Vertice di Copenaghen, “che delusione”

smog Parlano di occasione persa a Copenaghen. Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, e Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, “il vertice si chiude con un accordo che delude le speranze del mondo”. Ma, mettono in guardia, “i non si fermano”.
Secondo i due vertici dell’associazione ambientalista “la più importante, partecipata, disorganizzata conferenza delle Nazioni Unite non è riuscita a dare al Mondo la risposta che si aspettava per fermare i . Dopo due settimane di discussione con l’intervento di 120 tra capi di Stato e di Governo, la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa. E solo nelle ultime ore si è scongiurata una rottura completa delle trattative che avrebbe riportato la discussione indietro di vent’anni. L’accordo uscito dal vertice non è la risposta che serve alla crisi climatica: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale”.
“Eppure – proseguono congiuntamente – mai il mondo era stato così vicino a un accordo internazionale che avrebbe permesso di superare il nel fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi per tutti i Paesi e nel sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri sia nel breve che nel medio periodo. Tutte queste decisioni sono rinviate, si spera al prossimo vertice di Bonn a giugno con la speranza di affrontare e risolvere finalmente i punti più delicati. Nel frattempo però il cambiamento climatico non si ferma, anzi obbliga a lavorare con ancora maggiore impegno per arrivare finalmente a un accordo vincolante che spinga le soluzioni capaci di dare risposte per i cittadini delle diverse parti del Pianeta”.
“Ma la Conferenza di Copenaghen – concludono – sarà ricordata anche per altri due motivi. Il primo è il salto di scala delle questioni ambientali. Attraverso la chiave del clima sono state come mai nella storia al centro dell’agenda politica internazionale, con un dibattito che ha visto tutti i Governi presentarsi alla Conferenza con obiettivi e politiche nazionali per la riduzione delle . Il secondo è la straordinaria partecipazione della società civile internazionale alla Conferenza: oltre 35mila persone che hanno raggiunto la Capitale danese, una variegata partecipazione di organizzazioni ambientaliste e sociali dalle più diverse parti del Mondo che ha promosso centinaia di appuntamenti e iniziative, e che però sono stati tenuti proprio negli ultimi e più decisivi giorni fuori dal vertice”.

“Crimini a Copenaghen. E non è finita”

Kumi Naidoo “Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenaghen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all’ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica”. Lo dice , direttore esecutivo di International.
“Ma la realtà – fa notare – è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenaghen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito. Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l’obiettivo di impedire disastrosi. La città di Copenaghen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i . Alla fine hanno prodotto un accordo debole, pieno di lacune abbastanza grandi da farci passare attraverso tutto l’Air Force One”.
“Ma non è finita. I cittadini di tutto il mondo – prosegue Naidoo – chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e continuano a chiederlo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazioni di un mondo sempre più caldo: ma è solo diventato molto più difficile. La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello politico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento”.
“Come insulto finale – è la sua conclusione – abbiamo appena saputo che i tre attivisti di entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader stanno abbandonando la scena”. (foto by whiteband.org)

Vertice sul clima, “la politica ha fallito”

Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale) di cui fanno parte 45 associazioni, in riferimento alle conclusioni del vertice sul di Copenaghen ha reagito con durezza: “È una catastrofe! Un grande passo indietro rispetto al . Sono spariti gli impegni vincolanti. Prevalgono gli egoismi nazionali. Abbiamo perso un’occasione per affrontare i problemi che portano ai , modificando l’attuale modello di sviluppo. I dati scientifici non possono cambiare. Se dopo tanti anni si arriva solo a questo, significa che la politica ha fallito! Che non siamo più in grado di fare politica! Credevamo di avere a che fare con dei capi di Stato, leader politici, ma ci rendiamo conto siamo invece in mano a dei semplici manager di interessi. Ci rimangono solo due possibilità: o si cambia la politica o si cambiano i politici. Quando nel 2050 forse cominceranno a capire che bisogna cambiare sarà troppo tardi!”.

Da Grosseto a Copenaghen

Una alla vigilia del summit sul previsto a Copenaghen. Lo hanno sottoscritto la Provincia di Grosseto e l’Anci con lo scopo di rafforzare l’impegno nella sostenibilità ambientale. La manifestazione si inserisce nell’ambito del progetto Energy Made in Tuscany “Countdown Verso Copenhagen 2009”. Appuntamento il 5 dicembre a Grosseto nella sede del Polo universitario grossetano. L’evento si inserisce a pieno titolo nella campagna “Energia sostenibile per l’Europa – See”, la più importante iniziativa a supporto degli obiettivi sulla sostenibilità ambientale ed energetica che l’Europa ha fissato per il 2020, con la riduzione delle di gas climalteranti del venti per cento, attraverso un radicale cambiamento dei comportamenti e delle azioni in campo energetico. Con l’occasione sarà ufficializzato il messaggio dei sindaci impegnati nella riduzione delle , raccolto in un documento denominato , che sarà trasferito ai grandi del mondo in occasione della quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sui .

