Il business delle bottigliette d’acqua
“E’ meglio bere acqua buona e sicura che costa poco, oppure acqua che si controlla meno e costa cara? La risposta è scontata ma anche per le aziende di ristorazione evidentemente i tempi sono duri e i bilanci hanno bisogno di supporti”.
Secondo Legambiente Turismo “servono comportamenti coerenti con ciò che si dichiara. Basta osservare quel che sta accadendo anche in molti ristoranti self service di Bologna e della Regione Emilia Romagna (perfino quelli di una delle più note aziende cooperative di gestione di esercizi e mense) per quanto riguarda la disponibilità di acqua potabile pubblica. Mentre fino a qualche tempo fa erano presenti ovunque fontanelle collegate all’acquedotto, negli ultimi mesi si è proceduto a una marginalizzazione di questo servizio mettendo bene in evidenza invece l’offerta di acqua minerale in bottiglia (di materiale plastico)”.
I prezzi? “E’ ben chiaro – affermano – l’intento dell’operazione visto che una bottiglietta che all’ingrosso non costa mai più di 10 centesimi è venduta al dettaglio al modico prezzo di un euro con un ricarico del 900%. Si tratta di comportamenti tutt’altro che trasparenti e finalizzati al profitto aziendale che però finiscono tra l’altro per aumentare enormemente anche la produzione di rifiuti. Infatti l’acqua che sgorga dai rubinetti è la più sicura ed economica come si può leggere nelle locandine delle campagne di educazione che Hera e molte amministrazioni comunali stanno sostenendo”.
Consumatori poco consapevoli, legislatori disattenti e tanta pubblicità. È la ricetta che ha fatto del mercato italiano delle acque minerali un business da tre miliardi di euro. È controllato da cinque grandi gruppi industriali, che vendono oltre la metà degli 11 miliardi di litri imbottigliati ogni anno in Italia.