Così si “rompono le scatole”

tonno “Rompere le scatole” al mercato del in Italia sembra essere servito! “A tre mesi dal lancio della nostra classifica Rompiscatole sulla sostenibilità delle scatolette italiane – spiega Giorgia Monti, responsabile Campagna mare di Italia – le aziende hanno cominciato a muoversi nella direzione giusta. Più di un anno fa, quando abbiamo iniziato a confrontarci con il settore in Italia, il tema della sostenibilità ambientale veniva considerato pochissimo. Ora, le aziende iniziano a porre maggior attenzione alla provenienza del utilizzato nelle loro scatolette”.
“La strada per avere sul mercato un prodotto totalmente sostenibile – aggiunge – è ancora lunga: dei quattordici marchi in classifica ben dieci continuano a rimanere in rosso, e nessuno raggiunge la fascia verde. Adottare dei principi scritti è un passo fondamentale ma non basta: le aziende devono passare dalle parole ai fatti!”.

“Sì alla pesca sostenibile del tonno”

tonno Mareblu, società operante nelle conserve ittiche, accoglie con favore l’iniziativa del Governo Italiano a sostegno della salvaguardia del tonno rosso nel Mediterraneo. “Il nostro gruppo – afferma Gianmarco Laviola, general manager di Mareblu – da sempre è sensibile alla salvaguardia degli ecosistemi marini e considera come una priorità l’attuazione e l’applicazione di sistemi di pesca sostenibili per il mantenimento delle riserve ittiche e la protezione di tutte le specie”
“Inoltre – sottolinea Laviola – gli scorsi 4, 5 e 6 febbraio Mareblu ha preso parte alla prima Conferenza internazionale sulla pesca sostenibile, Action today for sustainable tuna tomorrow, organizzata dalla fondazione scientifica Issf (International seafood sustainability foundation). Mareblu è uno dei fondatori di Issf con Wwf e altre aziende internazionali che hanno sottoscritto il loro impegno nella pesca sostenibile”. (foto by agricultura.it)

Tonno in trappola

tonno Quanto è sostenibile il che si mangia? Lo ha voluto scoprire che ha analizzato le principali aziende del settore presenti sul mercato. Le risposte e i risultati sono finite in un’apposita inchiesta. Il risultato? “L’industria del al momento non può esser considerata sostenibile”.
“Coop, ASdoMar e – rileva – sono ai primi posti in classifica: sebbene non siano effettivamente sostenibili, hanno almeno una regolamentazione scritta. Zero in classifica per due dei marchi più venduti in Italia per la loro assoluta mancanza di trasparenza. Su 14 marchi valutati, 11 finiscono nella sezione in rosso, perché non hanno ancora adottato criteri chiari per garantire che la pesca del non danneggi l’ambiente”.
“Per pescare il – fa ancora notare l’associazione ambientalista – si utilizzano spesso metodi distruttivi che sono responsabili della cattura accidentale di un’ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali ed esemplari immaturi di . Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni”.
Maggiori dettagli sono sul sito www..it/tonnointrappola (foto by agricultura.it)