E’ salpata la Rainbow Warrior

rainbow warrior Si chiama e tra pochi giorni sarà in Italia. Attraccherà nei porti di Civitavecchia, Genova e Napoli per la campagna contro il di . La Rainbow diventerà il palco degli “Artisti contro il ”.
Oggi da ore 13 sul sito sono in diretta streaming: 99 Posse, Piotta, Punkreas, Adriano Bono & Torpedo Sound Machine e Leo Pari: insieme per la prima volta dal vivo il nuovo singolo “No al ”. L’associazione ambientalista ha invitato i lettori virtuali a firmare l’appello (www.greenpeace.it/nuclearlifestyle) per chiedere ai candidati alle regionali di opporsi al nucleare. Numerosi artisti hanno aderito all’iniziativa.

Nucleare, i piani del Governo

nucleare-2 Il decreto legislativo per la realizzazione di impianti nucleari – approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 10 febbraio scorso – definisce criteri generali, procedure, vincoli e benefici. Un decreto legislativo, sul quale sono stati acquisiti i pareri del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari, che in attuazione della specifica delega conferita al Governo opera il riassetto della disciplina sui criteri per la localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica , di impianti di fabbricazione del combustibile , dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei . Il provvedimento, ricorda Palazzo Chigi, regola le procedure per l’autorizzazione unica per la localizzazione, la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti nucleari, con le relative misure compensative, e disciplina anche le procedure per la localizzazione, costruzione ed esercizio di un Parco tecnologico comprensivo di un Deposito nazionale destinato allo smaltimento definitivo dei , con le relative misure compensative.

Nucleare, ecco cosa dice Legambiente

nucleare-2 “Riaprire al è una scelta sbagliata. E’ inutile per rientrare negli obiettivi stabiliti dall’Europa al 2020 per contrastare i cambiamenti climatici. Non risolve i problemi energetici del Paese. E’ una tecnologia antiquata e insicura. E’ enormemente costoso e per farlo si metteranno le mani in tasca agli italiani. In nessuna parte del mondo è stato finora risolto il problema dello smaltimento delle scorie”. E’ quanto dice , presidente nazionale , che aggiunge: “Queste non sono opinioni, ma dati reali e proprio per questo cresce il numero dei contrari, che diventano stragrande maggioranza quando si chiede se vogliono una nella propria provincia”.
“Ciò non vuol dire – prosegue il numero uno di – che dobbiamo sottovalutare il rischio del ritorno al . Al contrario, esistono forti lobby (di pochi) che, per speculare oggi, intendono lasciare alle future generazioni i loro debiti e i loro problemi. Dobbiamo usare la massima intelligenza e le più larghe alleanze possibili per vincere”.
Quattro sono, secondo l’associazione ambientalista, i passaggi. “Innanzitutto – ricorda – pende di fronte alla Corte Costituzionale un giudizio di costituzionalità della legge di avvio della politica nucleare, presentato da 11 Regioni e sollecitato nel settembre scorso dalle nostre associazioni. L’udienza è stata calendarizzata per giugno di quest’anno. Sempre a giugno dovrà essere varato il piano nazionale per rientrare negli obiettivi europei al 2020, e lì si dovranno garantire investimenti prioritari alle rinnovabili, senza possibilità di distrazioni verso altre fonti. Nei prossimi mesi saranno rese pubbliche le localizzazioni delle eventuali centrali e ci attendiamo una legittima mobilitazione delle popolazioni e delle istituzioni locali, anche attraverso l’indizione di referendum regionali consultivi. Riteniamo, quindi, necessario costruire da subito un tavolo di lavoro che unisca i più ampi interessi contro il (dalle associazioni civili agli agricoltori, dal turismo alle imprese delle rinnovabili, dai pubblici amministratori al mondo scientifico) e costruisca nel Paese una forte maggioranza, contro una scelta, finora operata a colpi di mano e minacce militari. Riteniamo necessario definire una strategia, che declini una serie di azioni e di interventi, tra i quali rientra anche l’iniziativa referendaria, ma riteniamo che essa debba essere ben ponderata. Altrimenti, rischia seriamente di diventare un favore ai nuclearisti. Dobbiamo ricordarci che gli ultimi 24 referendum non hanno raggiunto il quorum”.
“Per questi motivi – conclude – chiediamo ai promotori del quesito referendario di fermare, al momento, la loro iniziativa e di condividere con le altre forze una strategia comune di contrasto alle assurde politiche nucleari, nonché di avvio di reali politiche di contrasto al problema dei cambiamenti climatici. Oggi serve una larga coalizione di associazioni e movimenti, una convinta e vincente azione che assicuri il più ampio coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali, facendo riemergere il forte movimento di opinione, trasversale agli schieramenti politici, già presente nel nostro Paese. Perché solo uniti si vince”.

Nucleare, il governo non si ferma

nucleare-2 Non saranno i no di tre regioni italiane a fermare la corsa del governo italiano verso il ritorno al . Pochi minuti fa, infatti, il Consiglio dei ministri ha deliberato di ricorrere alla Corte Costituzionale impugnando le leggi delle regioni Basilicata, Campania e Puglia con cui si impedisce l’installazione di impianti nucleari. La decisione di proseguire lungo la strada dell’atomo, sebbene appoggiata da tutto l’esecutivo, è stata fortemente voluta dai ministri e Raffaele Fitto, rispettivamente responsabili dei dicasteri dello Sviluppo economico e degli Affari regionali. L’Italia aveva deciso di abbandonare lo sfruttamento dell’energia in seguito al referendum del 1987.

