Rifiuti

Traffico di rifiuti, sequestri e perquisizioni

carabinieri-discarica Associazione per delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di , truffa aggravata, corruzione, falso. Sono alcune dei reati di cui sono accusate trenta persone coinvolte nell’operazione del Noe dei carabinieri nel centro-nord. Tra le persone coinvolte, responsabili di impianti di trattamento di , intermediari, proprietari di discariche, trasportatori e pubblici ufficiali.
Nella carte della procura di Napoli, emerge il quantitativo di smaltiti illegalmente: centomila tonnellate per un business pari a cinque milioni di euro. La maggior parte di questi sarebbe stata movimentata fra il 2005 e il 2009 in discariche italiane ed europee, con in benestare di un ufficiale di polizia giudiziaria in servizio presso la procura della Repubblica di Macerata, sospettato di intascare tangenti per chiudere un occhio.

Dieci proposte per l’emergenza rifiuti

rifiuti-bis 1. Aumentare il costo dello smaltimento in discarica
2. Diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i Comuni italiani
3. Completare la rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei
4. Rivedere il sistema di premialità/penalità per premiare la riduzione e il riciclaggio
5. Promuovere la diffusione delle buone pratiche locali sulla prevenzione
6. Avviare la redazione del Programma nazionale di prevenzione
7. Promuovere la qualità delle raccolte differenziate per massimizzare il riciclaggio
8. Garantire la certezza normativa, a partire dal passaggio tassa/tariffa
9. Non riaprire la stagione dei commissariamenti per l’emergenza
10. Introdurre i delitti ambientali nel codice penale e istituire un fondo per le bonifiche dei siti orfani

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Come si diventa Comuni Ricicloni

rifiuti Per diventare Comune Riciclone nel 2009, bisognava aver superato la soglia del 50 per cento di raccolta differenziata. Ai comuni sotto i diecimila abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha invece imposto il superamento della soglia del 55 per cento. Vincitore assoluto dell’edizione 2010 è il comune di Ponte nelle Alpi (Bl), 8.499 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 83,5 per cento di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,28. Spicca poi il risultato di Salerno, miglior capoluogo riciclone del Centro Sud, per aver raggiunto il 60,3 per cento di raccolta differenziata.
Comuni ricicloni 2010 racconta un’Italia in movimento nonostante le difficoltà. Sono 12 milioni infatti gli italiani coinvolti nelle pratiche di raccolta differenziata nei ben 1488 che quest’anno rientrano nella classifica virtuosa di Comuni Ricicloni 2010.
Attivando servizi di raccolta differenziata, i comuni premiati hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,3 milioni di tonnellate di CO2, pari al 5% dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia. A questo risultato bisogna aggiungere anche il fatto che quasi 7 milioni di tonnellate di sono state sottratte alla discarica.

Comuni Ricicloni 2010, “quante scuse…”

rifiuti-plastica “Nonostante l’imperdonabile silenzio di molti media nazionali, ci sono regioni come la Sicilia che vivono una grave emergenza con montagne di immondizia in strada, spesso oggetto di pericolosi incendi – ha dichiarato il presidente nazionale di Vittorio Cogliati Dezza a proposito del rapporto Comuni Ricicloni 2010 stilato dalla stessa associazione ambientalista –. Con la scusa della crisi palermitana, ancora una volta il governo vorrebbe imporre un commissariamento e realizzare altri mega inceneritori. Soluzione niente affatto utile perché, nella migliore delle ipotesi, entrerebbero in funzione tra 5 anni. Il modello da seguire esiste già anche sull’isola ed è costituito dai comuni ricicloni trapanesi e agrigentini che hanno performance di raccolta e riciclaggio paragonabili a quelli del Nord Italia. La rinascita del Centro Sud Italia deve partire dalle migliori esperienze ormai consolidate: le grandi città, a partire dalla Capitale, devono seguire l’esempio di Salerno, che ha finalmente sfatato il mito dell’impossibilità di fare la raccolta domiciliare su tutta l’area urbana”.
“La nuova frontiera dei comuni ricicloni non è rappresentata solo dalla raccolta differenziata ma anche dalla prevenzione – ha detto Andrea Poggio, vice direttore Nazionale di –. Sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica. A questi, si aggiungeranno prossimamente altre 250 località che hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando. ha inoltre deciso di lanciare una campagna per dire Stop ai sacchetti di plastica, nel timore che il governo decida di prorogare ancora il permesso alla commercializzazione: in tutte le prossime iniziative, da Goletta verde a Puliamo il Mondo, lanciamo un impegno volontario all’abbandono del sacchetto di plastica che puzza di petrolio, di spreco, di balene spiaggiate e di “trash vortex” nell’Oceano Pacifico”.

