Ecosviluppo

Terra Futura, i dettagli

specie invasive è un evento “green” perché segue un percorso di sostenibilità, ogni anno ricco di soluzioni ecocompatibili. Rispondono a questa logica le azioni e le scelte effettuate, a partire dalla selezione dei fornitori (carta certificata FSC, ristorazione equosolidale e biologica, stoviglie biodegradabili, gadget ecocompatibili, raccolta differenziata, mezzi i trasporto sostenibili, azzeramento delle emissioni di CO2, ecc.). La manifestazione vuole coinvolgere sempre più anche espositori e visitatori, offendo loro indicazioni e suggerimenti per mettere in atto percorsi di sostenibilità.
Le 13 sezioni espositive:
: edilizia sostenibile, prodotti e tecnologie costruttive a basso impatto ambientale.
Azioni Globali&Welfare: intercultura, pace, diritti umani, volontariato, sussidiarietà, welfare partecipativo,campagne di sensibilizzazione, finanza etica e cooperazione internazionale.
Bio Cibo&Cose: agricoltura biologica e biodinamica, prodotti ecologici e tessile naturale.
Comunicare la Sostenibilità: media, editoria e comunicazione.
Eco-Idea-Mobility: mobilità sostenibile.
Equo Commercio: commercio equo e solidale.
Itinerari Educativi per la Sostenibilità: educazione, orientamento, formazione e ricerca.
NuovEnergie: energie rinnovabili, risparmio energetico ed ecoefficienza.
Reti del buon governo: reti associative pubbliche e istituzioni.
Salute+Benessere: prevenzione e medicine non convenzionali.
Terra dei Piccoli: progetti, prodotti e servizi per bambini e genitori.
Turismo Eco&Responsabile: viaggi e vacanze sostenibili.
TutelAmbiente: tutela dell’ambiente e della biodiversità, riciclo e riuso.

Vertice di Copenaghen, “che delusione”

smog Parlano di occasione persa a Copenaghen. Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, e Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, “il vertice si chiude con un accordo che delude le speranze del mondo”. Ma, mettono in guardia, “i cambiamenti climatici non si fermano”.
Secondo i due vertici dell’associazione ambientalista “la più importante, partecipata, disorganizzata conferenza delle Nazioni Unite non è riuscita a dare al Mondo la risposta che si aspettava per fermare i cambiamenti climatici. Dopo due settimane di discussione con l’intervento di 120 tra capi di Stato e di Governo, la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa. E solo nelle ultime ore si è scongiurata una rottura completa delle trattative che avrebbe riportato la discussione indietro di vent’anni. L’accordo uscito dal vertice non è la risposta che serve alla crisi climatica: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale”.
“Eppure – proseguono congiuntamente – mai il mondo era stato così vicino a un accordo internazionale che avrebbe permesso di superare il Protocollo di Kyoto nel fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi per tutti i Paesi e nel sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri sia nel breve che nel medio periodo. Tutte queste decisioni sono rinviate, si spera al prossimo vertice di Bonn a giugno con la speranza di affrontare e risolvere finalmente i punti più delicati. Nel frattempo però il non si ferma, anzi obbliga a lavorare con ancora maggiore impegno per arrivare finalmente a un accordo vincolante che spinga le soluzioni capaci di dare risposte per i cittadini delle diverse parti del Pianeta”.
“Ma la Conferenza di Copenaghen – concludono – sarà ricordata anche per altri due motivi. Il primo è il salto di scala delle questioni ambientali. Attraverso la chiave del clima sono state come mai nella storia al centro dell’agenda politica internazionale, con un dibattito che ha visto tutti i Governi presentarsi alla Conferenza con obiettivi e politiche nazionali per la riduzione delle emissioni. Il secondo è la straordinaria partecipazione della società civile internazionale alla Conferenza: oltre 35mila persone che hanno raggiunto la Capitale danese, una variegata partecipazione di organizzazioni ambientaliste e sociali dalle più diverse parti del Mondo che ha promosso centinaia di appuntamenti e iniziative, e che però sono stati tenuti proprio negli ultimi e più decisivi giorni fuori dal vertice”.

