Dieci anni di Guida Blu

guida blu Anche per l’estate 2010 sono le regioni bagnate dal mar Tirreno a rappresentare l’eccellenza dell’offerta turistica balneare della : il pregio naturalistico, si sposa in queste località con l’impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e, soprattutto, con tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio.
“Le località che segnaliamo ogni anno con la – spiegano e – sono quelle che hanno scommesso sulla qualità a trecento sessanta gradi e che coniugano l’offerta turistica con il rispetto dell’ambiente, trasformandolo in un punto di forza. All’acqua pulita e servizi efficienti aggiungono spesso progetti per una migliore gestione dei rifiuti e qualità dell’aria, valorizzano il paesaggio, i centri storici e le produzioni tipiche, curano l’offerta enogastronomica, adottano piani per una corretta pianificazione del territorio migliorando le condizioni di soggiorno per tutti i turisti”.

Legambiente in festa

legambiente è la rete dei festival estivi di che negli anni sono divenuti un appuntamento consolidato. Dal nord al sud d’Italia coinvolgono numerose regioni dal Veneto alla Sardegna, dalle Marche alla Campania, dalla Toscana alla Puglia.
Tutta la rete di aderisce alla campagna “”, abbattendo le emissioni con progetti di recupero forestale in Italia ed in varie parti del mondo.
Festambiente si fa promotrice della rete. Si svolge a Rispescia in provincia di Grosseto presso il Centro per lo sviluppo sostenibile di Il Girasole nella cornice del Parco naturale della Maremma.
Nel corso dei Festival 2010 sarà ribadito il “che mette in discussione – spiegano i promotori – politiche energetiche più realistiche come gli investimenti per lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese”.

Ci sono anche le Archeomafie

carabinieri-discarica “Testimone è chi fa quello che dice. Non vogliamo prediche ma pratiche, ognuno deve fare la propria parte: i magistrati e i poliziotti, ma anche la società, gli enti, le associazioni e la politica. Con leggi che abbiano valori etici ed esempi di vita personale” Così Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, da poco sede dell’ Agenzia nazionale beni confiscati alle mafie.
È tra i messaggi lanciati nel corso di , mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità alla Fortezza da Basso a Firenze. Nel corso del convegno è stato presentato il capitolo dedicato all’Archeomafia di “Ecomafia 2010”, il rapporto annuale sui crimini ambientali, redatto da e dal Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. I dati riferiscono di un’intensa attività di contrasto ai crimini contro il patrimonio artistico nazionale, evidenziando come ormai la pratica del fare business sull’illegalità sia sempre più radicata nel sistema-Paese. 1.093 i furti di opere d’arte, 13.219 gli oggetti trafugati, 1.395 le persone indagate e 45 gli arresti. Fortunatamente parte del patrimonio trafugato viene recuperata: secondo il report sono tornati alla collettività 19.158 beni culturali, 14.596 reperti paleontologici, 55.586 archeologici e 90.766 oggetti d’arte.

Sos goletta

Il battello ambientalista è pronto per un nuovo viaggio

Il battello ambientalista è pronto per un nuovo viaggio

“Se vi imbattete in tratti di mare dal colore e dall’odore sgradevoli, tubature che scaricano direttamente in mare o qualsiasi altra situazione sospettate possa mettere a rischio l’integrità dei mari, dei laghi o dei fiumi italiani scrivete subito a scientifico@.it”. E’ l’appello con cui lancia il servizio Sos Goletta coordinato dai biologi di e , le due imbarcazioni che ogni estate partono per monitorare lo stato di salute degli ecosistemi marini e lacustri.
“Inviateci – aggiunge l’associazione ambientalista – una breve descrizione della situazione e le indicazioni utili per individuare il punto segnalato, le foto dello scarico o dell’area inquinata, un recapito telefonico per chiedervi eventuali ulteriori informazioni. Grazie alle vostre segnalazioni da anni riusciamo a scovare e denunciare i nemici del mare e dei laghi che per interessi privati mettono a rischi la salute pubblica”.