Ecco i Comuni Ricicloni 2010

raccolta-differenziata E’ il Nord a fare la parte del leone per la gestione dei in Italia: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si piazza infatti al primo posto della classifica di che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono al meglio i propri . A livello regionale è il Veneto a svettare in cima alla classifica con una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2%, dalla Lombardia con il 28,8% e dal Piemonte con il 23,9%.
Eppure le buone pratiche e le performance di successo si stanno diffondendo anche al Centro Sud. La Sardegna si conferma leader tra le regioni emergenti sulla raccolta differenziata per aver raggiunto a fine 2009 una percentuale regionale del 35% (nel 2002 era al 3%). In Campania sono 84 i comuni da cui prendere esempio in materia di differenziata, con Salerno in testa, e 7 comuni rappresentano la Sicilia. Spiccano poi le esperienze dei 37 comuni sardi, dei 9 comuni del Lazio, dei 4 calabresi, dei 2 della Basilicata e, per la prima volta nella storia di Comuni ricicloni, di uno della Puglia (Monteparano, provincia di Taranto).

Rifiuti elettronici, +148%

rifiuti elettronici 75.954 tonnellate di elettrici ed elettronici trattati in tutto il 2009, di cui 43.178 del raggruppamento R1 – frigoriferi, condizionatori, scalda acqua – e 32.776 del raggruppamento R2 – lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni – e 178.000 kg di gas dannosi per l’ozono intercettati e correttamente smaltiti: questi sono i risultati più evidenti che emergono dal Rapporto di sostenibilità ambientale 2009 di Ecodom, il principale sistema collettivo italiano sia per quota di mercato dei produttori consorziati sia per volumi trattati (gestisce il 40% in termini di peso di tutti i Raee raccolti in Italia).
“L’obiettivo di coniugare l’eccellenza nella tutela dell’ambiente con l’efficienza nei processi di trattamento dei Raee ha guidato le attività del Consorzio anche in questo secondo anno di operatività, nel quale abbiamo registrato una crescita del 148% nella raccolta dei Raee rispetto al 2008. – afferma Piero Moscatelli, presidente di Ecodom – Il 2009 ha inoltre rappresentato l’anno del consolidamento di un sistema che ha dimostrato di funzionare e che ha ottenuto importanti risultati sia normativi sia in termini di efficienza”.

Reati ambientali, il Governo dà i numeri

rifiuti Un illecito ambientale ogni 43 minuti, un modo per comprendere il senso del primo Rapporto sul contrasto all’illegalità ambientale, presentato dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, il 26 maggio scorso. L’indagine, spiega Palazzo Chigi, raccoglie dati e informazioni relative all’impatto ambientale dell’azione della criminalità lungo l’intero territorio nazionale e individua settori e modalità per sviluppare le più idonee strategie di contrasto al fenomeno. Nel 2009 sono stati effettuati oltre 12mila controlli in cui sono state riscontrate attività illecite, con oltre 10 mila persone denunciate, 188 arresti e circa 2800 sequestri. Numeri che sottolineano l’impegno e le capacità operative delle forze dell’ordine, di cui si sono rafforzate anche competenze, conoscenze, professionalità specifiche.