Vertice di Copenaghen, ora l’Onu ci crede

statue-pechino-03 Non deve essere facile promuovere un vertice mondiale sul se già due settimane prima è considerato un fallimento. Quello di Copenaghen dal 7 al 18 dicembre è nato sotto la buona stella e con auspici entusiastici ma ha via via perso di mordente quando, una dopo l’altra, grandi potenze mondiale, fra cui Stati Uniti e Cina, hanno ammesso che non desiderano condizionamenti ambientali alle loro politiche industriali. Il culmine, poi, è stato raggiunto con il recente vertice a Roma: tante parole poca concretezza. Solo dichiarazioni d’intenti, anche sul , senza indicazioni precise, senza scadenze, senza fondi. Adesso arriva Copenaghen e dall’Onu, l’organizzazione mondiale promotrice, sono iniziate le manovre per far crescere attenzione e interesse. Missione difficile, ma non impossibile.

Attivisti e giornalisti espulsi dall’Indonesia

indonesia Espulsi. I contorni della vicenda sono ancora da chiarire, ma secondo le loro testimonianze, sarebbero stati allontanati dall’, senza che venisse contestato alcun addebito, per presunte attività illegali. Si tratta di Chiara Campione, responsabile della Campagna di Italia, un giornalista dell’Espresso e altri attivisti. Dopo un’intera giornata trascorsa alla stazione di polizia per l’immigrazione di Pekanbaru sono stati costretti a tornare a casa. Se per Chiara Campione “la polizia indonesiana ci accusa di attività illegali che non abbiamo mai commesso e ci chiede di firmare dichiarazioni false”, il direttore esecutivo di Italia, Giuseppe Onufrio, lamenta che “sono stati bloccati e in modo illegale”. Ma perché si trovavano in ? Per salvare le e essere in prima linea contro la crisi del clima. (foto by transitionsabroad.com)

Il Papa: ambiente da proteggere

papa Ora lo dice anche il : occorre tutelare l’ambiente per garantire sviluppo. è intervenuto nel corso del vertice a Roma, sintonizzandosi sulla stessa frequenza d’onda del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. “Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta – sono le parole del Pontefice – è la causa prima di ogni degrado dell’ambiente. La tutela ambientale si pone quindi come una sfida attuale per garantire uno sviluppo armonico, rispettoso del disegno della creazione di Dio e dunque in grado di salvaguardare il Pianeta”. Una relazione stretta, quella -cibo, che sta diventando uno dei principali motivi di discussione a Roma. “Se l’umanità intera è chiamata a essere cosciente dei propri obblighi verso le generazioni che verranno, è anche vero – ricorda il nel corso del vertice segnato dalle assenze di numerosi leader mondiali, a partire da – che sugli Stati e sulle Organizzazioni Internazionali ricade il dovere di tutelare l’ambiente come bene collettivo. In tale ottica, vanno approfondite le interazioni esistenti tra la sicurezza ambientale e il preoccupante fenomeno dei cambiamenti climatici, avendo come focus la centralità della persona umana e in particolare delle popolazioni più vulnerabili a entrambi i fenomeni”.

La fame si combatte con un clima migliore

Il segreterio generale Onu

Il segreterio generale dell'Onu

Alla fine lo ha riconosciuto anche Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni unite: l’accordo di Copenaghen sul serve anche per risolvere (almeno in parte) il problema della fame nel mondo. Lo ha detto nei giorni scorsi e lo continua a ripetere anche adesso la (ne abbiamo riferito poco tempo fa): oltre un miliardo di persone soffrano la fame. Secondo il segretario Onu “serve un accordo a Copenaghen per arrivare a un trattato giuridicamente vincolante”. Il leader coreano ha poi aggiunto, nel corso della conferenza che ha chiuso la prima giornata romana del vertice , con parole chiare ma pesanti come un macigno: “Ognuno dovrà fare la propria parte, sia governi del nord sia quelli del sud del mondo, per la riduzione delle di ; occorre investire dieci miliardi di dollari per attuare le misure di mitigazione agli effetti dei nei Paesi in via di sviluppo; bisogna lavorare per una governance trasparente, con monitoraggi e resoconti”. E infine: “Voglio lottare per un accordo sul che obblighi a mutue e reciproche responsabilità affinché solo un negoziato con queste caratteristiche può funzionare e contribuire alla sicurezza alimentare del pianeta, dove è inaccettabile che oggi un miliardo di persone soffrano la fame”.

Clima, flop di Obama?

Il presidente degli Stati Uniti

Il presidente degli Stati Uniti

Tagli zero. Delusione al massimo. Il vertice fra le nazioni dell’Asia-Pacifico () a tra i leader mondiali si è concluso senza alcuna intesa sulla riduzione delle emissioni. La , fra 21 giorni, rimarrà con la bocca asciutta. Nel comunicato diffuso alla fine del summit, i leader degli Stati Uniti, Barack (che, secondo tradizione, ha indossato il tipico costume del paese ospitante), e della Cina, , hanno riaffermato l’impegno “ad affrontare i e lavorare verso un accordo ambizioso a Copenhagen”. Nessuna data e nessuna cifra. Eppure, la bozza originaria del documento era più puntale e conteneva indicazioni più precise. La bocciatura (ma qualcuno l’aveva già messa in conto) è un amaro boccone da digerire. La nuova formula è accordo in due tempi ovvero un’intesa politica a Copenaghen e un’intesa vincolante nei colloqui successivi. Basterà?

Clima, Greenpeace sul tetto del Parlamento di Londra

Protesta di nel cuore di . Cinquantacinque attivisti dell’organizzazione ambientalista sono saliti sul tetto del Parlamento per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema del cambiamento climatico, srotolando uno striscione con la scritta “Cambiare le politiche, salvare il ”.