Stop allo sfruttamento dell’olio di palma

palma E sono tre. Per la terza volta l’Indonesia è oggetto di una nostra attenzione specifica. Prima la vicenda di attivisti e giornalisti espulsi sulla base di motivi ancora poco chiari, poi lo stop (su decisione del Governo di Giakarta) al taglio e alla conversione delle foreste sin qui effettuata da una nota multinazionale. Adesso Italia chiede di “sospendere l’approvvigionamento di di provenienza Indonesia, fino a quando non saranno disponibili garanzie concrete sulla gestione sostenibile delle coltivazioni“. “L’azione che abbiamo intrapreso è perfettamente in linea con la nostra politica ambientale ed è coerente con i principi di corretta alimentazione – sono le parole di Maurizio Zucchi, direttore Qualità di Italia -. Da tempo stiamo cercando di ridurre le quantità di impiegate nella formulazione dei nostri prodotti alimentari e di quelli dell’igiene personale. Una decisione presa sia per le problematiche nutrizionali (l’ ha un elevato contenuto di grassi saturi) sia per le ricadute ambientali legate alla deforestazione”. Alessandro Giannì, direttore della Campagne di Italia, si dice lieto “di constatare che Italia assume una posizione netta in merito all’uso di prodotti che, provenendo dall’Indonesia, rischiano di derivare da processi insostenibili di distruzione forestale. La decisione di dimostra che servono garanzie concrete sull’origine di questi prodotti. Garanzie che la Rspo (tavola rotonda per l’ sostenibile) al momento non fornisce”. (foto by genitronsviluppo.com)

In Toscana è tempo dei Green days

fortezza da basso Si chiamano Green days e sono dedicati all’ambiente e all’. Sono organizzati dalla Regione Toscana in vista della e si terranno fra mercoledì 25 e venerdì 27 novembre. Stiamo parlando della tre giorni fiorentina di sensibilizzazione ambientale di cui, dopo le incertezze del vertice Fao, sembra essercene bisogno. E’ la risposta a livello locale dei fallimenti internazionali. Il programma del primo giorno mette al centro i “Nuovi modi di costruire e abitare in Toscana e nel Mediterraneo”; i relatori sono Andrea Tilche della Commissione europea e l’assessore alla Casa Eugenio Baronti. Giovedì è il turno degli “Stati generali della sostenibilità” e del Dossier immigrazione 2009 curato dalla Caritas. Nel programma anche una lectio magistralis sulla sostenibilità come nuovo motore dell’economia a cura dello storico francese Jean Paul Fitoussi. Venerdì, infine è il giorno della quattordicesima Conferenza regionale dell’ambiente. L’appuntamento è alla Fortezza da Basso. (foto by italianostrasiena.files.wordpress.com)

Stop alla distruzione delle foreste dell’Indonesia

indonesia Ancora , ancora Greenpeace. L’associazione ambientalista annuncia che il ministro per le del Governo di Giakarta, Zulkifli Hasan ha messo un freno al taglio e alla conversione delle sin qui effettuata dalla multinazionale April. Il motivo? Le denunce di Greenpeace, stando a quanto sostengono. Poche settimane fa, gli attivisti avevano innalzato un muro umano a protezione di una foresta torbiera presa di mira dagli escavatori della multinazionale. “Dopo la decisione del Ministro Hasan – dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenepace Italia – il Presidente indonesiano Yudhoyono ha la storica opportunità di annunciare una moratoria immediata sulla deforestazione. Solo così l’ potrà mantenere fede ai suoi impegni di riduzione delle di Co2”. Greenpeace chiede “a tutte le aziende che acquistano olio di palma e carta (o polpa di carta) che provenga dall’ di fermare immediatamente i loro rapporti commerciali con aziende indonesiane coinvolte in fenomeni di deforestazione e degradazione delle torbiere e con essi la distruzione delle ultime del Pianeta”. (foto by transitionsabroad.com)

Se l’Italia cade a pezzi

Tornano numeri e cartine. Regione per regione, tutto il territorio italiano è passato nuovamente al setaccio per denunciare rischi idrogeologici ovvero pericoli di morte e sciagure. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, è capitata martedì scorso, sull’isola di Ischia, in Campania, in seguito a una frana dal monte Epomeo che ha ucciso una ragazza di 15 anni e ha ferito 20 persone. Tutta l’Italia, in realtà, è a rischio. Per la Coldiretti, ad esempio, sette comuni su dieci dovrebbero dormire sonni poco tranquilli. Per la precisione “ci sono 5.581 comuni, il settanta per cento del totale – denuncia l’associazione dei coltivatori diretti – a rischio idrogeologico dei quali 1.700 sono a rischio frana e 1.285 a rischio di alluvione, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità”. E ancora, “i cambiamenti climatici che si manifestano con una modificazione della distribuzione delle piogge e l’aumento dell’intensità delle precipitazioni insieme alla sottrazione delle aree coltivate rappresenta un mix micidiale che fa aumentare la fragilità dei territori ed impone una più attenta politica della prevenzione”. E quindi, cosa fare? Prevenzione, ma solo dopo le tragedie.

