Per un Mediterraneo libero da veleni

nave-dei-veleni Nasce l’Osservatorio per dire basta ai fenomeni delle “” e delle “navi a perdere”. Con questa iniziativa associazioni e organizzazioni della società civile, dell’economia e della ricerca chiedono a governo, magistratura e parlamento un impegno concorde per smantellare la rete criminale. La carta fondante dell’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero da veleni” – spiega – è stata presentata nei giorni scorsi a Roma nella Sala Di Liegro del Palazzo della Provincia. Per l’associazione ambientalista sono intervenuti anche il direttore esecutivo, Giuseppe Onufrio, e il direttore delle Campagne, Alessandro Giannì.
L’Osservatorio – rendono noto – vuole muoversi interloquendo in primo luogo con le istituzioni nazionali ma anche, se necessario, sensibilizzando quelle europee e internazionali. Vuole fornire, con azioni mirate e documentate, sostegno all’azione di indagine e inquirente della magistratura. Vuole che sia garantito il massimo della trasparenza e delle informazioni sanitarie e ambientali ai cittadini.

Con i gommoni sull’acqua alta a Venezia

Venezia è sommersa dall’acqua alta! Attivisti della Greenpeace – informa la stessa associazione – sono entrati a Piazza San Marco su tre gommoni e hanno aperto lo striscione “ = falsa soluzione. Più efficienza e rinnovabili”. Secondo l’ultimo rapporto dell’Onu presentato lo scorso novembre a Marrakech, nei prossimi sessant’anni Venezia rischia di finire sott’acqua a causa dei cambiamenti climatici. “Il – dicono – è una strada sbagliata e pericolosa, che non salverà il clima. Bisogna investire subito in rinnovabili ed efficienza. I piani nucleari del governo prevedono la creazione di almeno quattro che costeranno all’Italia, soltanto per la costruzione, ognuna tra i 5 e i 6 miliardi di euro e che non saranno attive prima di dieci anni. Se l’Italia punterà sul non potrà rispettare gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2020 e sprecherà le risorse che avrebbe potuto investire in tecnologie pulite ed efficienza, vere soluzioni immediatamente disponibili”.

E’ salpata la Rainbow Warrior

rainbow warrior Si chiama e tra pochi giorni sarà in Italia. Attraccherà nei porti di Civitavecchia, Genova e Napoli per la campagna contro il di . La Rainbow diventerà il palco degli “Artisti contro il ”.
Oggi da ore 13 sul sito sono in diretta streaming: 99 Posse, Piotta, Punkreas, Adriano Bono & Torpedo Sound Machine e Leo Pari: insieme per la prima volta dal vivo il nuovo singolo “No al ”. L’associazione ambientalista ha invitato i lettori virtuali a firmare l’appello (www.greenpeace.it/nuclearlifestyle) per chiedere ai candidati alle regionali di opporsi al nucleare. Numerosi artisti hanno aderito all’iniziativa.

Blitz a Montalto di Castro: “Emergenza nucleare”

montalto-urlo in azione a Montalto di Castro! Alle prime luci dell’alba un gruppo di attivisti ha occupato il tetto della fabbrica della vecchia , bloccata dal referendum del 1987. Un “urlo ” di 150 metri quadrati ha ricoperto il tetto, accompagnato dalla scritta “”.
“Il – spiega – è una scelta sciagurata per l’Italia e una pericolosa perdita di tempo. Tornare al significa perdere oltre dieci anni per ritrovarsi poi con centrali obsolete e pericolose. E sprecare l’opportunità di investire nelle vere soluzioni per l’indipendenza energetica e per il clima: rinnovabili ed efficienza. Tocca adesso ai candidati alla guida delle regioni prendere subito una posizione chiara contro il , altrimenti dopo le elezioni verranno imbavagliati e costretti ad accettare le decisioni del governo”. (foto by .org)

