Europa

Rifiuti in Campania, Italia condannata

rifiuti . Non ha creato in Campania impianti di recupero e di smaltimento. Così la contesta al Governo del Belpaese di aver messo a repentaglio l’incolumità dei cittadini: “Gli Stati membri non devono esporre la salute umana a pericolo nel corso di operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti”. Secondo il collegio giudicante di Lussemburgo, “nella regione Campania, i quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, dimostrano un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare”. E ancora, nulla di quanto sostenuto può “giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti”.

“Le fogne di Parigi sono sottoterra?”

fogne parigi Anche la verdeggiante Irlanda è stata oggetto di altrettanti malintesi. Hotels.com ha riscontrato che gli stranieri in visita si meravigliano del fatto che gli irlandesi siano così evoluti da utilizzare i telefoni cellulari e che parlino inglese! Inoltre alcuni pare abbiano preso troppo sul serio le leggende sui Lepricauni, gli gnomi che secondo la mitologia abitavano l’isola prima dei Celti, tanto da spingersi a chiedere dove sia la foresta in cui vivono!
Dal canto loro, anche gli inglesi hanno un bel da fare per rispondere a richieste come: “Perché il Castello di Windsor è stato costruito sulla traiettoria di volo di Heathrow?”, oppure “gli inglesi sono soliti fare dorking?”, domanda di un turista intento a consultare la guida turistica della cittadina di Dorking, nel Surrey.
L’improbabile curiosità dei turisti non ha limiti: qualcuno, giunto nella capitale francese e forse credendo di essere tornato all’epoca medievale, ha domandato “Le fogne di sono sottoterra?”, mentre qualche amante dell’arte si è giustamente informato su dove fosse possibile trovare la “Signora con il sorriso”, riferendosi alla Gioconda.
Idee confuse anche per quanto riguarda il Portogallo, tanto che gli uffici turistici dell’Algarve si sono trovati a dover spiegare dove fosse “la graziosa cittadina chiamata Algarve” e quanto Lisboa fosse lontana da Lisbona!
Hotels.com rivela che anche la geografia della Spagna non è chiara ai viaggiatori: alcuni infatti credono di trovare il mare a Madrid e si informano quanto sia distante dall’hotel, salvo ripiegare su una visita alla Puerta del Sol, della quale vorrebbero sapere gli orari di apertura al pubblico per non rischiare di trovare chiuso! (foto by exibart.com) (2/fine)

Commercio del legno, “così non va”

Mentre a sono in corso i negoziati per limitare l’impatto globale della deforestazione sul clima, i Governi europei bloccano la possibilità di avere una legge severa e efficace che impedisca l’ingresso del illegale sui mercati europei. E’ la nuova denuncia di Grennpeace.
“A si discutono le misure per tagliere le proteggendo le ultime foreste del pianeta e con grande nonchalance i Governi europei cosa fanno? Si oppongono alle misure proposte dallo stesso Parlamento per ridurre fenomeni barbari come il taglio illegale e la distruzione degli ultimi polmoni del nostro pianeta – commenta stupita Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia –. Questo cieco sostegno dei ministri, compreso l’italiano Luca Zaia, all’industria del renderà impossibile per tutti i consumatori europei sapere se il che acquistano non provenga da gravi fenomeni di illegalità come la deforestazione e l’ingiustizia sociale”.

