Effetto serra

Gas serra in calo, per il quinto anno consecutivo

smog Le emissioni di gas a effetto serra in Europa sono diminuite per il quinto anno consecutivo, rendendo più vicino il raggiungimento degli obiettivi stabiliti per l’Unione europea in materia dal Protocollo di Kyoto. Lo rende noto l’Agenzia europea dell’ambiente nel suo ultimo rapporto.
Nel 2008, nell’Unione europea a 15 c’è stata una riduzione delle emissioni dell’1,9% rispetto al 2007, pari a una diminuzione del 6,9% rispetto al 1990 e quindi vicina alla soglia dell’8% fissata da Kyoto. Anche nell’Unione europea a 27 paesi membri le emissioni si sono ridotte del 2% nello stesso periodo di riferimento, pari a una diminuzione dell’11,3% rispetto al 1990. All’epoca della firma del Protocollo di Kyoto, infatti, l’Unione europea era composta solo da 15 stati membri e non esiste quindi un obiettivo per l’Unione europea a 27.
“Con il proseguimento dei negoziati per un accordo mondiale sul clima per il periodo successivo al 2012 è fondamentale che l’Europa dimostri di essere in grado di tener fede ai propri impegni nell’ambito del protocollo di Kyoto. I cali significativi delle emissioni realizzati negli ultimi cinque anni dimostrano chiaramente l’importanza di fissare obiettivi vincolanti”, ha dichiarato il commissario per il cambiamento climatico .Tuttavia, ha ammonito il commissario, “il 2008 è soltanto il primo anno del periodo di impegno del protocollo di Kyoto e tutti gli Stati membri devono continuare ad adoperarsi per conseguire i loro obiettivi per il periodo 2008-2012”.

Sette tutto verde

magazine 7 Un intero numero dedicato al . E’ quanto propone questa settimana Sette, il magazine del Corriere della Sera diretto da Giuseppe Di Piazza. “Quanto aiuto – si legge sulla copertina – possiamo dare al pianeta? Tanto, se ci comportiamo nei modi giusti. Scopriamo quali, in 164 pagine dedicate al bene più grande: il nostro futuro”. All’interno del numero speciale sono presenti, tra l’altro, articoli su auto e moto, stili di vita, scienza e ghiacci, Europa pulita, moda. E poi c’è anche una intervista al ministro dell’Ambiente . Cosa dice? “Abiterei accanto a una centrale”. Sulla copertina, infine, a farla da padrone è , prima ballerina dell’Opera di Parigi.

Terra Futura, dai quartieri la sfida al cambiamento globale

terra-futura , la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità, ribadisce la necessità di una svolta: nelle scelte di governo (locali, nazionali, internazionali), nel modo di pensare e di fare economia, di consumare, vivere sul Pianeta e tessere relazioni sociali. Una svolta che – anche alla luce del fallimento politico della XV Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici di Copenhagen – può partire dai territori, dal locale. Per questo la settima edizione di (Firenze, Fortezza da Basso, dal 28 al 30 maggio 2010) è dedicata al tema delle “Comunità sostenibili e responsabili”: ad esse è necessario guardare per scoprire quanti siano già i nuovi modelli e le esperienze di sviluppo sostenibile. Da qui può nascere un progetto di società capace di farci uscire davvero dalla crisi.
La comunità deve pensare e agire con la consapevolezza che si sono allargati i confini della propria responsabilità: quelli temporali (ossia verso le generazioni future), quelli spaziali (verso l’intero pianeta). C’è questo al centro di : presente e futuro si toccano, locale e globale sono inevitabilmente connessi. E se ogni azione nel locale ha ripercussioni nel globale, allora anche le soluzioni, la svolta possibile potrà partire da qui. E ancora, qui trova motivo e radici il ruolo fondamentale delle città, come luoghi di contraddizione e conflitti, simbolo e prodotto della globalizzazione (dal 2008 oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città, qui è prodotto l’80% delle di e la temperatura media è maggiore di un grado rispetto alla media nazionale, agli usi civile è imputabile il 40% dei consumi energetici, e ancora nelle aree urbane avviene circa il 60% degli spostamenti).