Attori e artisti contro il nucleare

nucleare-2 Lello Arena, Bernardo Bertolucci, Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Elio Germano, Beppe Grillo, Sabina Guzzanti, Diego Parassole e Valerio Mastandrea. Sono alcune dei volti noti che hanno sottoscritto l’appello di Greenpeace di chiedere ai candidati alle prossime elezioni regionali di dire no al nucleare. E’ la stessa associazione ambientalista a renderlo noto. fa anche sapere che sono più di 42mila le persone che hanno aderito all’iniziativa. “Contro un governo che continua a imporre le sue scelte – spiega Andrea Lepore, responsabile campagna nucleare – l’opposizione delle Regioni è l’unica possibilità per fermare il ritorno del nucleare in Italia. Per questo è importante che i candidati alle regionali prendano una posizione chiara contro il nucleare, prima delle elezioni. Gli elettori hanno il diritto di sapere se chi voteranno piazzerà una nella propria regione”.

Vita nucleare

nuclear lifestyle Come cambia la vita con il ? Lo chiede e se lo chiede che, attraverso un sito internet realizzato ad hoc (www..it/nuclearlifestyle) invita i lettori virtuali a firmare l’appello per chiedere ai candidati alle regionali di opporsi al . “Il rischio è alto. Con la legge 99/2009 – spiega l’associazione ambientalista – il Governo sta provando a imporre la localizzazione delle centrali, schiacciando le competenze delle Regioni. Per questo, ben 13 Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. Ma cosa succederà se i futuri presidenti regionali non si opporranno?”.
Su (il sito di ), oltre all’appello, è pubblicato “Il decalogo anti-”, il nuclear shop con i suoi gadget radioattivi e il nuclear quiz per verificare il proprio grado di conoscenza sulla questione.

Tonno in trappola

tonno Quanto è sostenibile il che si mangia? Lo ha voluto scoprire Greenpeace che ha analizzato le principali aziende del settore presenti sul mercato. Le risposte e i risultati sono finite in un’apposita inchiesta. Il risultato? “L’industria del al momento non può esser considerata sostenibile”.
“Coop, ASdoMar e Mare Blu – rileva Greenpeace – sono ai primi posti in classifica: sebbene non siano effettivamente sostenibili, hanno almeno una regolamentazione scritta. Zero in classifica per due dei marchi più venduti in Italia per la loro assoluta mancanza di trasparenza. Su 14 marchi valutati, 11 finiscono nella sezione in rosso, perché non hanno ancora adottato criteri chiari per garantire che la pesca del non danneggi l’ambiente”.
“Per pescare il – fa ancora notare l’associazione ambientalista – si utilizzano spesso metodi distruttivi che sono responsabili della cattura accidentale di un’ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali ed esemplari immaturi di . Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni”.
Maggiori dettagli sono sul sito www.greenpeace.it/tonnointrappola (foto by agricultura.it)

Nucleare 3, “è una follia economica”

greenpeace nucleare Gli attivisti di sono saliti ieri mattina sul “Colosseo Quadrato” all’Eur di Roma per dire no al nucleare srotolando sulla facciata del Palazzo della Civiltà italiana uno striscione di trecento metri quadrati con la scritta “Stop alla follia nucleare, Stop nuclear madness”. “Enel presenta il nucleare come un affare che per i due terzi è riservato alle imprese italiane – spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di – ma, a parte le norme sugli appalti di queste dimensioni che prevedono delle gare internazionali, gli impianti Epr proposti da Enel sono un affare solo per il costruttore francese a corto di ordinazioni e non certo per l’economia italiana”.

