente) siano intervenute per porvi rimedio”.
“Dieci giorni dopo – fa ancora sapere – la Asl n 3 di Lagonegro risponde alla sollecitazione del Comitato, inviando una lettera alla Procura della Repubblica di Potenza nella quale si conferma in pieno quanto contenuto nel sopra citato esposto. Scrive l’Asl: pertanto si invita l’Arpab di Potenza a effettuare un campionamento urgente dei suddetti scarichi e a trasmettere l’esito a questo ufficio. Si invita comunque l’Ente gestore della rete ad assicurare con urgenza il convogliamento degli scarichi e il rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 152/2006 – parte III. Tanto a tutela della pubblica salute e dell’igiene sanitaria”.
“A questo punto – conclude Bolognetti – immagino vi starete chiedendo cosa sia successo a un anno di distanza. Che domanda! Assolutamente niente: la fogna di , come altre reti fognarie, continua a scaricare a cielo aperto. Di tutto questo abbiamo parlato in una video-inchiesta e in un’intervista con Pino, Alessandro, Paolo, Andrea e il presidente della Proloco di Castronuovo, tutta gente che non ci sta a far finta di niente e a piegare la testa. Dei rivoltosi! Ne abbiamo parlato anche con alcuni cittadini e ho ancora nelle orecchie il laconico commento di un simpatico vecchietto: qua non funziona niente. Una rassegnazione un po’ atavica, un po’ indotta. Ovviamente, noi ci auguriamo che le cose possano funzionare e che emerga un po’ di verità, magari anche grazie all’operato di uomini di buona volontà come gli amici della bellissima Castronuovo”.
Il video può essere visto e scaricato all’indirizzo www.radioradicale.it/scheda/304392/alla-ricerca-della-fogna-perduta

Stato dell’ambiente e minacce alle Biodiversità

Business da cinque milioni di euro

Business da cinque milioni di euro

Minacce alla biodiversità, e franoso, aumento della temperatura media, ma anche di crescita del patrimonio naturale e forestale. Di questo si è discusso nel corso della presentazione dell’Annuario dei dati ambientali curato dall’, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Dal rapporto emerge che la perdita della biodiversità procede a ritmi senza precedenti registrando un aumento del numero di specie a “rischio estinzione” nel nostro Paese, ritenuto il custode del maggior numero di specie animali in Europa. Pressoché dimezzate, in 25 anni, 33 varietà di uccelli tipiche degli ambienti agricoli. Le minacce alla biodiversità non risparmiano neanche le specie vegetali: il 15% delle piante superiori e il 40% delle piante inferiori sono in pericolo.

La Giornata mondiale della Terra, Greenpeace preoccupata

Kumi Naidoo Ieri è stata celebrata la Giornata mondiale della Terra. “Il nostro pianeta – spiega – , direttore esecutivo Greenpeace International – sta affrontando la più grossa sfida di tutti i tempi. Le nostre foreste primarie vengono abbattute e i nostri oceani vengono saccheggiati in modo sconsiderato e inquinati a un ritmo mozzafiato. La caccia alle balene, l’inquinamento di sostanze tossiche, il carbone sporco, la pericolosa energia nucleare e le coltivazioni geneticamente modificate minacciano la qualità e anche la sostenibilità della vita dell’intero pianeta. Si profilano cambiamenti climatici catastrofici perché i governi e le aziende spendono tempo e risorse nella speranza di aumentare i profitti, ma senza affrontare i cambiamenti necessari per ridurre le emissioni di carbonio”.