Ecomafia senza confini

ecomafia legambiente cemento L’, nell’analisi del 2010 si conferma sempre più come fenomeno globale. L’Organizzazione mondiale delle dogane ha attivato però nuove e più sinergiche alleanze tra agenzie che hanno portato nel 2009 al sequestro, solo in Italia, di ben 7.400 tonnellate di rifiuti. Tra le operazioni principali, la Demeter, che ha coinvolto le autorità doganali di ben 64 paesi europei, africani e del Sud Est asiatico, portando al sequestro di più di 30.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, costituiti principalmente da plastica, carta, rottami ferrosi e rifiuti elettrici ed elettronici.
Nell’ultimo trimestre del 2009 poi, su input dell’Ufficio centrale antifrode, è stata attivata un’operazione di controllo contro il traffico illecito di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), denominata “Video01”, che ha interessato finora i porti di Genova e La Spezia. I controlli hanno riguardato circa 100 spedizioni dichiarate come apparecchiature funzionanti che, invece, contenevano rifiuti elettronici (monitor stampanti e altre parti di computer inutilizzabili), destinati all’estremo oriente e all’Africa. I paesi in via di sviluppo infatti, mancando di procedure appropriate, divengono mete preferite di smaltimento da parte delle organizzazioni criminali. In Asia per esempio, avvengono le operazioni di smaltimento delle navi, spesso provenienti dall’Europa. Il basso costo della manodopera fa aumentare il valore del metallo che si ricava dallo smantellamento a tutto vantaggio dei proprietari delle navi. Secondo i dati della Commissione europea, centinaia di lavoratori rimangono uccisi o feriti in Bangladesh, India e Pakistan, mentre l’amianto, i policlorobifenili e i fanghi di petrolio che fuoriescono dalle imbarcazioni danneggiando l’ambiente. Per contrastare questo scempio, l’Ue sta finanziando un progetto di ricerca denominato Divest, che coordina il lavoro di ricercatori e industrie di nove paesi.
In attesa dei risultati, l’Italia fa la sua pessima figura. Secondo il Global Agenda Council on Illicit Trade, nel “G5 della criminalità” l’Italia è in testa. Abbiamo la mafia più potente e, per volume d’affari dell’economia criminale, siamo il secondo mercato del pianeta, dopo gli Usa e prima del Giappone e della Cina. Nella classifica delle grandi mafie globali, quelle italiane prese nel loro complesso sono al primo posto.
Eppure non è tutto. 2010 infatti, illustra anche le storie e i numeri relative alla questione incendi, bonifiche (mancate), navi dei veleni affondate nel Mediterraneo, archeomafia, al network dei colletti bianchi.
2010 il 9 giugno verrà presentato a Reggio Calabria (ore 17.30 sala della Biblioteca, Palazzo della Provincia, Piazza Italia), per testimoniare la nostra solidarietà ai magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata nelle regioni del Sud.

Ecomafia, qui si riciclano i soldi

ecomafia legambiente rifiuti La mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno così nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la società costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita più grossa è quella che vede al centro Cosa nostra, c’è anche l’interesse della ‘ndrangheta nei poli commerciali calabresi, così come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c’è il controllo della camorra sui supermercati della Campania e quello sui negozi della capitale.
Anche l’agricoltura si conferma uno dei pilastri dell’economia criminale. Un giro d’affari di 50 miliardi di euro l’anno, poco meno di un terzo del fatturato illegale nel nostro paese. Un business che si traduce in 150 reati al giorno, un agricoltore su tre raggiunto dai tentacoli delle mafie, come denuncia la Cia, Confederazione italiana agricoltori, nel suo terzo rapporto sulla “Criminalità in agricoltura”. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia sono le regioni in cui il comparto dell’agro-crimine rende di più, anche se i tentacoli arrivano fino al Nord. I reati vanno dai furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, “pizzo”, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, a truffe nei confronti dell’Unione europea, caporalato, e saccheggio del patrimonio boschivo.
5.154 infrazioni accertate per 2.933 persone denunciate, 52 arrestate e 2.836 sequestri effettuati nel settore delle zoomafie. Dai piccioni viaggiatori corrieri della droga ai combattimenti tra cani, dalle corse clandestine di cavalli al traffico di specie protette, fino alla passione dei boss per le fiere da esporre per vanità o per intimidire le vittime, anche questo settore aumenta il proprio business nel 2009. Numerosi i casi di commercio illegale di cuccioli di cane di razze pregiate provenienti dall’Est europeo come le corse di cavalli maltrattati, drogati e rovinati dalle gare notturne sulle strade deserte delle periferie del Sud Italia. Il mercato alimentato dagli acquisti via internet e dai lauti guadagni delle scommesse clandestine.