Emissioni, anche la Cina ha un cuore

cina Obiettivo 45 per cento. E’ la quantità di di gas serra da ridurre entro il 2020. La Cina rompe gli indugi e, alla vigilia del summit internazionale di Copenaghen, fissa limiti e buone intenzioni. L’annuncio è stato dato dall’agenzia Nuova Cina spiegando che si tratta di “un’azione volontaria del governo cinese”. Si tratta di un passo avanti da non sottovalutare rispetto alle incertezze e al pessimismo di pochi giorni fa sul vertice danese. Anche perché è la prima volta che la Cina (il paese più inquinante del mondo) si espone così tanto. La decisione – fa sapere il regime – è stata presa “dal governo sulla base delle sue condizioni nazionali ed è un contributo importante allo sforzo globale nell’affrontare il cambiamento climatico”. Gli Stati Uniti, l’altro grande paese che ha disatteso gli accordi di Kyoto, si è mostrata favorevole a incamminarsi sulla strada del ragionevole compromesso fra sviluppo industriale e salvaguardia dell’ambiente. A Copenaghen presenterà il suo piano.

Rivoluzione verde nell’agricoltura

“L’incremento della produttività non si ottiene con tecnologie costose che i poveri agricoltori non possono permettersi. Innovazione vuol dire predisporre metodi differenziati ed economici che aiuteranno i piccoli produttori a raggiungere la sicurezza alimentare in un contesto climatico che cambia”. Sono le parole di che, nell’ambito nella crisi alimentare e climatica, ha diffuso il rapporto al bivio. L’obiettivo? Suggerire un approccio più ecologico all’. “È sconcertante – fa ancora sapere l’associazione ambientalista – che i leader mondiali non siano capaci di uscire dal circolo vizioso delle solite tecnologie, obsolete e inquinanti, che ci hanno portato sull’orlo della crisi attuale. E’ necessario cambiare rotta: il business-as-usual ha fallito. Il rapporto delle Nazioni Unite sullo stato dell’, indica la strada verso la reale . Solo investendo in coltivazioni di tipo ecologico saremo in grado di continuare a produrre per il prossimo secolo”. L’attuale di tipo intensivo sarebbe una delle cause del cambiamento climatico e delle emissioni di . La soluzione, dunque, andrebbe ricercata in un’ di stampo ecologico che possa ammorbidire l’impatto sul clima. Il rapporto è scaricabile da questo link: http://www..org/raw/content/international/press/reports/agriculture-at-a-crossroads-report.pdf

Clima, la Apple lascia la Camera di commercio

Dopo la Nike, tocca alla . La casa di Cupertino, che negli ultimi mesi ha moltiplicato gli sforzi ecologici puntando sul riciclaggio delle componenti, ha annunciato che lascerà la , la potente lobby del commercio con l’estero americano, perché si oppone a una nuova legge Usa per limitare l’. Come ha annunciato Catherine Novelli, vicepresidente della per gli affari internazionali, “ci opponiamo strenuamente alle recenti dichiarazioni della Chamber contro gli sforzi dell’Epa per limitare i gas serra”.

“L’Artico a rischio scomparsa dal 2030”

Si registra oggi il minimo annuale di estensione dei ghiacci dell’. Il 2009 si classifica al terzo posto – dopo 2007 e 2008 – tra gli anni peggiori per la perdita di superficie della calotta polare artica. Un altro segnale d’allarme per i leader del mondo che al vertice di Copenhagen dovranno trovare un accordo per evitare cambiamenti climatici catastrofici. La nave rompighiaccio di Greenpeace, l’Arctic Sunrise, prosegue la sua spedizione nell’ e si trova ora al largo della costa nord-orientale della Groenlandia, di fronte all’arcipelago norvegese delle Isole Svalbard. A bordo si è aggiunto Peter Wadhams, esperto di fama mondiale che utilizzerà l’Arctic Sunrise come piattaforma per le proprie ricerche sullo stato di riduzione dei ghiacci dell’Oceano . “Stiamo entrando in una nuova epoca di fusione dei ghiacci dell’Oceano a causa del riscaldamento globale” spiega il dott. Peter Wadhams. “Nel giro di vent’anni l’ arriverà alla fine del periodo estivo completamente privo dei ghiacci che ricoprono il mare. Non possiamo più fare affidamento sui modelli di previsione usati fino ad oggi, che hanno sovrastimato le condizioni reali già dagli anni ‘80”. Greenpeace chiede che i Paesi industrializzati si impegnino a ridurre le proprie emissioni di del 40% entro il 2020, rispetto ai valori del 1990, e a fornire risorse finanziarie ai Paesi in via di sviluppo pari ad almeno 110 miliardi di euro all’anno fino al 2020, così da aiutarli a ridurre la crescita delle loro emissioni del 15-30% al 2020.

