Geografia ambientale

L’Emilia Romagna che piace a Legambiente

Il battello ambientalista è pronto per un nuovo viaggio

Il battello ambientalista è pronto per un nuovo viaggio

In attesa di , la Guida Blu di Legambiente e Touring Club in distribuzione da pochi giorni elenca alcuni punti di eccellenza dell’Emilia Romagna. Sono nove le destinazioni della riviera inserite nella Guida con valutazioni che tengono conto della qualità dell’ambiente, della vivibilità della località e del livello di servizi e comfort. Il primo posto nella valutazioni dell’associazione ambientalista è stato attribuito a Cervia con 3 vele; seguono (con 2 vele) Comacchio, Lidi Ravennati, Cesenatico, Bellaria Igea Marina, Rimini, Riccione, Misano e Cattolica. La Riviera dell’Emilia Romagna è nota per i divertimentifici e gli eventi che però nelle più recenti valutazioni degli enti di ricerca e monitoraggio sul turismo internazionale (l’Eurobarometro UE) vengono indicati con un misero 16% di gradimento ben lontano dal 32% assegnato all’attrattiva locale e dal 25% del patrimonio culturale.
L’Emilia Romagna è inoltre la regione con il massimo numero di strutture ricettive aderenti all’etichetta ecologica (ecolabel) di Turismo (124 con oltre 20.000 posti letto). Qui è nata l’etichetta o il marchio di qualità ambientale che contraddistingue le imprese turistiche attente a ridurre l’impatto delle proprie attività sull’ambiente e a promuovere il territorio circostante che poi si è diffuso in tutta l’Italia diventando la prima iniziativa italiana e la seconda d’Europa per numero di adesioni.

I dieci nemici del mare italiano

mare-2 Fa nomi e cognomi e ne declina i connotati. punta l’indice contro i “nemici del mare italiano” nell’annuale rapporto Mare monstrum. Eccoli:
1. Le trivellazioni off shore di petrolio. “Grazie alle semplificazioni della normativa approvate dal Governo e a un prezzo del barile a livelli sempre più elevati – spiega – è ripartita la corsa all’oro nero, che ha portato molte società energetiche ad avanzare richieste e in alcuni casi a ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39mila kmq dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”.
2. Il ritorno del nucleare. “Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con il quale vorrebbe produrre il 25% dell’energia elettrica. Nel febbraio 2009 ha firmato con il governo francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia EPR da 1.600 MW (a cui se ne dovranno aggiungere almeno altri 4 per arrivare al 25% di elettricità dal’atomo), mentre nel febbraio 2010 ha approvato il decreto ministeriale sui criteri localizzativi”.
3. Gli scarichi civili non depurati. “Il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui”.
4. La pesca illegale e le spadare. “Le spadare sono un tipo di rete pelagica utilizzata per la cattura del pesce spada il cui uso, vietato dall’Assemblea generale delle Nazioni e dall’Unione europea, è tutt’oggi frequente nel mar ”.
5. Il traffico delle petroliere. “Ogni giorno le acque del sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno”.
6. Le navi dei veleni. “Fare luce sui misteriosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi avvenuti nel è una delle battaglie storiche di ”.
7. L’inquinamento industriale. “Ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo”.
8. Il cemento legale e illegale. “Anche nel 2010 la navigherà di fronte a una costa italiana sfregiata dal cemento selvaggio. Dall’abusivismo di decine di migliaia di villette per le vacanze, dei tanti attracchi privati e dei grandi alberghi a picco sul mare che tolgono alla fruizione pubblica spiagge, rocce e specchi di mare, mettendo a repentaglio la stessa stabilità della costa”.
9. Il carbone nelle centrali termoelettriche. “Nel 2008 con l’inaugurazione della centrale a carbone di Civitavecchia e l’autorizzazione dei nuovi gruppi di Fiumesanto in Sardegna e Vado Ligure e nel 2009 con il via libera alla riconversione a carbone dell’impianto di Porto Tolle, il nostro paese ha deciso di rilanciare con forza il combustibile in assoluto più dannoso per l’ambiente”.
10. L’erosione costiera. “In Italia su 4.863 km di spiagge, il 24% ha subito negli ultimi 50 anni il fenomeno dell’erosione con arretramenti della linea di costa medi superiori a 25 metri. Questi gli ultimi dati pubblicati nell’Annuario dei dati ambientali 2009 dell’, che certificano come il nostro Paese è tra quelli a più alto rischio di erosione in Europa”.