Il nucleare e la sfortuna

nucleare-2 Dire no al porta sfortuna. Lo dice (a mo’ di battuta) il ministro per lo Sviluppo Economico, , secondo cui “la maggior parte delle regioni che hanno detto di no si avviano a una pesante sconfitta elettorale”. Il loro no, più seriamente, troverebbe origine da una posizione “di carattere ideologico e prevenuta che non si preoccupa di far pagare meno l’energia a imprese e cittadini”.
Sul fronte del sì, è da registrare il posizionamento della . “Con il sì dato dalla nostra Regione – ha detto il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale veneto, Giovanni Gallo – di fatto si apre una prateria per la realizzazione di una centrale in Veneto”.

Nucleare 5, “il Lazio non ne ha bisogno”

foreste Lo ha detto ai microfoni di Radio Radicale: “Diciamo no in modo netto allo sviluppo del nel Lazio, dove vogliamo invece puntare sulla maggiore efficienza energetica e sullo sviluppo delle energie rinnovabili che comporta anche la creazione di posti di lavoro”. Emma , in corsa per sedersi sulla poltrona più ambita della , inserisce la questione ambientale nel suo programma elettorale: “La ha approvato delle buone leggi – sono state le parole dell’esponente radicale nel corso dell’intervista – come quella sul controllo dell’inquinamento ambientale, però poi non si riesce ad applicarle. Su questo dobbiamo intervenire”.

Nucleare 4, “demagogia imprenditoriale”

appalti “A parità di investimenti, l’efficienza energetica e le rinnovabili sono capaci di creare 15 posti di lavoro per ognuno nel . In meno di dieci anni, il settore delle rinnovabili in Germania ha creato oltre 280mila posti di lavoro tra diretto e indotto. In Italia, al 2020 con la diffusione delle rinnovabili si potrebbero creare dai 150 ai 200mila nuovi posti di lavoro. Questa sarebbe una reale occasione per lo sviluppo industriale e occupazionale del Belpaese”. Così il presidente nazionale di ha commentato le dichiarazioni di Enel e Confindustria sulla necessità di reintrodurre il in Italia, rilasciate durante il workshop a Roma. “Il – ha continuato Cogliati Dezza – serve per differenziare le fonti energetiche? Bisogna essere precisi, per non correre il rischio di fare ordinaria demagogia. E aggiungere che, come dimostrato da uno studio del Cesi Ricerca del 2008, con la costruzione di quattro reattori Epr di terza generazione evoluta da 1.600 MW l’uno, risparmieremmo, dal 2026 in poi, appena nove miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, pari al dieci per cento dei consumi attuali e al contributo di un rigassificatore di media taglia”.

Nucleare 3, “è una follia economica”

greenpeace nucleare Gli attivisti di sono saliti ieri mattina sul “Colosseo Quadrato” all’Eur di Roma per dire no al srotolando sulla facciata del Palazzo della Civiltà italiana uno striscione di trecento metri quadrati con la scritta “Stop alla follia , Stop nuclear madness”. “Enel presenta il come un affare che per i due terzi è riservato alle imprese italiane – spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna di – ma, a parte le norme sugli appalti di queste dimensioni che prevedono delle gare internazionali, gli impianti Epr proposti da Enel sono un affare solo per il costruttore francese a corto di ordinazioni e non certo per l’economia italiana”.

Nucleare 2, “operativi dal 2020”

nucleare Obiettivo 2020. Per quell’anno, Enel ed Edf contano di avere la prima unità in esercizio. Lo ha auspicato l’amministratore delegato del principale gruppo elettrico italiano, Fulvio Conti, nel corso dell’incontro organizzato da Associazione degli industriali ed Enel sul futuro del in Italia. “Vinceremo questa sfida – sono le sue parole – se sapremo costruire un fronte unitario, portatore di una informazione corretta e tecnicamente ben orientata tra i cittadini, capace di superare le paure immotivate di approfondire seriamente i temi senza preconcetti o condizionamenti ideologici. Un fronte che sappia sgretolare il muro del non fare”. Le cifre? Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, parla di trenta miliardi di euro, secondo Conti, “le quattro unità nucleari che Enel e Edf costruiranno in Italia muoveranno investimenti per un totale di circa 16-18 miliardi di euro”.

Nucleare 1, “opportunità da 30 miliardi di euro”

nucleare-2 Quale migliore occasione se non un convegno ad hoc per rilanciare “l’opportunità di business” e di “innovazione tecnologica” rappresentata dal ? Il presidente di , Emma , ospite dell’incontro organizzato da Associazione degli industriali ed Enel per sostenere che “il rappresenta una grande opportunità perché potrebbe mettere in moto investimenti pari a trenta miliardi di euro. Se lavoreremo bene, circa il settanta per cento di tali investimenti potrebbe riguardare l’indotto italiano”. E non risparmia qualche stoccata: “Purtroppo in Italia – rilancia il numero uno degli industriali italiani – ci sono ancora dibattiti superficiali e demagogici su questo tema. Tali logiche bloccano lo sviluppo e la realizzazione di progetti di medio termine”. Infine chiede “un progetto politico energetico serio, di medio termine, chiaro e che non venga cambiato continuamente”.