Ecoprogressi per Apple, Sony, Ericsson e Nokia

cellulari , Sony fanno passi avanti nella classifica “” di , con buoni progressi nell’eliminazione di sostanze tossiche dai prodotti elettronici. Segue Hp che di recente ha immesso sul mercato prodotti completamente liberi da Pvc e ritardanti di fiamma bromurati.
Al contrario, Samsung, Dell, Lenovo e Lge sono state penalizzate per non aver rispettato gli impegni all’eliminazione di sostanze tossiche dai loro prodotti. Queste compagnie avevano preso l’impegno di eliminare queste sostanze entro il 2009 ma hanno poi spostato la scadenza al 2011 o ancora più in là.
“Servono meno chiacchiere e più fatti per una reale rimozione dei veleni dai prodotti elettronici – spiega Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di , Sony Ericsson, Nokia e la stessa Hp dimostrano che è possibile agire da subito. Si è mossa pure Cisco, che non è nemmeno inclusa nella nostra classifica: per gli altri, non ci sono scuse!”.
Molte aziende hanno subito una riduzione del punteggio nel corso di questa edizione dell’Ecoguida. “Le aziende devono sostenere il divieto dell’uso di sostanze come il Pvc e i ritardanti di fiamma nei prodotti elettronici – aggiunge Giannì – Sony Ericsson e lo stanno già facendo: Hp, Dell e gli altri grandi produttori che fino a ora sono stati zitti devono lavorare perché il bando sia adottato dall’Europarlamento”.
La classifica dell’Ecoguida prende in considerazione aspetti legati all’uso di sostanze tossiche, al trattamento e al riciclaggio dei rifiuti energetici e all’energia utilizzata per la produzione e l’uso dei prodotti elettronici. In testa c’è sempre Nokia, con 7,3 punti su 10. Segue Sony Ericsson, che è la sola compagnia con un punteggio pieno per tutti i criteri relativi alle sostanze chimiche, e quindi Toshiba che però rischia di perdere punti per il ritardo nell’immissione sul mercato di nuovi prodotti senza Pvc e ritardanti di fiamma: la sua scadenza è il primo aprile 2010. Il più grande balzo in avanti è comunque quello di , che dal nono passa al quinto posto.

Liberati gli imbucati al Red Carpet

Sono stati rilasciati ma hanno già scontato venti giorni di prigione gli attivisti di che nel corso del Summit sul Clima di Copenaghen avevano ricordato ai leader mondiali le loro responsabilità per la difesa del clima del pianeta, “imbucandosi” alla festa della regina Margrethe II.
I quattro attivisti, da Olanda, Norvegia, Spagna e Svizzera – riferisce – erano stati arrestati il 17 e 18 dicembre scorso, dopo avere pacificamente dimostrato al ricevimento di Stato offerto dalla Regina di , Margrethe II.
I quattro attivisti devono comunque ancora affrontare un processo e potrebbero subire un’ulteriore pena detentiva. “La prigionia non necessaria di quattro pacifici attivisti è stata una punizione ingiusta, senza processo, anche e soprattutto perché aveva garantito che, come sempre, questi non si sarebbero sottratti al giudizio – sostiene Kumi Naidoo, direttore di International -. E’ un’ingiustizia che si somma al crimine commesso dai leader mondiali che non sono stati capaci di giungere a Copenaghen ad un accordo vincolante per la riduzione delle emissioni di ”.
La sera del 17 dicembre 2009, tre degli attivisti arrestati, che si erano qualificati come “Capo dello Stato del Regno Naturale”, sua “moglie” e un “addetto alla loro sicurezza”, erano penetrati nel cordone di sicurezza che circondava il ricevimento per i Capi di Stato: il giorno prima dell’ultima, cruciale, sessione del Summit sul Clima. Il “Capo di Stato” e sua “moglie” avevano aperto striscioni con la scritta “I politici parlano, i leader agiscono”. Un quarto attivista era stato arrestato successivamente.
La protesta “del tappeto rosso” è stata un’operazione piuttosto semplice, basata su elementi facilmente reperibili e con connotati farseschi. Per esempio, il logo di era evidente sulle limousine noleggiate da per l’occasione. Una delle targhe includeva il numero “007”, quello di James Bond e i lampeggianti azzurri della polizia, usati su uno dei veicoli, sono stati semplicemente acquistati su internet al prezzo di 6 euro e 70 centesimi.
Dopo la liberazione, a Copenaghen, si è tenuta una conferenza stampa sulla nave con i quattro attivisti e il direttore di International, Kumi Naidoo, già attivista contro l’apartheid in Sud Africa, che ha ricordato il ruolo positivo dei Paesi Scandinavi nello sconfiggere il regime razzista di Pretoria e ha chiesto alla di “riguadagnare la reputazione di difensore dei diritti umani”.