Ecomafia, se la spazzatura non puzza

rifiuti Nel ciclo dei rifiuti si è registrato un significativo aumento delle infrazioni accertate: 5.217 nel 2009, erano 3.911 nel 2008, con un incremento del 33,4%, ma anche delle denunce e degli arresti: 2.429 a fronte dei 2.406 del 2008. La Campania si conferma in testa alla classifica con 810 reati accertati (15,5% del totale nazionale), seguita da Puglia (735 infrazioni), Calabria (386), Sicilia (364) e Toscana (327). Prima regione del Nord è il Piemonte, ottava, con 270 reati.
Il primo dato da segnalare per il è quello relativo al mancato ridimensionamento del fenomeno dell’abusivismo a causa della crisi economica. Secondo le stime Cresme Consulting, se il settore legale delle costruzioni ha vissuto un sostanzioso calo delle abitazioni ultimate (dalle 316mila del 2008 alle 280mila del 2009), la parte illegale ha visto una diminuzione di sole mille abitazioni, passando da 28mila abitazioni abusive del 2008 alle attuali 27mila. Come dire che i tracciati dell’industria delle costruzioni legale e di quella illegale sono ampiamente separati e vivono di vita propria. L’abusivismo organizzato opera in nero in tutta la sua filiera (acquisto materiali, manodopera, utilizzazione del bene ecc.), selezionando le occasioni migliori e a maggior valore aggiunto quali ville costiere, cascine in aree naturalisticamente pregiate. Nel complesso, 7.463 sono state le infrazioni accertate. Come ogni anno la Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati, il 15,8% sul totale nazionale. Al secondo posto la Calabria (con 905 reati, il 12,1% sul totale), al terzo posto il Lazio con 881 reati accertati (l’11,8% sul totale), mentre la prima regione del Nord è la Liguria con 301 infrazioni, il 4% sul totale nazionale.
Altro capitolo inquietante, quello del calcestruzzo depotenziato. Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità. Un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private. Dopo le “bolle” false che accompagnano i rifiuti, ecco spuntare un altro documento tra i più utilizzati dalle aziende criminali, le “ricette di produzione” taroccate del calcestruzzo utilizzate per gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l’ormai famoso Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e perfino per il Commissariato di Polizia di Catelvetrano (Tp); per il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell’ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell’autostrada Palermo-Messina. Ma il fenomeno del cemento depotenziato si estende a molte altre regioni: le scuole Maresca di Locri e quella di Tropea in Calabria; il viadotto Fallaco-Corace, nel cavalcavia della nuovissima ferrovia Catanzaro-Lamezia; in Molise per la variante Anas di Venafro, primo lotto della Termoli-San Vittore; nel vicentino nei lotti 9 e 14 dell’autostrada A31 Valdastico e poi per i lavori sull’autostrada A3. In Campania la camorra impone materiale scadente e rifornisce multinazionali che costruiscono parcheggi e imprese impegnate nella costruzione di case abusive sulla collina di Camaldoli. E purtroppo ci potrebbe essere una brutta storia di calcestruzzo depotenziato anche dietro al crollo della casa dello studente dell’Aquila.

Ecomafia, tre reati ogni ora

ecomafia legambiente Aumentano gli arresti (+43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737).
Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, e un leggero calo nel , crescono i reati contro la fauna e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero. Stabile l’immenso giro d’affari, anche quest’anno, nonostante l’inasprirsi della crisi economica, pari a 20,5 miliardi di euro. Questi, in sintesi, i numeri dell’attività svolta anche nel 2009 da tutte le forze dell’ordine e di Polizia giudiziaria impegnate nelle indagini contro i reati ambientali – Comando tutela ambiente e tutela patrimonio culturale dell’Arma dei Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, Guardia di finanza, Corpi forestali regionali, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia, Agenzia delle dogane, Capitanerie di porto e Polizia provinciale – raccolti ed elaborati nel dossier 2010 di (a cura dell’Osservatorio ambiente e legalità di , edito da Edizioni Ambiente 416 pagine , euro 24), presentato a Roma nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione, tra gli altri di Vittorio Cogliati Dezza e Sebastiano Venneri, rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale di , Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, Fabio Granata, vicepresidente commissione antimafia, Gaetano Pecorella, presidente commissione rifiuti, Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati e Enrico Fontana dell’Osservatorio ambiente e legalità di .
L’azione di contrasto messa in campo dalle forze dell’ordine – ha dichiarato Venneri – deve essere sostenuta concretamente dal Governo con la disposizioni di nuovi efficaci strumenti. Introducendo finalmente (entro la fine del 2010) i delitti contro l’ambiente nel codice penale e consentendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini, ma anche mettendo mano alle situazioni di pericolo più grave, quali le aree inquinate da bonificare e gli edifici e le opere pubbliche a rischio calcestruzzo depotenziato da monitorare e mettere subito in sicurezza”.
Nella classifica sull’illegalità ambientale del 2009, il Lazio sale al secondo posto (era al quinto nel 2008), soprattutto per i reati contro il patrimonio faunistico, mentre il suo territorio è sempre più esposto alle infiltrazioni dei clan, in particolare nel Sud pontino, con Latina che si attesta addirittura al terzo posto nella classifica provinciale del in Italia. Al primo posto stabile la Campania con 4.874 infrazioni accertate (il 17% sul totale nazionale). Al terzo posto la Calabria, con 2.898 infrazioni seguita dalla Puglia con 2.674 infrazioni. Scende di due posizioni la Sicilia, al quinto posto con 2.520 infrazioni accertate, mentre la Liguria si conferma come lo scorso anno, quale prima regione del Nord Italia con il maggior numero di reati: 1.231.
Con oltre 20,5 miliardi di euro di fatturato, l’ si conferma come una holding solida e potente. Eppure, la stima del fatturato globale dell’ risente quest’anno della mancata pubblicazione del dato sui rifiuti speciali nel Rapporto rifiuti 2010 dell’Ispra. Circostanza che ci impedisce di valutare economicamente la mole di rifiuti industriali spariti nel nulla e che, con ogni probabilità, sono finiti nel giro illegale dei trafficanti di monnezza, trasformandosi in moneta sonante. Grazie all’, la somma in nero accumulata, si conferma in 2 miliardi. Un dato che rispecchia un andamento sostanzialmente stabile del fenomeno che, se letto alla luce della grave crisi economica in atto e del conseguente calo di costruzioni legali, dimostra tutta la sua gravità. Idem per il racket degli animali che, stando alla stima della Lega antivivisezione (Lav), si conferma di tre miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina. Gli investimenti a rischio in opere pubbliche e gestione dei rifiuti urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa anche nel 2009 superano i 7 miliardi e mezzo di euro. Manca all’appello il dato relativo ai furti e sui traffici di opere d’arte e reperti archeologici, il cui mercato continua a sfuggire a una precisa quantificazione monetaria, ma che genera una cifra d’affari che, per volume è seconda solo al traffico internazionale di stupefacenti.
Il business dell’ minaccia gravemente il futuro del Paese sottraendo risorse preziose all’economia legale e condannandolo all’arretratezza – ha affermato Cogliati Dezza –. Anche il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nella recente relazione all’assemblea nazionale di Bankitalia, ha sottolineato la stretta connessione tra la densità della criminalità organizzata e il livello di sviluppo, ribadendo la necessità di combattere la corruzione per rilanciare il Mezzogiorno. Ma l’illegalità non sottrae solo gettito fiscale. Influisce sulla sicurezza e i diritti dei lavoratori, falsa il mercato e la competizione, impedendo un reale sviluppo economico e sociale del territorio a totale beneficio delle cosche criminali”.