Alla ricerca della fogna perduta

Castronuovo Sant’Andrea è un piccolo centro in Provincia di Potenza ubicato nella valle del Sinni. Castronuovo è parte del Parco nazionale del Pollino e come tanti, troppi comuni lucani in pochi anni ha subito un lento ma inesorabile spopolamento. Oggi a Castronuovo vivono poco più di 1.200 abitanti (sulla carta); l’anno scorso, a fronte di un nato si sono registrati 30 decessi. A è impossibile connettersi ad internet ad una velocità superiore ai 56 kb: la Telecom non vuole saperne di portare l’Adsl (Digital divide). Ci siamo recati a Castronuovo per proseguire la nostra inchiesta sui e politici della Basilicata. A abbiamo incontrato i combattivi soci del Comitato per l’emergenza democratica e abbiamo parlato con Pino Di Sario, con Alessandro Di Sario, con Paolo Pesce e con Andrea Porfidio, un enclave di rivoltosi, che vengono percepiti anche da alcuni cittadini come dei rompiscatole. Sono le parole di , membri della direzione nazionale dei .
“Con gli esponenti del Comitato – prosegue Bolognetti – abbiamo parlato di fogne e di depuratori, ma anche di dissesto idrogeologico. Prima di parlare della fogna di , gioverà sottolineare che nel dossier 2009 si può leggere di una Basilicata al quartultimo posto nella classifica delle regioni italiane per capacità di servizi di depurazione e fognatura. Solo il 74% del territorio regionale è coperto da una rete di depurazione e una parte di quel 74% vive sicuramente situazioni problematiche. Nel maggio del 2009 due distinte operazioni del Corpo forestale dello stato portano alla amara scoperta di un inquinamento in atto della diga di Montecotugno (Senise) e di alcuni corsi d’acqua. Fatta questa indispensabile premessa torniamo a e ai rivoltosi del Comitato per l’emergenza democratica. Il 19 giugno 2009, il Comitato indirizza un esposto al Noe, all’Arpab, alla Asl, all’Ente Parco nazionale del Pollino e al Comune di Sant’Andrea, per denunciare la presenza di scarichi fognari a cielo aperto. Nell’esposto tra l’altro scrivono: quel che più stupisce, inoltre, è che a detta dei cittadini questa situazione si trascina da tempo senza che, per quanto è dato sapere, le competenti autorità (ad esempio, l’Agenzia regionale per l’ambiente) siano intervenute per porvi rimedio”.
“Dieci giorni dopo – fa ancora sapere – la Asl n 3 di Lagonegro risponde alla sollecitazione del Comitato, inviando una lettera alla Procura della Repubblica di Potenza nella quale si conferma in pieno quanto contenuto nel sopra citato esposto. Scrive l’Asl: pertanto si invita l’Arpab di Potenza a effettuare un campionamento urgente dei suddetti scarichi e a trasmettere l’esito a questo ufficio. Si invita comunque l’Ente gestore della rete ad assicurare con urgenza il convogliamento degli scarichi e il rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 152/2006 – parte III. Tanto a tutela della pubblica salute e dell’igiene sanitaria”.
“A questo punto – conclude Bolognetti – immagino vi starete chiedendo cosa sia successo a un anno di distanza. Che domanda! Assolutamente niente: la fogna di , come altre reti fognarie, continua a scaricare a cielo aperto. Di tutto questo abbiamo parlato in una video-inchiesta e in un’intervista con Pino, Alessandro, Paolo, Andrea e il presidente della Proloco di Castronuovo, tutta gente che non ci sta a far finta di niente e a piegare la testa. Dei rivoltosi! Ne abbiamo parlato anche con alcuni cittadini e ho ancora nelle orecchie il laconico commento di un simpatico vecchietto: qua non funziona niente. Una rassegnazione un po’ atavica, un po’ indotta. Ovviamente, noi ci auguriamo che le cose possano funzionare e che emerga un po’ di verità, magari anche grazie all’operato di uomini di buona volontà come gli amici della bellissima Castronuovo”.
Il video può essere visto e scaricato all’indirizzo www.radioradicale.it/scheda/304392/alla-ricerca-della-fogna-perduta