A Copenaghen un Tavolo su agricoltura biologica e cambiamento climatico

riso-biologico-02 L’agricoltura biologica si fa spazio alla conferenza Onu di Copenaghen sul cambiamento climatico, anche con il contributo di , l’Istituto certificazione etica e ambientale, promotore di un Tavolo di incontri.
Due gli obiettivi: promuovere e sostenere il potenziale e la ricerca dell’agricoltura biologica per mitigare il cambiamento climatico. L’organismo conta attualmente otto membri: , Ifoam – Federazione mondiale dei movimenti dell’agricoltura biologica; il Rodale Institute (Usa); Krav, attore chiave sul mercato biologico svedese; l’inglese Soil Association; Icrofs, centro internazionale di ricerca su agricoltura biologica (Danimarca); Fibl, istituto di ricerca sull’agricoltura biologica e Fao, agenzia Onu per cibo e alimentazione.
Per raggiungere questi scopi, i membri hanno sviluppato un piano di azione per il 2010 e 2011. La principale attività sarà lo sviluppo di una metodologia per il mercato delle di carbonio, che lavora in sinergia con i più generali obiettivi si sviluppo ed i benefici per i piccoli produttori del Sud del Mondo.
“L’agricoltura biologica – ha affermato Urs Niggli, direttore del Fibl, coordinatore di queste attività – ha una notevole potenzialità per la mitigazione del cambiamento climatico grazie all’alto capacità di sequestro di carbonio nel suolo e grazie alla riduzione di di gas-serra dovuta all’assenza di fertilizzanti sintetici e all’impiego di materiale organico. Inoltre, vanta grandi potenzialità in termini di strategia di adattamento al cambiamento climatico”.
Per Antonio Compagnoni, responsabile relazioni internazionali “il Tavolo è un punto di partenza per inserire l’agricoltura bio nell’agenda delle negoziazioni relative ad un accordo successivo al Protocollo di Kyoto. E l’intera comunità bio è concorde nel rendere l’agricoltura biologica il sistema leader della agricoltura sostenibile”.

Giovani e ambiente: che confusione!

giovani Comunicazione ambientale da migliorare. I giovani europei capiscono poco e male i messaggi di istituzioni e imprese sull’importanza della tutela dell’ambiente. Sono smarriti e anche un po’ apatici. Lo rivela una ricerca commissionata da Sony Europe su un campione di cinquemila giovani fra gli 11 e i 16 anni in cinque paesi del vecchio continente: Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Spagna. Ebbene, oltre la metà degli intervistati manifesta confusione rispetto alle informazioni diffuse e un quarto di loro non sa cosa fare ovvero come incidere positivamente sull’ambiente. La maggior parte dei giovani contattati, infine, punta il dito contro le grandi imprese e i governi: sono loro ad avere le maggiori responsabilità sulle problematiche ambientali.
Secondo Achim Steiner, direttore generale dell’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, “i giovani manifestano solitamente interesse per queste tematiche, ma possono anche essere scettici e pessimisti sull’ambito degli interventi reali e concreti volti a risolvere i problemi ambientali che ci interessano da vicino. Oltre alle minacce e ai problemi, è molto più importante comunicare ai giovani il fatto che vi sono soluzioni inusitate alle sfide di un mondo popolato da sei miliardi di persone, sia per trasmettere sicurezza, che per infondere il coraggio di agire, perché insieme si può fare la differenza”. (foto by areaexp.com)

Denunce ambientali, petizioni online

icebergscoglierecaretta Si tratta di un progetto internazionale promosso e cofinanziato dalla Commissione europea per dar voce e potere decisionale ai cittadini, tramite petizioni online sulle principali tematiche ambientali. Il progetto si avvale di un portale internet (www.ep-.eu), dove saranno raccolte le più importanti petizioni sui vari temi ambientali che riguardano il nostro paese e l’, la cittadinanza potrà interagire ed esprimere la propria opinione.
In Italia il progetto, iniziato l’1 gennaio e coordinato dal Centro tecnologico di Atene, viene seguito da e dall’Ansa. Tra i vari partners del progetto ci sono anche le agenzie di stampa e le associazioni ambientaliste e le università di Grecia, Portogallo e Belgio. La funzione delle associazioni ambientaliste e delle agenzie di stampa in questa fase è di estrema importanza: sia per l’ottima conoscenza dell’opinione pubblica sulle tematiche ambientali sia per il coordinamento con i gruppi nazionali, con gli esperti e con i cittadini.
“Quando si affrontano temi legati all’ambiente – spiega il parlamentare Ermete Realacci, membro della commissione Ambiente alla Camera dei deputati – la partecipazione è un elemento indispensabile. Questo perché la qualità delle relazioni sociali, delle condizioni ambientali, delle procedure decisionali e amministrative, dell’offerta culturale e formativa, dei servizi di assistenza e di cura delle persone, costituisce il vero carattere dello sviluppo della nostra società. I cittadini e gli utenti sempre più esprimono una domanda sociale di qualità alla quale le istituzioni, le imprese e più in generale la politica e la cultura devono rispondere. L’Europa e in particolare l’Italia, sono un importante laboratorio per comprendere le dinamiche e i processi che segnano e attraversano questo passaggio epocale”.