L’ambiente preoccupa di più delle malattie

effettoserra Prima la crisi, poi la disoccupazione e quindi l’ambiente. E’ la graduatoria delle preoccupazioni degli italiani secondo una ricerca condotta da Gfk-Eurisko (commissionata da Upa e Assocomunicazione) e illustrata nel corso del corso del convegno “Gli Italiani, la green economy & communication” dallo stesso presidente . L’ambiente e il suo futuro fanno disturbano i pensieri più delle malattie, della sicurezza nelle città e dell’immigrazione. I più timorosi sono le persone comprese nella fascia di età fra i 30 e i 50 anni, mediamente più informati e con una cultura di base più elevata. I giovani, invece, sembrerebbero più disinteressati. Insomma, nella testa del 90% degli italiani di inizio secolo sono finiti anche i , l’inquinamento dell’aria e il problema dello . Per il 61% di loro è un problema molto grave, per il 42% è abbastanza grave. Interessante rilevare come gli italiani dimostrino maggiore fiducia (quasi uno su due) nelle aziende sensibili all’ambiente, e siano disposti a pagare di più i loro prodotti.

Stop agli incendi in Amazzonia

Quale futuro per l\'Amazzonia? Ridurre l’80% delle di Co2 provocate dagli incendi per deforestare l’. E’ questo il primo grande obiettivo che si pone il Brasile in vista del vertice sul cambiamento climatico di Cophenagen. Il piano anti-inquinamento brasiliano che sarà presentato al summit non è ancora stato definito formalmente ma – ha precisato il ministro dell’ Carlos Minc – punterà sia a ridurre le dovute agli incendi sia al taglio dell’inquinamento prodotto del traffico auto e della produzione industriale. Brasilia vuole però che tali obiettivi non siano un freno allo sviluppo economico del paese. Secondo il quotidiano O Globo, il Brasile è al quarto posto, su scala mondiale, nella classifica dei paesi più inquinanti, risultato dovuto per il 60% agli incendi provocati per disboscare immense aree dell’ e trasformare tali terreni in pascoli o campi coltivabili per la soia e altri prodotti.

Summit sul clima, il Giappone chiede un Green New Deal

Il premier del Hatoyama al vertice sul clima all’ ha invitato a varare “un Green New Deal, come quello iniziato da Obama”. Hatoyama ha ricordato le misure che saranno adottate dal e già presenti nel manifesto elettorale del suo partito che promette “la riduzione del 25% delle di gas serra entro il 2020”. E ha aggiunto che il da solo non può fermare il cambiamento climatico e che i Paesi sviluppati devono guidare la riduzione delle .

Summit sul clima, ecco il trattato di Greenpeace e Wwf

Nel percorso verso il Summit sul clima di Copenhagen, Greenpeace e Wwf si sono impegnate, insieme ad altre associazioni internazionali, per stilare un proprio “Trattato sul Clima per Copenhagen’’: il lungo testo, che è stato già distribuito ai negoziatori di 192 paesi, ha impegnato per un anno le principali associazioni mondiali che si occupano delle politiche climatiche. Il documento contiene un vero e proprio testo legislativo che evidenzia gli elementi chiave necessari per concludere un accordo globale equo e ambizioso, in grado di mantenere gli impatti dei cambiamenti climatici al di sotto dei livelli di rischio inaccettabili identificati dalla maggior parte degli scienziati. Esso descrive il percorso che il mondo dovrebbe avviare per evitare cambiamenti climatici catastrofici, riconoscendo che l’incremento delle temperature globali deve mantenersi al di sotto dei 2 gradi centigradi. Si stabilisce un tetto globale alle emissioni – e un idoneo budget di carbonio – e si spiega in dettaglio come i Paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati possano contribuire alla salvezza del pianeta e delle popolazioni, coerentemente con i propri mezzi e le proprie responsabilità. Il documento mostra infine come i Paesi più poveri e vulnerabili del mondo possono essere protetti e risarciti.