Aumentano gli arresti (+43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737).
Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, e un leggero calo nel ciclo del cemento, crescono i reati contro la fauna e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero. Stabile l’immenso giro d’affari, anche quest’anno, nonostante l’inasprirsi della crisi economica, pari a 20,5 miliardi di euro. Questi, in sintesi, i numeri dell’attività svolta anche nel 2009 da tutte le forze dell’ordine e di Polizia giudiziaria impegnate nelle indagini contro i reati ambientali – Comando tutela ambiente e tutela patrimonio culturale dell’Arma dei Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, Guardia di finanza, Corpi forestali regionali, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia, Agenzia delle dogane, Capitanerie di porto e Polizia provinciale – raccolti ed elaborati nel dossier Ecomafia 2010 di Legambiente (a cura dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, edito da Edizioni Ambiente 416 pagine , euro 24), presentato a Roma nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione, tra gli altri di Vittorio Cogliati Dezza e Sebastiano Venneri, rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale di Legambiente, Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, Fabio Granata, vicepresidente commissione antimafia, Gaetano Pecorella, presidente commissione rifiuti, Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati e Enrico Fontana dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente.
“L’azione di contrasto messa in campo dalle forze dell’ordine – ha dichiarato Venneri – deve essere sostenuta concretamente dal Governo con la disposizioni di nuovi efficaci strumenti. Introducendo finalmente (entro la fine del 2010) i delitti contro l’ambiente nel codice penale e consentendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini, ma anche mettendo mano alle situazioni di pericolo più grave, quali le aree inquinate da bonificare e gli edifici e le opere pubbliche a rischio calcestruzzo depotenziato da monitorare e mettere subito in sicurezza”.
Nella classifica sull’illegalità ambientale del 2009, il Lazio sale al secondo posto (era al quinto nel 2008), soprattutto per i reati contro il patrimonio faunistico, mentre il suo territorio è sempre più esposto alle infiltrazioni dei clan, in particolare nel Sud pontino, con Latina che si attesta addirittura al terzo posto nella classifica provinciale del ciclo del cemento in Italia. Al primo posto stabile la Campania con 4.874 infrazioni accertate (il 17% sul totale nazionale). Al terzo posto la Calabria, con 2.898 infrazioni seguita dalla Puglia con 2.674 infrazioni. Scende di due posizioni la Sicilia, al quinto posto con 2.520 infrazioni accertate, mentre la Liguria si conferma come lo scorso anno, quale prima regione del Nord Italia con il maggior numero di reati: 1.231.
Con oltre 20,5 miliardi di euro di fatturato, l’ecomafia si conferma come una holding solida e potente. Eppure, la stima del fatturato globale dell’ecomafia risente quest’anno della mancata pubblicazione del dato sui rifiuti speciali nel Rapporto rifiuti 2010 dell’Ispra. Circostanza che ci impedisce di valutare economicamente la mole di rifiuti industriali spariti nel nulla e che, con ogni probabilità, sono finiti nel giro illegale dei trafficanti di monnezza, trasformandosi in moneta sonante. Grazie all’abusivismo edilizio, la somma in nero accumulata, si conferma in 2 miliardi. Un dato che rispecchia un andamento sostanzialmente stabile del fenomeno che, se letto alla luce della grave crisi economica in atto e del conseguente calo di costruzioni legali, dimostra tutta la sua gravità. Idem per il racket degli animali che, stando alla stima della Lega antivivisezione (Lav), si conferma di tre miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina. Gli investimenti a rischio in opere pubbliche e gestione dei rifiuti urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa anche nel 2009 superano i 7 miliardi e mezzo di euro. Manca all’appello il dato relativo ai furti e sui traffici di opere d’arte e reperti archeologici, il cui mercato continua a sfuggire a una precisa quantificazione monetaria, ma che genera una cifra d’affari che, per volume è seconda solo al traffico internazionale di stupefacenti.
“Il business dell’ecomafia minaccia gravemente il futuro del Paese sottraendo risorse preziose all’economia legale e condannandolo all’arretratezza – ha affermato Cogliati Dezza –. Anche il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nella recente relazione all’assemblea nazionale di Bankitalia, ha sottolineato la stretta connessione tra la densità della criminalità organizzata e il livello di sviluppo, ribadendo la necessità di combattere la corruzione per rilanciare il Mezzogiorno. Ma l’illegalità non sottrae solo gettito fiscale. Influisce sulla sicurezza e i diritti dei lavoratori, falsa il mercato e la competizione, impedendo un reale sviluppo economico e sociale del territorio a totale beneficio delle cosche criminali”.