Rifiuti, si può fare di più

rifiuti Lo dice l’: siamo indietro. E l’ha messo nero su bianco in due relazioni finite sui tavoli dei vertici governativi degli Stati membri. Sia le norme e sia i controlli relativi alla sono lacunosi, anzi “insufficienti”. Occorre fare di più – spiegano da Bruxelles – per proteggere la salute dei cittadini e l’ambiente attorno a cui si vive. Fra le bacchettate europee, sembra significativa quella relativa alla spedizione dei . Al di là delle frequenti carenze infrastrutturali, pare che si verifichino casi di spedizioni illegali di spazzatura. Più specificatamente, in alcuni degli Stati membri entrati nell’ dopo il 2004 “si ricorre ancora alle discariche in misura consistente, le infrastrutture per il trattamento dei sono inadeguate e la popolazione non è abituata a separare e riciclare i ”.

Aspettando Copenaghen

Un angolo della Tasmania

Un angolo della Tasmania

Oggi Consiglio Ambiente Ue straordinario per Copenaghen. I ministri dell’Ambiente dei 27 paesi aderenti all’ si troveranno faccia faccia per preparare il vertice dell’Onu sul clima organizzato a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre. L’obiettivo è concordare impegni vincolanti anche senza un trattato formale. Nonostante le speranze riaccese in questi ultimi giorni, l’ombra del fallimento, sulla scia di quanto successo a Roma per il vertice Fao, si staglia ben visibile all’orizzonte. Sembra che sia solo l’ a crederci e a fissare date e impegni. Lo stesso G2 fra Stati Uniti e Cina, rispettivamente rappresentati dai leader Barack Obama e Hu Jintao, si è rivelato un mezzo flop. Nessuno dei due paesi, in questa fase storica, è voluto rimanere imbrigliato nei lacci e lacciuoli di costrizioni climatiche.

Rifiuti, una settimana per ridurli

rifiuti Sono coinvolti tutti i cittadini dell’Europa che promettono di ridurre la quantità di spazzatura prodotta in una settimana. Enti pubblici e singoli cittadini, associazioni e famiglie, industrie e Ong: chiunque può partecipare. A ognuno di loro viene consegnata una carta con i i rispettivi requisiti e un bel logo da esporre: “”. Quella che inizia sabato 21 per poi concludersi venerdì 29 è una iniziativa della a cui hanno aderito decine di associazione e comitati. , per esempio. “Da nord a sud, nel nostro Paese le esperienze di riduzione della produzione di sono sempre più numerose – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di – Si tratta di una serie limitata ma importante d’iniziative locali – come, per esempio, la promozione dell’uso dell’acqua del rubinetto e dei sacchetti riutilizzabili o biodegradabili, del compostaggio domestico e degli acquisti consapevoli – da replicare il più possibile in tutta Italia. Da sole, però, le buone pratiche di prevenzione non bastano: sono necessarie iniziative strutturali di carattere nazionale, che coinvolgano soprattutto il mondo della produzione e della distribuzione”.

In Rete le industrie europee più (e meno) inquinanti

L’ fa sul serio, In attese dal vertice mondiale sul clima di , la estrae dal cilindro il di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo di cui sono colpevoli le industrie di tutta Europa. In buona sostanza, tutti sapranno chi e quanto inquina. Ogni anno saranno comunicati i dati relativi a 91 sostanze e circa 24mila aziende operanti in 65 settori dell’economia. Secondo il commissario europeo per l’Ambiente, Stavros Dimas: “È segno della reale volontà delle autorità pubbliche e del settore di divulgare le informazioni ai cittadini e assumere una maggiore apertura”. E ancora: “L’istituzione di questo registro permetterà ai cittadini di accedere direttamente alle informazioni sulle rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa e li aiuterà a partecipare in prima persona alle decisioni che si ripercuotono sull’ambiente”. Sul sito (http://prtr.ec.europa.eu/), infatti, non dovrebbero mancare nomi, cognomi e qualità ambientale delle industrie coinvolte.