Ecoprofughi, emergenza italiana?

ocean Oggi anche l’Italia inizia a vedere i primi effetti del clima. “Il nostro paese – spiega ancora Giubbiotti – è interessato in modo sempre più importante da fenomeni quali la desertificazione e la salinizzazione delle acque dolci, dirette conseguenze di cambiamenti climatici. Questi problemi, quindi, non sono più tanto lontani, poiché interessano il nostro meridione, le nostre isole e quindi il paese intero”. La nostra penisola ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale per desertificazione e innalzamento dei mari. Negli ultimi 20 anni, infatti, in Italia si è triplicato l’inaridimento del suolo e si stima che il 27% del territorio nazionale rischia di trasformarsi in deserto. Sono interessate soprattutto le regioni meridionali, dove l’avanzata del fenomeno rappresenta già da un decennio una vera e propria emergenza ambientale. La Puglia è la regione più esposta con il 60% della sua superficie, seguita da Basilicata (54%), Sicilia (47%) e Sardegna (31%). Ma sono a rischio anche le piccole isole.

Ecoprofughi, “è un dramma”

marea neraLa situazione è drammaticadice Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente –, ma il fatto che il numero degli sia in crescita deve essere un segnale d’allarme fortissimo. Infatti, dimostra che siamo troppo vicini al punto di rottura: le persone non potranno mai più tornare a vivere nei territori che sono state costrette ad abbandonare”.
A fronte di un’emergenza planetaria, come è possibile intervenire?
Da una parte bisogna arrivare al definitivo riconoscimento dello status giuridico di rifugiato ambientale. Ma ancora più importante è l’avvio di una politica di cooperazione internazionale molto più attenta a questi aspetti: non ci potrà essere un nuovo Protocollo di Kyoto dedicato all’abbattimento della CO2 senza che al suo interno sia previsto un capitolo dedicato alle azioni e alle risorse per mitigare le conseguenze dei mutamenti climatici”.
In fuga non da guerre né dalla fame, queste persone scappano dai cambiamenti climatici che rendono le loro terre aride impedendone la coltivazione e che si manifestano con eventi meteorologici estremi, come alluvioni e uragani. Tra i paesi più esposti c’è il Bangladesh, nella cui capitale a fronte di 12 milioni di abitanti sono circa 400.000 le persone colpite da disastri meteorologici che vi si riversano ogni anno. Dal fenomeno non è esente il continente americano: la migrazione di un milione di persone all’anno dal Messico agli Stati Uniti secondo gli esperti è in parte causata dal declino ecologico di un paese che per il 60% versa in condizioni di degrado ambientale.