Ecomafia, qui si riciclano i soldi

ecomafia legambiente rifiuti La mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno così nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la società costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita più grossa è quella che vede al centro Cosa nostra, c’è anche l’interesse della ‘ndrangheta nei poli commerciali calabresi, così come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c’è il controllo della camorra sui supermercati della Campania e quello sui negozi della capitale.
Anche l’agricoltura si conferma uno dei pilastri dell’economia criminale. Un giro d’affari di 50 miliardi di euro l’anno, poco meno di un terzo del fatturato illegale nel nostro paese. Un business che si traduce in 150 reati al giorno, un agricoltore su tre raggiunto dai tentacoli delle mafie, come denuncia la Cia, Confederazione italiana agricoltori, nel suo terzo rapporto sulla “Criminalità in agricoltura”. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia sono le regioni in cui il comparto dell’agro-crimine rende di più, anche se i tentacoli arrivano fino al Nord. I reati vanno dai furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, “pizzo”, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, a truffe nei confronti dell’Unione europea, caporalato, e saccheggio del patrimonio boschivo.
5.154 infrazioni accertate per 2.933 persone denunciate, 52 arrestate e 2.836 sequestri effettuati nel settore delle zoomafie. Dai piccioni viaggiatori corrieri della droga ai combattimenti tra cani, dalle corse clandestine di cavalli al traffico di specie protette, fino alla passione dei boss per le fiere da esporre per vanità o per intimidire le vittime, anche questo settore aumenta il proprio business nel 2009. Numerosi i casi di commercio illegale di cuccioli di cane di razze pregiate provenienti dall’Est europeo come le corse di cavalli maltrattati, drogati e rovinati dalle gare notturne sulle strade deserte delle periferie del Sud Italia. Il mercato alimentato dagli acquisti via internet e dai lauti guadagni delle scommesse clandestine.

Ecomafia, se la spazzatura non puzza

rifiuti Nel ciclo dei si è registrato un significativo aumento delle infrazioni accertate: 5.217 nel 2009, erano 3.911 nel 2008, con un incremento del 33,4%, ma anche delle denunce e degli arresti: 2.429 a fronte dei 2.406 del 2008. La Campania si conferma in testa alla classifica con 810 reati accertati (15,5% del totale nazionale), seguita da Puglia (735 infrazioni), Calabria (386), Sicilia (364) e Toscana (327). Prima regione del Nord è il Piemonte, ottava, con 270 reati.
Il primo dato da segnalare per il è quello relativo al mancato ridimensionamento del fenomeno dell’abusivismo a causa della crisi economica. Secondo le stime Cresme Consulting, se il settore legale delle costruzioni ha vissuto un sostanzioso calo delle abitazioni ultimate (dalle 316mila del 2008 alle 280mila del 2009), la parte illegale ha visto una diminuzione di sole mille abitazioni, passando da 28mila abitazioni abusive del 2008 alle attuali 27mila. Come dire che i tracciati dell’industria delle costruzioni legale e di quella illegale sono ampiamente separati e vivono di vita propria. L’abusivismo organizzato opera in nero in tutta la sua filiera (acquisto materiali, manodopera, utilizzazione del bene ecc.), selezionando le occasioni migliori e a maggior valore aggiunto quali ville costiere, cascine in aree naturalisticamente pregiate. Nel complesso, 7.463 sono state le infrazioni accertate. Come ogni anno la Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati, il 15,8% sul totale nazionale. Al secondo posto la Calabria (con 905 reati, il 12,1% sul totale), al terzo posto il Lazio con 881 reati accertati (l’11,8% sul totale), mentre la prima regione del Nord è la Liguria con 301 infrazioni, il 4% sul totale nazionale.
Altro capitolo inquietante, quello del calcestruzzo depotenziato. Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità. Un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private. Dopo le “bolle” false che accompagnano i , ecco spuntare un altro documento tra i più utilizzati dalle aziende criminali, le “ricette di produzione” taroccate del calcestruzzo utilizzate per gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l’ormai famoso Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e perfino per il Commissariato di Polizia di Catelvetrano (Tp); per il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell’ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell’autostrada Palermo-Messina. Ma il fenomeno del cemento depotenziato si estende a molte altre regioni: le scuole Maresca di Locri e quella di Tropea in Calabria; il viadotto Fallaco-Corace, nel cavalcavia della nuovissima ferrovia Catanzaro-Lamezia; in Molise per la variante Anas di Venafro, primo lotto della Termoli-San Vittore; nel vicentino nei lotti 9 e 14 dell’autostrada A31 Valdastico e poi per i lavori sull’autostrada A3. In Campania la camorra impone materiale scadente e rifornisce multinazionali che costruiscono parcheggi e imprese impegnate nella costruzione di case abusive sulla collina di Camaldoli. E purtroppo ci potrebbe essere una brutta storia di calcestruzzo depotenziato anche dietro al crollo della casa dello studente dell’Aquila.