Sos goletta

Il battello ambientalista è pronto per un nuovo viaggio

Il battello ambientalista è pronto per un nuovo viaggio

“Se vi imbattete in tratti di mare dal colore e dall’odore sgradevoli, tubature che scaricano direttamente in mare o qualsiasi altra situazione sospettate possa mettere a rischio l’integrità dei mari, dei laghi o dei fiumi italiani scrivete subito a scientifico@.it”. E’ l’appello con cui lancia il servizio Sos Goletta coordinato dai biologi di Goletta Verde e , le due imbarcazioni che ogni estate partono per monitorare lo stato di salute degli ecosistemi marini e lacustri.
“Inviateci – aggiunge l’associazione ambientalista – una breve descrizione della situazione e le indicazioni utili per individuare il punto segnalato, le foto dello scarico o dell’area inquinata, un recapito telefonico per chiedervi eventuali ulteriori informazioni. Grazie alle vostre segnalazioni da anni riusciamo a scovare e denunciare i nemici del mare e dei laghi che per interessi privati mettono a rischi la salute pubblica”.

Stato dell’ambiente e minacce alle Biodiversità

Business da cinque milioni di euro

Business da cinque milioni di euro

Minacce alla biodiversità, e franoso, aumento della temperatura media, ma anche di crescita del patrimonio naturale e forestale. Di questo si è discusso nel corso della presentazione dell’Annuario dei dati ambientali curato dall’, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Dal rapporto emerge che la perdita della biodiversità procede a ritmi senza precedenti registrando un aumento del numero di specie a “rischio estinzione” nel nostro Paese, ritenuto il custode del maggior numero di specie animali in Europa. Pressoché dimezzate, in 25 anni, 33 varietà di uccelli tipiche degli ambienti agricoli. Le minacce alla biodiversità non risparmiano neanche le specie vegetali: il 15% delle piante superiori e il 40% delle piante inferiori sono in pericolo.

La Giornata mondiale della Terra, Greenpeace preoccupata

Kumi Naidoo Ieri è stata celebrata la Giornata mondiale della Terra. “Il nostro pianeta – spiega – , direttore esecutivo Greenpeace International – sta affrontando la più grossa sfida di tutti i tempi. Le nostre primarie vengono abbattute e i nostri oceani vengono saccheggiati in modo sconsiderato e inquinati a un ritmo mozzafiato. La caccia alle balene, l’inquinamento di sostanze tossiche, il carbone sporco, la pericolosa energia nucleare e le coltivazioni geneticamente modificate minacciano la qualità e anche la sostenibilità della vita dell’intero pianeta. Si profilano catastrofici perché i governi e le aziende spendono tempo e risorse nella speranza di aumentare i profitti, ma senza affrontare i cambiamenti necessari per ridurre le emissioni di carbonio”.

Sette tutto verde

magazine 7 Un intero numero dedicato al vivere verde. E’ quanto propone questa settimana , il magazine del diretto da Giuseppe Di Piazza. “Quanto aiuto – si legge sulla copertina – possiamo dare al pianeta? Tanto, se ci comportiamo nei modi giusti. Scopriamo quali, in 164 pagine dedicate al bene più grande: il nostro futuro”. All’interno del numero speciale sono presenti, tra l’altro, articoli su auto e moto, stili di vita, scienza e ghiacci, Europa pulita, moda. E poi c’è anche una intervista al ministro dell’Ambiente . Cosa dice? “Abiterei accanto a una centrale”. Sulla copertina, infine, a farla da padrone è , prima ballerina dell’Opera di Parigi.