L’effetto serra? Si combatte con gli alberi artificiali

Una foresta di centomila alberi artificiali potrebbe, nell’arco dei prossimi dieci o venti anni, diventare una delle soluzioni al problema dell’. E’ quanto affermano alcuni esperti di geoingegneria in un rapporto che identifica tre innovazioni tecnologiche, tutte a basso impatto ambientale, che potrebbero contribuire in futuro alla lotta contro i cambiamenti climatici. “Gli alberi artificiali sono già un prototipo e sono già avanzati dal punto di vista del design dell’automazione e dei componenti che verrebbero usati. Potrebbero, in un periodo relativamente breve, essere prodotti in massa e messi in funzione”, ha dichiarato , responsabile del rapporto, aggiungendo che gli alberi artificiali sarebbero in grado di catturare una quantità di migliaia di volte superiore rispetto ad un albero vero. Le altre due innovazioni identificate come pratiche dagli studiosi, membri dell’istituto britannico di ingegneria meccanica, sono dei – ovvero dei container trasparenti con dentro alghe in grado di rimuovere con la fotosintesi l’ dall’atmosfera – e l’installazione di tetti riflettenti sugli edifici in modo da respingere la luce ed il calore del sole.

Arriva il libro bianco dei fertilizzanti

L’ (Ifa) ha presentato il Libro bianco ‘‘Fertilizzanti, cambiamento climatico e miglioramento della produttività sostenibile’’. Il documento si propone di fornire un’analisi dell’impatto globale dell’industria dei fertilizzanti sul cambiamento climatico, alla luce soprattutto della crescente domanda di prodotti agricoli che caratterizzerà i prossimi anni. ‘‘Secondo lo studio – è scritto in un comunicato dell’Associazione nazionale produttori di fertilizzanti – il ciclo produttivo dei fertilizzanti produce appena dal 2% al 3% delle globali di e allo stesso tempo i fertilizzanti azotati contribuiscono a nutrire circa la metà della popolazione mondiale’’. ‘‘Dal momento che la produzione agricola crescerà esponenzialmente nei prossimi anni a causa della sempre maggiore domanda mondiale di cibo, mangimi, fibre e bioenergia – si legge il comunicato – anche l’utilizzo di fertilizzanti è destinato ad aumentare di conseguenza. Pertanto risulta fondamentale, per l’industria dei fertilizzanti, cercare soluzioni in grado di ridurre ulteriormente l’impatto ambientale e individuare quindi una via sostenibile verso la sicurezza alimentare mondiale’’.

Roma: orsi polari cercano cibo

Questa l’ultima provocazione di , alla vigilia del G8, alcuni attivisti si sono travestiti da orsi polari senzatetto aggirandosi per le vie di Roma. Da spiegano che ” in estate i ghiacci della calotta polare vanno rapidamente riducendosi e gli orsi stanno letteralmente perdendo la loro casa. La perdita totale della calotta polare potrebbe avvenire gia’ dalle estati intorno al 2030. La riduzione dei ghiacci artici e’ la principale causa di perdita dell’habitat naturale dell’orso polare, adesso a rischio estinzione per effetto del riscaldamento globale. Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di , dichiara che ”Il governo italiano sta dimostrando di non aver affatto compreso la drammaticita’ della crisi climatica in corso, che mettera’ a rischio il futuro di milioni di persone: gia’ oggi le morti nel mondo a causa dei cambiamenti climatici – conclude – sono circa 300 mila all’anno e i profughi ambientali potranno salire fino a 700 milioni al 2050”.