La Giornata della Terra

earth day Domani si celebra la 40sima .
Si tratta di un appuntamento che torna ogni anno dal 1970 quando Gaylord Nelson, senatore del Wisconsin, mobilitò 20 milioni di americani per una gigantesca dimostrazione in favore dell’ambiente. Da quella manifestazione nacque nel 2000, su iniziativa dello stesso Nelson, l’, oggi celebrato con migliaia di eventi in oltre 170 paesi nel mondo. Il tema di quest’anno è “Buone pratiche personali per la riduzione della nostra impronta ecologica”. Per buone pratiche personali si intendono azioni ed esperienze innovative che possono contribuire a migliorare la qualità della vita, ridurre l’inquinamento, risparmiare energia e acqua. Tutto quello che permette ad ognuno di noi di rendere meno pesante la nostra presenza su questo pianeta.
“Tutto il mondo si fermi per un giorno a pensare al nostro unico pianeta che stiamo distruggendo – spiega Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di 45 organizzazioni e associazioni di solidarietà internazionale –. Mai come in questo momento è fondamentale mettere al centro delle nostre riflessioni e del dibattito sociale e politico i problemi legati ai cambiamenti climatici. In un periodo in cui si stanno susseguendo in continuazione calamità naturali, non si può omettere di pensare alle responsabilità dell’uomo rispetto agli effetti disastrosi provocati dal clima, di cui sono spesso principali vittime, anche se non artefici, le popolazioni di Africa, Asia e America latina. La nostra Terra ha bisogno di essere difesa e protetta! Ha bisogno di un impegno quotidiano, individuale e collettivo, per un consumo responsabile e sostenibile delle risorse. Occorre un profondo cambiamento culturale e politico che incida sui modi di produrre e di consumare. Occorre riaffermare con forza la centralità dei beni comuni, come l’aria e l’acqua, che vanno garantiti a tutti e preservati da processi di mercificazione e privatizzazione”.

Commercio del legno, “così non va”

Mentre a Copenaghen sono in corso i negoziati per limitare l’impatto globale della deforestazione sul clima, i Governi europei bloccano la possibilità di avere una legge severa e efficace che impedisca l’ingresso del illegale sui mercati europei. E’ la nuova denuncia di Grennpeace.
“A Copenaghen si discutono le misure per tagliere le emissioni proteggendo le ultime foreste del pianeta e con grande nonchalance i Governi europei cosa fanno? Si oppongono alle misure proposte dallo stesso Parlamento per ridurre fenomeni barbari come il taglio illegale e la distruzione degli ultimi polmoni del nostro pianeta – commenta stupita Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia –. Questo cieco sostegno dei ministri, compreso l’italiano Luca Zaia, all’industria del renderà impossibile per tutti i consumatori europei sapere se il che acquistano non provenga da gravi fenomeni di illegalità come la deforestazione e l’ingiustizia sociale”.

Foreste tropicali, addio annunciato?

Le foreste sono oggetto di studio

Le sono oggetto di studio

Di questo passo diventeranno presto un ricordo. Negli ultimi venti anni ne è stata distrutta una superficie pari a otto volte l’Italia. Su per giù, sono 250 milioni di ettari. A leggere approfonditamente i dati emergono dettagli poco rassicuranti: circa un decimo del commercio internazionale di legname proviene da tagli illegali causando perdite commerciali pari a dieci miliardi di dollari l’anno. Sono i dati diffusi dall’ (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Numeri che fanno coppia con quelli della : quasi 13 milioni di ettari di sono distrutti ogni anno, di cui l’85 per cento è concentrata nei Paesi tropicali. Per il capo dipartimento dell’ Emi Morroni “permane purtroppo la presenza di uno squilibrio crescente nel rapporto uomo-natura nelle dotazioni generali di capitale naturale rispetto alle condizioni economiche dei Paesi. questo un aspetto non sempre ben percepito del divario nei percorsi di sviluppo del nord e del sud del mondo”.

A rischio le foreste del Mediterraneo

Le foreste sono un interessante oggetto di studio Scienziati dei Paesi del bacino del e non solo, hanno raggiunto un accordo per sviluppare un programma di ricerca per affrontare i problemi del patrimonio forestale del . Quello che viene definito il triangolo che collega l’Europa mediterranea all’Africa settentrionale e al Medioriente ha bisogno di maggiore ricerca, istruzione e innovazione per riuscire a sostenere quel prezioso ecosistema che produce i vari prodotti e servizi che contribuiscono alle economie nazionali della regione. Sono 73 milioni gli ettari di patrimonio naturale costituito dalle e dai boschi del ospitano 25.000 specie di piante vascolari (metà delle quali sono endemiche). La regione è apprezzata sia per i suoi beni (legname, sughero, piante aromatiche, tartufi) che per i servizi (turismo e attività di ricreazione), che sono vitali per lo sviluppo socioeconomico della regione. Il suo futuro tuttavia, è “seriamente minacciato dai e dall’”. Sono rischi per la sopravvivenza che vanno ad aggiungersi ai problemi – da sempre esistenti – legati agli incendi, il sovrasfruttamento e l’avanzare della desertificazione nella regione.